Analisi della fase attuale del conflitto in Afghanistan.
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Conversazione con il Col. Christopher Langton (IISS), di Davide De Leo: Analisi della fase attuale del conflitto in Afghanistan. London, maggio 2007.
Colonnello Langton, può descriverci in breve la situazione attuale in Afghanistan e il grado di controllo che il governo Karzai è in grado di esercitare oggi sul paese?
“L’Afghanistan vive oggi un momento cruciale, principalmente per due fattori. Il primo è che abbiamo nuovamente raggiunto la fine dell’inverno e gli insorti, condotti dai Talebani, hanno dichiarato che avrebbero ripreso le proprie attività in primavera e in estate. E tutti i segni che si possono cogliere oggi in Afghanistan confermano che lo stanno facendo.
Abbiamo notizie di un numero crescente di combattenti afghani che arrivano dalle montagne e dall’estero nelle zone di confine con il Pakistan e sul terreno assistiamo ad un numero crescente di diversi tipi di attacchi. Innanzitutto attacchi suicidi, mirati ad obiettivi cruciali, che possono essere persone o installazioni militari, e questo tipo di attacchi è parecchio cresciuto nello scorso anno. Questo tipo di attacchi è significativo perchè gli attacchi suicidi non sono una tipica tattica talebana o afghana. E ciò quindi mostra che un gran numero di giovani afghani è stato radicalizzato in campi di addestramento.
Il secondo tipo di attacchi comincia ad avvenire nel quadro di una strategia che vede i talebani spostarsi dal sud per recarsi in zone settentrionali dell’Afghanistan. Recentemente vi è stato un attacco diciamo convenzionale vicino Bagram, che ha coinvolto un numero piuttosto nutrito di Talebani, che hanno conquistato una zona a nord di Kabul, tra Kabul e la base aerea di Bagram. Questo attacco ha dimostrato che vi è una debolezza nell’alleanza NATO nella risposta a questo tipo di attacchi, se questi non avvengono a Kandahar, a Helmand e in altro luoghi meridionali e orientali del Paese. E qui rispondo alla sua seconda domanda, cioè al grado di controllo del governo Karzai sul territorio. Il governo non ha mai controllato tutto l’Afganistan. E in ogni caso, il concetto di controllo del territorio che potrebbe avere un europeo è diverso dal concetto di controllo di un afghano. Il controllo sul territorio si esercita su diverse strutture di potere a un livello molto locale. Quindi è difficile in ogni caso immaginare un controllo totale del governo centrale in Afghanistan, anche se tornasse una stabilità totale. Ma in ogni caso, torniamo al sud. Vi è un controllo molto blando da parte del governo a Kandahar, a Helmand e su una parte dell’Oruzgan, sulla Paktika, Paktia e tutte queste zone al confine con il Pakistan”.
Colonnello, quali scenari possibili per il futuro riesce a prevedere?
“Per il futuro, gli sviluppi dipenderanno dal successo che avranno la coalizione guidata dalla NATO e le forze di sicurezza afghane nel contrastare il livello crescente di insurrezione e credo che la prossima estate, proprio come l’estate scorsa, sarà una stagione di combattimenti intensi per le truppe NATO in Afghanistan, soprattutto a Kandahar, a Helmand, forse in Oruzgan, e nella zona orientale del Paese dove si sta svolgendo l’operazione Enduring Freedom, condotta dalle truppe USA. Bisogna vedere se i combattimenti si sposteranno dalle provincie del sud del Paese, nel modo che ho appena descritto per l’operazione – abbastanza insolita - condotta dai talebani a Bagram due settimane fa”.
Parliamo dei rapimenti nel Paese e del modo in cui è stato gestito il rapimento Mastrogiacomo. Che idea si è fatta in proposito?
“Si può dire che i rapimenti facciano parte del modo di vivere dell’Afghanistan di oggi, come peraltro lo sono stati storicamente. È un modo per negoziare favori, di ottenere denaro, o ancora di esercitare rappresaglie tra signori della guerra e capi clan. Quindi i rapimenti sono un’attività che c’è sempre stata. Capisco che la domanda riguarda i rapimenti più recenti e il modo in cui il governo di Kabul li ha gestiti. Dunque, nel caso del giornalista italiano, come si sa, è stato fatto un patto tra il governo afghano e i talebani e alcuni leader talebani sono stati liberati. Sono seguite critiche da parte dei media all’operato del governo, secondo i quali in tal modo cresce il rischio che siano rapiti altri giornalisti, altri stranieri e anche altri cittadini afghani se si intravede la possibilità di ottenere la liberazione di altri prigionieri. Ad ogni modo vorrei dire che questo tipo di trattative sono un’altra attività tradizionale in Afghanistan. Quindi, se noi guardiamo magari a queste attività attraverso una lente diciamo europea, per l’Afghanistan non si tratta di niente di nuovo, i rapimenti come le trattative che seguono. Se i talebani vogliono raggiungere un certo obiettivo e i rapimenti sono il modo per ottenerlo, rapiscono un giornalista straniero e giocano le proprie carte. È comunque stata una situazione molto difficile per il presidente Karzai, che ha relazioni strette con l’Italia, che ha ricevuto pressioni dal governo italiano per far rilasciare il giornalista, ma non credo che lo si possa criticare per le sue decisioni. Ovviamente, però, ci sono pericoli in quel che ha fatto e potremmo assistere ad altri rapimenti”.




