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Articoli:
A Otranto convegno internazionale.
L’importanza di conoscere il Medio Oriente.
Vittorio Emanuele Parsi
‘Il Vicino Oriente’: laboratorio di conoscenza e interazione.
Giovanni Pellegrino
Islam, Occidente. La grande sfida del nuovo secolo. Alfredo Mantovano
Islam, Occidente. La grande sfida del nuovo secolo.
Gwen Griffith-Dickson
Oriente e Occidente.
Le difficoltà del conoscersi. Mohammad Khatami, Vittorio Emanuele Parsi
Medio Oriente in fiamme.
Quanto è lontana una pacificazione dell’area?
Stefano Polli
Hawala.
Medio Oriente e flussi di denaro.
Paolo Martini
Iran, lo schermo svelato.
La Persia attraverso la macchina da presa.
Antonella Vicini
La rivoluzione nel cinema iraniano.
Incontro con Babak Karimi.
Incontro con il cinema iraniano.
Intervista ad Antonia Shoraka, critica cinematografica iraniana.
una Foto, una Storia.
Enrico Bellano
Francesco De Leo
Continua a leggere ""il vicino oriente" Anno 1 - Numero unico - Giugno 2007" »
Vittorio Emanuele Parsi*
La ragione non dovrebbe mai cedere il passo alla rassegnazione. Chissà quante volte di fronte a quella continua, dissennata entropia che sembra essere la caratteristica più devastante del Medio Oriente siamo stati tentati di arrenderci, di rinunciare a capire e spiegare quello che stava accadendo sotto i nostri occhi, con una circolarità e una ripetitività sconfortante.
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L’importanza di conoscere il Medio Oriente." »
Giovanni Pellegrino*
Il dialogo tra i popoli comprende necessariamente un incontro fra culture differenti. Ma è in questa prospettiva che la Provincia di Lecce si è mossa da tempo ed è tuttora in cammino, promuovendo iniziative importanti, come il seminario di Otranto su “Le diversità culturali fra i popoli del mediterraneo”, la mostra su “Islam in Sicilia: un giardino tra due civiltà”, l’incontro in Giordania nell’ambito dell’esibizione dell’orchestra della “Notte della Taranta”.
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Alfredo Mantovano*
I numerosi conflitti regionali riemersi dopo la Guerra fredda hanno certamente motivazioni di ordine nazionale, etnico, politico, economico, ma molto spesso hanno un’importante componente religiosa. La questione fondamentale, retrostante a tante crisi locali, ma anche a problemi interni agli Stati europei e occidentali, è quella del rapporto fra religione e politica, e – più ampiamente – fra religione e realtà secolari.
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La grande sfida del nuovo secolo. Alfredo Mantovano" »
Gwen Griffith-Dickson*
La prima sfida è chiarire di quale sfida si tratta; un punto di partenza sarebbe determinare su cosa bisogna accordarsi per vivere insieme in amicizia. Quali sono i punti sui quali occorre convenire, e quali invece sono le differenze legittime che danno alle nostre società una maggiore ricchezza e diversità?
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La grande sfida del nuovo secolo. Gwen Griffith-Dickson" »
Necessità e difficoltà del dialogo tra le civiltà nel sistema globale.
A Milano, l’8 maggio scorso, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si è tenuta una tavola rotonda che aveva per tema il dialogo tra Oriente e Occidente. Ospite d’onore il Seyyed Mohammad Khatami, ex Presidente della Repubblica Islamica d’Iran e Presidente dell’Istituto Internazionale per il Dialogo tra le Civiltà. Hanno dialogato con lui: Lorenzo Ornaghi, magnifico Rettore dell’Università Cattolica, Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica, Riccardo Redaelli, docente di Storia delle Civiltà all’Università Cattolica e Camille Eid, giornalista di Avvenire. Vi proponiamo il testo degli interventi di Mohammad Khatami e Vittorio Emanuele Parsi *
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Stefano Polli*
La strada della pace in Medio Oriente somiglia sempre più a un tortuoso sentiero di montagna pieno di buche e deviazioni. Tira davvero una brutta d’aria in quell’angolo di mondo dove le speranze di giungere a un soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese raramente sono state così frustrate da una situazione politica e sul terreno che non lascia intravedere sbocchi praticabili nel breve e nel medio periodo.
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Quanto è lontana una pacificazione dell’area?" »
Paolo Martini*
Il denaro non è esattamente “sterco del demonio”, per gli arabi. E anzi spesso siamo ammirati, nelle nostre città, dello spirito imprenditoriale di pizzaioli egiziani che in pochi anni diventano proprietari del locale nel quale hanno lavorato. Ma che strade prende il denaro che guadagnano? L’11 settembre ha fatto drizzare le antenne di servizi di sicurezza ed opinione pubblica, tutti abbastanza convinti che i denari del pizzaiolo di casa nostra finiscano – per vie misteriose – nelle tasche di qualche emulo di Bin Laden. Ovviamente non è esattamente così.
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Medio Oriente e flussi di denaro." »
Antonella Vicini
L’occhio della macchina da presa restituisce, deforma, ruba, sintetizza, trasforma. L’occhio della macchina da presa parla in ogni modo della realtà, attraverso la realtà. E la realtà che ci appare per mezzo della cinematografia persiana è un mondo fatto di tempi lenti, inquadrature lunghissime, con paesaggi infiniti e silenziosi; un’estetica che si allontana da quella occidentale per le modalità di percezioni del mondo che abbiamo noi, qui ad Ovest.
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La Persia attraverso la macchina da presa." »
La poesia è metafora, e le metafore sono associazioni visive, per questo il cinema iraniano è poesia.
Partendo da questo assunto, Babak Karim, studioso, autore e montatore cinematografico, collaboratore di Kiarostami, Makhmalbaf e Panahi, nato a Praga, ma vissuto tra l’Italia e l’Iran, ci ha accolto nella sua casa romana e ci ha chiarito molti dei malintesi esistenti sul cinema persiano.
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Incontro con Babak Karimi." »
Esiste un’industria cinematografica, in Iran?
Certo, e anche piuttosto prolifica. Ogni anno sono prodotti in Iran più di 70 film sono prodotti in Iran che per questo è il secondo Paese ( dopo l’India ) in Asia.
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Intervista ad Antonia Shoraka, critica cinematografica iraniana." »
Enrico Bellano* Francesco De Leo
Aggiungere del testo ad un’immagine è il paradossale significato di ‘una Foto, una Storia’, il tentativo a quattro mani di accostare la riflessione della parola scritta all’immediatezza dello scatto fotografico. È il racconto di quella storia che l’obiettivo ha rapito in un istante.
Pol-i-Charki
L’immagine in sé è qualcosa che si abbina naturalmente all’Afghanistan. La foto, il dipinto, il ritratto, rappresentano in questo Paese tribolato il più diffuso mezzo di comunicazione. L’ottanta per cento della popolazione è analfabeta e si ha dunque bisogno dell’immagine, a volte della sua immediatezza, come nel caso dei manifesti presenti nei campi per avvertire i bambini della presenza delle mine.
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