« L'opinione dei nostri esperti Farian Sabahi e Khaled Fuad Allam sulle voci di un non improbabile attacco aereo all’Iran. | Principale | Sesta di una serie di riflessioni di Massimo Campanini sul rapporto tra Islam e democrazia. »

Riflessioni sulla campagna mediatica per la liberazione dei tre soldati israeliani rapiti da Hamas ed Hezbollah, di Anna Momigliano e Antonio Polito.

kadima, riflessioni su israele

Salva_mp3audio durata:00.06.34 1 marzo 2007

I soldati rapiti, ancora in mano ai loro sequestratori:

Il Caporale Gilad Shalit, 20 anni, rapito a Kerem Shalom (Israele) da uomini di Hamas il 25 giugno 2006. Ehud Goldwasser, 31 anni, riservista rapito dagli Hezbollah durante l'attacco in territorio israeliano del 12 luglio 2006. Eldad Regev, 26 anni, riservista rapiti dagli Hezbollah durante l'attacco in territorio israeliano del 12 luglio 2006.

*

Anna Momigliano: Buona sera, questa è Kadima, rubrica di approfondimento su Israele e io sono Anna Momigliano, giornalista del Riformista. Per una volta, vorrei discutere una questione israeliana che non è strettamente politica, ma piuttosto umanitaria e che in qualche modo riguarda da vicino anche noi italiani. Come molti di voi sapranno, questa estate l’esercito israeliano è stato impegnato in una guerra su due fronti: contro Hamas, nella Striscia di Gaza, e contro Hezbollah nel Sud del Libano. Il conflitto è ufficialmente finito, ma gli strascichi continuano a farsi sentire da entrambe le parti. Si è parlato molto in Italia delle bombe a grappolo rimaste inesplose in Libano, che costituiscono un gravissimo pericolo per i civili e soprattutto i bambini. Dal punto di vista israeliano, invece, la ferita aperta più profonda è rappresentata dai tre soldati israeliani rapiti, due di essi da Hezbollah e uno da Hamas, e tutt’ora nelle mani dei loro rapitori. Vorrei ricordare i dossier dei tre soldati israeliani per due ragioni. La prima è che questa è una questione su cui le diplomazie internazionali possono fare molto, facendo pressioni sul governo palestinese e su Hezbollah. E’ stato molto apprezzata in Israele, per esempio, la manifestazione tenuta qualche settimana fa a Roma, che ha visto la comunità ebraica scendere in piazza insieme a diversi esponenti politici. Trovo quindi che sia importante mantenere viva l’attenzione pubblica su questo argomento, perché proseguano le iniziative di questo genere. La seconda ragione per cui vorrei ricordare le storie dei tre soldati israeliani rapiti è che, recentemente, parlando con amici e colleghi, mi sono resa conto che sulla vicenda non si è mai fatta molta chiarezza qui in Italia. Capita spesso, per esempio, di sentire dire in giro che “un soldato israeliano è stato rapito nella striscia di Gaza” e “altri due soldati sono stati rapiti in Libano”. Questo è sbagliatissimo: tutti e tre i soldati israeliani che mancano all’appello sono stati rapiti in territorio israeliano. Il primo di loro, Gilad Shalit, è stato rapito il 25 giugno dagli uomini di Hamas, mentre si trovava nei pressi del Kibbutz Kerem Shalom, che è in effetti a pochi chilometri dal confine con la striscia di Gaza, ma non è certo un territorio occupato: è anzi la sede di un gruppo di militanti pacifisti abbastanza conosciuto. Per farla breve, un commando delle brigate Qassam, braccio armato di Hamas, ha scavato un tunnel sotto il confine ed ha rapito il soldato Shalit e ucciso due dei suoi compagni. Gilad Shalit è un soldato di leva e ha appena 20 anni. Gli altri due soldati rapiti sono Ehud Goldwasser ed Eldad Regev, rapiti lo scorso luglio mentre si trovavano sul territorio israeliano a poche centinaia di metri dal confine libanese. In questo caso, gli uomini di Hezbollah hanno semplicemente attraversato il confine e li hanno presi. Il fatto che Hezbollah faccia delle incursioni sul territorio israeliano non è affatto una novità, tanto che dopo la guerra sono stati trovati depositi di armi all’interno del territorio israeliano.  Detto questo, colgo l’occasione di avere qui il senatore Antonio Polito, che se non sbaglio è stato tra i politici italiani che si sono spesi per il rilascio dei tre soldati, per fare un po’ il punto sulle prospettive per un impegno italiano, che favorisca una mediazione e, ci auguriamo tutti, il rilascio di Ehud Goldwasser, Eldad Ragev e di Gilad Shalit.

Antonio Polito: E tu hai perfettamente ragione a segnalare un fatto di estremo rilievo cioè che questi tre soldati sono stati rapiti in territorio israeliano, per giunta con incursioni provenienti da territori come Gaza e Libano da cui Israele si era ritirata da tempo, e che quindi configurano un atto di pirateria e di terrorismo internazionale che infatti la comunità internazionale ha condannato in quanto tale. Ciò che è peggio è che di questi soldati non si ha alcuna notizia, cioè i rapitori non hanno ritenuto di fornire alcuna informazione neanche sul loro stato di salute o se sono vivi, se sono feriti o di cosa hanno bisogno, ai familiari. In questo modo violando anche una regola umanitaria che mi sembra evidente. Noi abbiamo ricevuto a Roma, noi come ‘Commissione Esteri del Senato’, della Camera, la Presidenza di Camera e Senato, il Ministro degli Esteri ed anche il Papa, la scorsa settimana, i familiari di questi soldati rapiti, i quali chiedono un’iniziativa diplomatica internazionale, quantomeno per avere informazioni sul loro stato di salute. Il Senato su iniziativa nostra, dei senatori della Commissione Esteri, ha votato all’unanimità una risoluzione in questo senso -passata un pò inosservata perché votata pochi minuti prima della sconfitta della risoluzione sulla politica estera che ha provocato la crisi di governo- che è in assoluto il primo voto di un parlamento nazionale del mondo, che chiede appunto un intervento della comunità su questa vicenda. L’iniziativa parlamentare può e deve continuare nei confronti soprattutto della presidenza del parlamento libanese, che è retta da un politico che certamente ha contatti e legami con Hezbollah e quindi può influire direttamente sulle loro scelte, ma c’è anche tutta una parte che riguarda l’iniziativa politica dei governi del tutto utilizzabile, perché ricordo che la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, sulla cui base è stata fatta la Missione Unifil e quindi sulla cui base ci sono i nostri soldati italiani nel sud del Libano, prevede sui punti dell’accordo di pace, della tregua, la restituzione e la liberazione di quei soldati israeliani rapiti. Quindi questo punto è considerato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, accettato anche dal governo del Libano, come un punto fondamentale dell’accordo di pace del Libano. Ora noi italiani che siamo nel sud del Libano abbiamo più diritto anche di altri paese europei di rivendicare la realizzazione di questo punto fondamentale dell’accordo di tregua della guerra libanese. 

(*) Trattasi del testo degli interventi audio, fedelmente riportati e non redatti dagli autori.

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