Palestina. La Striscia di Gaza e la questione energetica, dopo il ritrovamento del giacimento di gas naturale, di Debora Billi.
petrolio, geopolitica dell'energia
audio durata:00.02.15 9 luglio 2007
Mentre nella striscia di Gaza la situazione si fa ogni giorno più drammatica, scopriamo un dettaglio che ci mostra come nei rapporti tra Israele e Palestina, e tra gli stessi palestinesi, abbia importanza anche l'aspetto energetico. Al largo della striscia di Gaza, nel 2000 è stato scoperto un sostanzioso giacimento di gas naturale, circa tre miliardi di metri cubi pari a 150 milioni di barili di petrolio, sviluppato dalla compagnia inglese British Gas.
Una scoperta preziosissima, che avrebbe potuto significare l'indipendenza energetica per la Palestina, lo sviluppo della produzione elettrica, persino la messa in opera di importanti impianti di dissalazione. Ma Israele si è sempre opposta all'uso del gas da parte della Palestina, e si discusse persino alla Corte Suprema se lo Stato Palestinese avesse o meno i diritti sul giacimento. All'epoca della scoperta, inoltre, Ariel Sharon dichiarò che mai Israele avrebbe acquistato gas dal suo nemico di sempre. Dopo altre vicissitudini che hanno visto anche la possibilità di un accordo commerciale con l'Egitto, finalmente una proposta di Olmert in proposito è stata approvata dal Parlamento Israeliano circa un mese fa: Israele acquisterà il gas palestinese, e lo importerà attraverso un gasdotto con terminale ad Askhalon. Tale notizia lascerebbe spazio alla speranza: la Palestina ha il gas, Israele ne ha bisogno, un accordo viene raggiunto. La fornitura rappresenterebbe infatti il 10% della domanda israeliana annuale, e royalties per i palestinesi. Ma come spesso accade in quella zona, la strada diventa difficile. La proposta israeliana infatti, in linea con la politica del Paese di non far arrivare denaro alle casse di Hamas, non prevede un pagamento per il gas importato: ma una forma di "scambio merce" sotto forma di beni e servizi, per un totale di un miliardo di dollari in royalties per un valore effettivo sul mercato, però, di ben quattro miliardi. E malgrado le sollecitazioni del Ministro degli esteri israeliano affinché l'accordo sia raggiunto il più presto possibile, la risposta di Hamas in proposito non si è fatta attendere: il gruppo ha infatti dichiarato al Times che un simile accordo sarebbe considerato alla stregua di una moderna "Dichiarazione di Balfour". Il Ministro dell'Economia di Gaza ha poi dichiarato che la British Gas, vendendo gas palestinese agli israeliani, compirebbe un atto di rapina simile a quelli che già si perpetrano contro la Palestina da anni.



