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Riflessioni su Tzipi Livni, Ministro degli Esteri di Israele, di Anna Momigliano e Antonio Polito.

kadima, riflessioni su israele

Salva_mp3audio durata:00.04.39 9 febbraio 2007

Anna Momigliano *: “Mentre sui giornali italiani e internazionali si discute molto (e a ragione) della crisi politica israeliana, vorrei andare controcorrente e parlarvi di un personaggio politico che, a torto o a ragione, sta suscitando sempre più consensi in Israele. Parliamo del Ministro degli Esteri, nonché Vice Premier Tzipi Livni. Una figura ambivalente, molto difficile da decifrare, non si capisce quanto sia falco e quanto sia colomba, ma sicuramente una delle poche figure credibili adesso a Gerusalemme.
La Livni è un personaggio relativamente apprezzato anche in Europa -dico relativamente, perché il metro di paragone è il premier Olmert - perché è stato l'unico politico di altro profilo a opporsi in qualche modo alla campagna in Libano. Però, se guardiamo alla faccenda da un punto di vista più israeliano, vediamo che la popolarità della Livni è una questione più complessa del semplice Libano sì- Libano no. Sono molti i fattori che portano in qualche modo a identificare Tizpi Livni come una figura politica solida, che è ciò di cui Israele ha più bisogno. Tizpi Livni vanta una carriera nel Mossad, i celebri servizi segreti israeliani, ed è stata una delle ideatrici del piano di ritiro da Gaza. Benché venisse da una famiglia storica della destra israeliana (suo padre era un guerrigliero dell'Irgun, organizzazione terrorista di destra), l'esperienza al Mossad e la vicinanza con Sharon hanno creato un bagaglio politico più incline alla Realpolitik che all'ideologia conservatrice.
Quando Sharon si ammalò, in molti si aspettavano che spettasse a lei il posto di primo ministro, ma così non è stato: la leadership di Kadima è passata a Ehud Olmert, che purtroppo in seguito avrebbe rivelato molte debolezze. Ora, è molto difficile capire se questo entusiasmo degli israeliani nei confronti del loro ministro degli Esteri sia del tutto giustificato, o se sia piuttosto dettato dal fatto che intorno non c'è di meglio e che dopo tutto la Livni non sia stata ancora messa alla prova. Fatto sta che è un personaggio da tenere sott'occhio, perché in caso di dimissioni di Olmert molto probabilmente il premierato spetterà a lei, e perché in caso di elezioni sarà certamente il candidato di punta del partito Kadima. In questa puntata, ho cercato di dare una prospettiva israeliana allafigura di Tzipi Livni. Mi piacerebbe però sentire qual è una valutazione vista dall'Italia, e passo quindi la parola ad Antonio Polito, segretario della Commissione Affari Esteri del Senato”.

Antonio Polito *: “Ma in realtà la popolarità di cui gode la Livni oggi in Israele è probabilmente dovuta più a quelle forme, diciamo così, quasi automatiche che segue il consenso nei paesi democratici, un pò la teoria dei vasi comunicanti: se uno va giù, qualcuno deve andare su. Siccome oggi Olmert è molto giù, va su la Livni. Io non credo che lei disponga ancora delle forze, delle truppe politiche per poter guidare Kadima in una elezione e non credo neanche che Kadima abbia alcun interesse, così forse come buona parte del parlamento israeliano, di andare ad elezioni così ravvicinate dopo una legislatura così breve. È vero che la Livni suggerì una exit-strategy dal Libano, al secondo, terzo giorno della guerra, ma è anche vero poi che nel corso della conduzione della guerra ha fatto in qualche modo blocco col governo Olmert e con il ministro della difesa. Ha avuto un ruolo molto importante nella costruzione della 1701, cioè nella risoluzione dell’Onu che poi ha portato la Missione Unifil in Libano (di cui fanno parte anche i militari italiani) e che effettivamente è una prima assoluta per la politica israeliana. È la prima volta nella storia del Paese che si affida la sicurezza di Israele, almeno su una frontiera, a qualcun altro, in questo caso ad una forza multinazionale. Secondo me questo è stato un momento, un passaggio di una certa lungimiranza politica. Da una crisi del governo Olmert piuttosto, io vedo discendere più la possibilità di un disfacimento di Kadima, e di un ritorno in auge del Likud, la destra israeliana. Mi sembra difficile immaginare una sostituzione interna al momento”.

(*) Trattasi del testo degli interventi audio, fedelmente riportati e non redatti dagli autori.

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