« Il capoclan talebano morto aveva “il cuore di pietra” | Principale | America e Iran: eppur si parlano, di Gianluca Ansalone. »

Iran. Venti di guerra nello Stretto di Hormuz, di Debora Billi.

Benzina in iran petrolio, geopolitica dell'energia

Salva_mp3audio durata:00.02.52 1 giugno 2007

Nuovi venti di guerra soffiano nel golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. Arrivano altre portaerei, si mostrano i muscoli, si pressa l'ONU. Si torna anche a parlare di nucleare, terrorismo, mentre Ahmadinejad accusa nuovamente Israele. Business as usual, verrebbe da pensare. Anche perché, occorre ricordarlo, che la terza portaerei fosse diretta al Golfo si sapeva già da mesi.

Ma qualcosa di nuovo è successo sul fronte petrolifero, che rimane comunque il più scottante. Il governo iraniano ha deciso un aumento del prezzo della benzina di ben il 25%, nel giro di una notte. Prima di sorridere al pensiero che i cittadini iraniani pagavano il pieno 6 centesimi al litro ed ora lo pagano 8, è indispensabile ricordare che in Iran la benzina è considerata un diritto, ed è pesantemente sovvenzionata dallo Stato. L'Iran ha grossi problemi di raffinazione, ed è costretto ad importare il 40% della benzina di cui ha bisogno: l'ammontare delle importazioni e delle sovvenzioni costa al Paese 30 miliardi di dollari l'anno. Malgrado gli alti guadagni del petrolio, non si può insomma investire in nient'altro. Questo aumento di prezzo è praticamente l'annuncio di una crisi in un'economia vulnerabile e così pesantemente sostenuta dallo Stato. I conservatori, nel Parlamento iraniano, hanno da sempre sostenuto la necessità di un aumento di prezzo con la speranza di tagliare la domanda e liberare risorse per investire nella produzione petrolifera.  Ahmadinejad ha invece sempre opposto resistenza agli aumenti, a causa delle promesse elettorali con cui garantiva di condividere la ricchezza petrolifera con i cittadini: ma a questo punto il Paese, che ha 70 milioni di abitanti di cui la metà giovani e buona parte disoccupati, e una produzione automobilistica pari a 1 milione di macchine l'anno, è costretto a rischiare togliendo alla popolazione quello che è considerato il "diritto alla benzina" a prezzi popolari. Come abbiamo altre volte sottolineato, però, i Paesi Occidentali non sono disposti a stare fermi a guardare il buco nero in cui vengono ingoiati petrolio, benzina e denaro a Teheran. E' solo di qualche giorno fa la notizia che Iraq e Iran hanno firmato un accordo per un oleodotto che esporterà 200.000 barili di petrolio al giorno alle raffinerie iraniane di Abadan in cambio di gas: una cosa francamente inaudita, che l'Iran debba importare petrolio dal disastrato Iraq.  Qualcuno però, conoscendo le difficoltà di raffinazione persiane, insinua che si tratti di un modo per bypassare la problematica pipeline Kirkuk-Ceyhan nell'esportazione verso l'Europa, e che dietro l'accordo ci siano compagnie europee. La firma è stata comunque accompagnata dalla dichiarazione di un diplomatico iraniano secondo cui il cammino verso l'energia nucleare è dovuto ad un'imminente crisi petrolifera. In ogni caso, i 70 milioni di iraniani dovranno ridimensionare i loro consumi energetici, e di molto, e il più presto possibile.

Ultime trasmissioni

Ultimi articoli

Audio Player

Updates via email

  • Inserisci il tuo indirizzo email
    per ricevere gli aggiornamenti
    di questo sito:

    Enter your email address

cerca nel sito

  • Google
    ricerca nel sito
    ricerca nel Web

eventi

RadioRadicale.it

licenza d'uso

  • Creative Commons License
    Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0