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Iran. Il pericolo del blocco dello Stretto di Hormuz, di Debora Billi.

petrolio, geopolitica dell'energia

Salva_mp3audio durata:00.01.32 23 febbraio 2007

Sono sempre più insistenti le voci circa la preparazione di un attacco statunitense all'Iran. Le ultime notizie al riguardo le ha fornite la BBC, rivelando piani di attacco che non riguarderebbero soltanto gli impianti nucleari ma anche l'infrastruttura militare persiana, aeroporti, basi navali, centri missilistici e di comando. Da parte sua, anche l'Iran starebbe muovendosi in questo senso, attuando manovre difensive nello Stretto di Hormuz e testandovi il missile Shahab 3. L'amministrazione americana smentisce le voci, e Condoleeza Rice ha recentemente affermato che "L'Iran non è la Germania nazista". Ma il principale motivo di preoccupazione, nel caso di un eventuale attacco all'Iran è lo Stretto di Hormuz, che da migliaia di anni rappresenta una rotta fondamentale per i commerci. Lo Stretto di Hormuz, largo appena 30 chilometri e con due canali da 3 chilometri ciascuno per il passaggio delle navi, permette il transito del 40% dei rifornimenti di petrolio mondiali. Vi passano infatti ben 16 milioni di barili di greggio al giorno, pari al 90% di tutta la produzione del Golfo Persico, diretta in Giappone, Cina, India, Europa e Stati Uniti. Come in una guerra della periferia contro il centro di gravità delle risorse mondiali, una chiusura dello Stretto metterebbe a rischio i rifornimenti di mezzo mondo. Se pensiamo al petrolio, in un'eventuale guerra contro l'Iran l'unica mossa giusta è non giocare.

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