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Analisi del conflitto in Iraq a quattro anni dal suo inizio.

Salva_mp3audio durata:00.09.29 Italiano English Conversazione con il Col. Christopher Langton (IISS), di Davide De Leo: Analisi del conflitto in Iraq a quattro anni dal suo inizio.
London, maggio 2007.

Iraqi girl by http://www.flickr.com/photos/84665930@N00/Può descriverci brevemente la situazione attuale in Iraq dopo quattro anni di occupazione?
"La situazione è cambiata notevolmente negli ultimi 12 mesi. È aumentata la violenza, è aumentato il numero delle vittime, e anche la situazione politica è cambiata, in quanto il governo è meno stabile di quanto fosse un anno fa.

Sembrerebbe che la cosiddetta operazione “Surge” a Baghdad – l’aumento del numero di soldati americani nelle strade della capitale - non ha ancora avuto successo, il che ovviamente non vuol dire che non l’avrà in futuro. La violenza settaria continua, anche se a livello minore, all’interno di Baghdad, ma ad un livello superiore al di fuori della capitale. Le statistiche mostrano peraltro che il livello delle vittime in tutto il paese è rimasto lo stesso, anche se inferiore a Baghdad.
Probabilmente non è un buon segno che gli USA vogliano costruire muri per separare le diverse comunità (sciiti e sunniti) a Baghdad allo scopo di aumentare la sicurezza. Sono stati costruiti muri in altri luoghi del pianeta per raggiungere lo stesso scopo, come ad esempio nell’Irlanda del nord, a Belfast. Nel frattempo nel sud, attorno a Bassora, i britannici stanno seguendo i loro piani di ritiro, ma assistiamo a livelli crescenti di violenza che accompagnano il loro ritiro”.

Quali sono stati i successi registrati in questi anni in Iraq e quali gli insuccessi?
“Direi che i successi sono stati pochi e lontani l’uno dall’altro in Iraq. Uno dei successi è stata la creazione di una regione curda stabile nel nord dell’Iraq. Ma se questo successo possa continuare dopo il ritiro delle forza americane e britanniche non glielo so dire. Ad ogni modo, oggi la regione curda è una zona stabile dopo anni di repressioni e di sofferenze imposte al popolo curdo.
Per quanto riguarda gli insuccessi, vi è sicuramente la mancata ricostruzione dell’economia, in gran parte a causa del fatto che, dopo l’invasione – invasione che in sè è stata un successo – dopo l’invasione, dicevo, si è creato un vuoto che non avrebbe dovuto esserci. Perchè il vuoto ha permesso alle forze che successivamente sono divenuti gli insorti di occupare quello spazio. Lo smantellamento dell’esercito iracheno, lo smantellamento del partito Baathista, le uniche forze che tenevano insieme l’Iraq prima dell’invasione, è anch’esso stato un errore, che ha fatto sì che tutta la struttura dello Stato abbia collassato completamente. Ed è questo il motivo per il quale oggi il governo sta avendo enormi difficoltà a governare il Paese, perchè deve iniziare da una posizione di partenza pari allo 0, ma nel mezzo di un’insurrezione. Non è come cominciare da zero su un foglio bianco in un ambiente stabile, ma si tratta di iniziare su un foglio bianco ma in un ambiente di estrema instabilità.
Vediamo che i partiti sciiti vanno via dal Parlamento. Moqtada Al Sadr, il leader del movimento militante sciita è divenuto più militante e vedremo fenomeni simili in futuro, particolarmente nel sud. L’altro problema, un vero fallimento più che un errore, è stato il non aver ricostruito l’industria petrolifera. Secondo le ultime stime, solo per avere un’idea delle dimensioni, la produzione di petrolio iracheno ha il potenziale di essere superiore a quella iraniana, ma l’industria petrolifera non è stata ricostruita. È questo è stato un fallimento davvero cruciale. E sara a mio avviso il bersaglio principale della violenza e dell’instabilità in futuro, in quanto sebbene sunniti e sciiti si battano oggi per il controllo politico, dobbiamo ricordare che i giacimenti petroliferi si trovano nel sud dominato dagli sciiti e che il centro sunnita teme di non ottenere alcun beneficio dalle regioni ricche di petrolio. E a seguito del ritiro delle truppe americane e britanniche, questa contesa può trasformarsi in una guerra civile”.

Ha già accennato all’operazione “Surge”, l’aumento dei militari americani, avvenuto poche settimane fa. Quali sono le sue prime impressioni?
“Ne abbiamo già parlato. Non so che effetto potrà produrre nel tempo. Si tratta certamente dell’ultimo tentativo di portare stabilità a Baghdad, ritenendo che, se si stabilizza la capitale, la stabilità si diffonderà all’esterno, nelle altre regioni. Al momento, 24 aprile 2007, data in cui stiamo registrando questa intervista, l’operazione ha grosse difficoltà nel portare una vera stabilità a Baghdad, e parlo di una stabilità reale, non solo di un falsa sensazione di sicurezza, vero test del successo o del fallimento di questa operazione. Parlo di una stabilità che perduri anche dopo la fine dell’operazione Surge”.

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