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Afghanistan. Intervista esclusiva di Francesco De Leo a Fawzia Koofi, Vice Presidente della Wolesi Jirga, la Camera Bassa del Parlamento afghano.

Fawzia Koofi la convesazione, interviste esclusive a il vicino oriente

Salva_mp3audio durata:00.16.52 9 marzo 2007  Italiano English

Tony Blair oggi chiederà agli stati dell’alleanza Atlantica maggiori soldati per sconfiggere Taliban e ‘signori della guerra’. Si cerca di prevenire la minacciata offensiva di primavera. C’è secondo lei davvero bisogno di più soldati? Non si rischia, come in Iraq, un’altra ‘guerra tra la gente’?
“La guerra in Afghanistan è una guerra internazionale contro il terrorismo internazionale. La guerra civile, invece, dovrebbe essere gestita solo dal governo afghano.
Ricordiamo che nel 2001 la comunità internazionale si era quasi dimenticata della questione afgana, ognuno rimaneva a casa propria, però poi ci sono stati gli attacchi dell’11 settembre. Quindi, questa è una guerra internazionale contro il terrorismo e la causa di questa guerra affonda le sua radici nei paesi confinanti. Abbiamo bisogno che la comunità internazionale ci aiuti e che le truppe con il loro intervento e sostegno aiutino a ristabilire la sicurezza. Tuttavia, la comunità internazionale deve dare la leadership al popolo afghano, all’esercito afghano e alla polizia afghana, così che nel lungo termine possano essere loro a lottare contro il terrorismo. Ma nel breve periodo, nel futuro prossimo, soprattutto nella prossima primavera, considerato che vi sono voci molto diffuse su una possibile crescita dell’insurrezione talebana, abbiamo bisogno di più truppe e di maggiore capacità militare per lottare nel Paese contro i terroristi perché siamo deboli, il governo afghano è debole. Inoltre, abbiamo bisogno dell’aiuto delle truppe della comunità internazionale per combattere un sentimento di sfiducia nella popolazione, vogliamo che la gente non perda fiducia nel governo.
E’ molto importante che agiamo in modo da mettere sotto pressione i paesi confinanti, che a nostro avviso sono la causa principale delle insurrezioni e del problema della sicurezza, perché la guerra contro i terroristi in Afghanistan è una guerra che potremo definire “tecnica”, e non una guerra strategica, perché le prime cause dell’insicurezza, dei talebani, di Al Qaida e dei terroristi non sono in Afghanistan”.

Dopo i numerosi morti tra la popolazione civile afghana cresce tantissimo la rabbia contro lo straniero. La storia dice che in Afghanistan non si è mai vinto un conflitto ‘contro il popolo afghano’. È preoccupata?
“I recenti scontri tra guerriglieri e forze NATO, che hanno coinvolto civili, hanno suscitato preoccupazioni per la sorte delle vittime civili nella lotta al terrorismo. Siamo quindi sicuramente preoccupati per le vittime civili, ma si tratta di casi isolati, non vi sono stati molti casi di scontri di questo genere con la partecipazione di civili. Sfortunatamente ve ne sono stati due la settimana scorsa, uno nella provincia di Nangarhar e l’altro nella provincia di Kapisa. Speriamo che casi simili non si ripetano in futuro, nelle operazioni di collaborazione tra le forze NATO e le forze armate e la polizia afghana”.

Dopo più di due anni di presidenza Karzay, è possibile tracciare un bilancio della sua opera? Il suo obiettivo era la mediazione tra l’Occidente e i leader tribali afgani.
“Non è facile rispondere a questa domanda. Vi sono stati senz’altro dei risultati raggiunti durante la presidenza di Karzay, che comprende il periodo iniziato 5 anni fa, in cui egli è stato Presidente provvisorio, e quello in cui ha assunto più ufficialmente le sue funzioni di Presidente eletto. Abbiamo scritto la Costituzione, vi sono state le elezioni, la costituzione del Parlamento, la partecipazione femminile, ecc. Tuttavia, da un anno e mezzo a questa parte la situazione si sta deteriorando per quanto riguarda la sicurezza, i casi di corruzione e il traffico di droga. In particolare il narcotraffico crea problemi alla capacità di lotta del governo contro i terroristi. Si può dire che corruzione e lotta alla droga sono i due problemi principali per il governo attuale. Inoltre, vi è preoccupazione per la violazione di diritti umani della popolazione del Paese, specie nei confronti delle donne. Le Nazioni Unite e anche la Commissione sui diritti umani hanno denunciato recentemente appunto un aumento di episodi di violazione dei diritti femminili, sia in provincia, sia nelle grandi città. Un altro problema sono le opportunità di impiego della popolazione, che restano limitate. Spesso il potere è molto centralizzato, nella capitale come in altre città, anche se nelle città le possibilità sono maggiori rispetto a quelle offerte nei paesi e quindi la gente spesso sceglie di spostarsi nelle città. Un altro problema, nonostante gli investimenti, è la mancanza di elettricità in alcune zone di Kabul, ma anche in alcuni capoluoghi delle diverse province.
Quindi, con l’aiuto della comunità internazionale, il governo afghano, regolarmente eletto, deve sentirsi  responsabile e provvedere alle necessità della popolazione”.

Uno dei grandi problemi con i Taliban e i signori della guerra è data dalla loro smisurata disponibilità di denaro, derivata dalla vendita di oppio. Come giudica l’idea di far acquistare ingenti quantitativi di oppio dalla comunità internazionale per fini farmaceutici o, come propone il pachistano Musharraf, semplicemente per distruggerlo o usarlo legalmente?
“Siamo favorevoli a fornire una valida alternativa all’oppio. Se si decide di fare acquistare l’oppio dalla comunità internazionale, con un governo debole e con uno stato di diritto ancora debole in gran parte delle province - e in assenza dei controlli necessari - non c’è garanzia che i papaveri coltivati siano tutti destinati a scopi medici.
Questo il senso della legge votata in parlamento nel 2006: vista la debolezza del governo, non è possibile controllare l’uso legittimo delle coltivazioni del papavero e il raccolto finisce nelle mani dei trafficanti. Proprio ieri vi è stata una conferenza stampa del ministro degli interni che ha detto che la distruzione della coltivazione sta funzionando. Ma è una strategia debole e bisognerebbe impedire che i papaveri crescano piuttosto che distruggerli quando sono già cresciuti. Quindi, a mia opinione bisognerebbe trovare un’alternativa al raccolto, ma bisognerebbe innanzitutto impedirne la crescita”.

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