Se l’america scopre i benefici del negoziato, di Gianluca Ansalone.
the voice of america, gli states e il grande medio oriente
audio durata:00.02.38 4 maggio 2007
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Andata e ritorno per il Segretario di Stato americano, Condoleeza Rice. Destinazione Sharm el Sheikh, località egiziana nella quale si è tenuta la seconda Conferenza sull’Iraq. Definirla una conferenza regionale, come nel caso del primo appuntamento a Baghdad, è riduttivo in questa circostanza. Alla assise hanno infatti partecipato le delegazioni di ben 56 Paesi, a vario titolo interessati ad un ripristino della sicurezza in Iraq e alla ricostruzione del Paese.
Il tutto mentre a Washington prosegue un duro braccio di ferro proprio sulla questione irachena. Il Congresso ha infatti vincolato lo stanziamento di fondi per la campagna militare alla data per il ritiro delle truppe dal Paese, di qui ad un anno. Il Presidente Bush ha minacciato il veto su questa legge, che giudica irresponsabile e pericolosa, poiché decreterebbe, a sua detta, il riconoscimento di un fallimento.
La missione militare può proseguire anche senza l’immediato stanziamento dei quasi 100 miliardi $ previsti per questo capitolo di bilancio. Ma resta il fatto che Bush non può permettersi una bocciatura così sonora, che equivarrebbe ad un voto di totale e inappellabile sfiducia da parte del Parlamento.
Mentre è in atto questo scontro all’arma bianca, gli Stati Uniti scoprono i benefici e i vantaggi della negoziazione. Perché proprio a Sharm, Condoleeza Rice ha avuto modo non solo di confrontarsi con le delegazioni di Paesi impegnati in prima linea nella ricostruzione, così come con il Segretario Generale dell’ONU e i rappresentanti dei principali Paesi arabi, ma ha soprattutto incontrato il suo omologo siriano, mentre un gruppo di esperti si è confrontato con una delegazione del Ministero degli Esteri dell’Iran. I due Stati canaglia per definizione, quindi.
Colloqui definiti “cordiali e professionali” da entrambe le parti, che certo non hanno condotto a risultati immediati, ma hanno quanto meno avuto il merito di riallacciare un filo che, nel caso delle relazioni con Teheran, era rotto dal 1979 in via ufficiale.
La stessa Condoleeza Rice ha dichiarato che gli Stati Uniti sono disponibili ad aprire tavoli negoziali ufficiali con l’Iran, quando e se Teheran dovesse decidere di fermare il programma nazionale di arricchimento dell’uranio.
Il Grand Bargain nucleare torna di grande attualità quindi. E le potenzialità di un dialogo diretto tra Washington e Teheran, piuttosto che tra Washington e Damasco, si dimostrano prolifiche. Sempre meglio delle accuse e delle minacce incrociate che le Cancellerie si sono spedite a distanza in questi mesi.
I rappresentanti alla conferenza hanno deciso, insieme, la riduzione del debito internazionale iracheno e la ricerca di una soluzione politica percorribile, come immediata conseguenza del ristabilimento della sicurezza.
All’uscita dal salone della Conferenza di Sharm i delegati si sono dati appuntamento alla prossima assise per la sicurezza e la ricostruzione irachena, a Istanbul. Non è stata ancora fissata una data, ma c’è da sperare che nel frattempo il canale del dialogo rimanga aperto.
(*) Trattasi del testo dell’intervento audio, fedelmente riportato e non redatto dall’autore



