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La questione della pena di morte

Pena di morteSalva_mp3audio durata:00.07.02 Italiano Riflessione di Gwen Griffith-Dickson: La pena di morte. London, gennaio 2007

Salva_mp3audio durata:00.05.02 English Riflessione di Gwen Griffith-Dickson: Death penalty. London, gennaio 2007

Le riflessioni di Gwen Griffith-Dickson, Director della The Lokahi Foundation, sul ruolo della pena di morte in Islam.

Pena di morte

Italiano L’esecuzione di Saddam Hussein e dei suoi collaboratori ha posto in primo piano la questione della pena di morte, una questione di diritto dibattuta negli Stati laici, ma anche un argomento controverso per quelle religioni che sostengono determinati istituti giuridici sulla base del loro credo. Casi alla ribalta della cronaca e abusi dei diritti umani da parte di Paesi del Medio Oriente hanno fatto sì che l’Islam abbia attratto più attenzione su questo argomento rispetto al Cristianesimo o al Giudaismo. Lo studioso islamico Tariq Ramadan, mio collega alla Lokahi Foundation, ha recentemente promosso un dibattito internazionale sul ruolo della pena di morte in Islam. Ha chiesto agli studiosi di analizzare e dibattere la questione; nel frattempo, con un gesto che ha provocato polemiche, si è appellato a una moratoria sulla pena di morte, chiarendo che spera che ciò sia il primo passo verso l’abolizione della pena di morte. Si dimentica spesso che la legge ebraica prescrive anch’essa la pena di morte. Il fatto che non venga eseguita non significa che sia stata abrogata dalla legge ebraica. Il giudaismo ortodosso non rivede o altera i requisiti della legge divina. Ha trovato però un modo più interessante per evitare di mettere in pratica punizioni che possano creare problemi dal punto di vista morale. Un esempio è il modo in cui i rabbini interpretano un’ingiunzione della Bibbia, secondo la quale i genitori possono portare un figlio disobbediente in un tribunale e farlo mettere a morte. La Bibbia dice, letteralmente, che se la madre e il padre “parlano con una voce sola” nel richiederne l’esecuzione, questa viene applicata. Nei secoli, i rabbini hanno colto questa frase metaforica e con ironia casistica l’hanno accettata letteralmente. Se il padre e la madre devono parlare con una voce sola, il ragazzo può essere giustiziato solo se l’uomo parla con la voce di una donna e simultaneamente la donna parla con la voce di un uomo. Siccome è impossibile, la condanna non può mai essere eseguita. Queste due risposte molto diverse a leggi religiose difficili dal punto di vista morale illustrano le difficoltà incontrate da chi sostiene una vecchia tradizione basata su un testo scritto. Da un lato, il testo ha una pretesa di autorevolezza; dall’altra, i tempi, i contesti e i valori culturali cambiano. Le religioni occidentali tendono ad avere tre strategie differenti per risolvere il problema. Si può insistere che l’autorità del testo è assoluta. La Parola Divina, la Legge è eterna e immutabile. Anche se alcune leggi o punizioni vanno contro lo spirito dominante dei tempi, devono essere applicate esattamente come specificato dal testo. Il secondo approccio è la tendenza liberale, di chi sostiene che i requisiti del testo possano essere relativizzati dal contesto storico. La rivelazione divina è condizionata dal tempo, ma allo stesso tempo lo trascende. Quindi, dobbiamo reinterpretare la rivelazione divina per la nostra era e per le nostre necessità. Una terza posizione è spesso percepita come “ortodossa”, ma riesce a trovare modi tradizionali per risolvere quesiti scomodi. Si trovano ragioni plausibili per rendere difficile o impossibile l’applicazione di una legge dura, oppure un fondamento teologico per il quale non possiamo applicarla nelle presenti condizioni. L’esempio del ragazzo non messo a morte è un buon esempio di questa tendenza. Il Cristianesimo spesso sceglie il percorso “liberale”, in grande misura per il rapporto che ha sviluppato fin dagli inizi con la legge del Vecchio Testamento. Le innovazioni religiose di Gesù e di Paolo hanno accantonato le dettagliate prescrizioni della Torah e hanno reinterpretato l’essenza della legge divina come amore. La divisione tra Giudaismo riformatore e ortodosso rappresenta in gran parte la differenza delle strategie che si assumono per l’applicazione della Legge ebraica: la prospettiva liberale o quella ortodossa. L’Islam vive attualmente tre tipi di spinte, in altrettante direzioni. Vi sono coloro, come Tariq Ramadan, che chiedono nuove interpretazioni erudìte della legge, e del mondo che è il suo contesto. Vi sono inoltre coloro che vogliono applicare una lettura assoluta e senza sfumature dei testi legali. E poi la maggioranza, di cui probabimente fanno parte coloro che vogliono cercare una soluzione comoda rispetto alla vita moderna, senza mettere in discussione i testi troppo esplicitamente o compromettendo la loro autorità. Sarà interessante vedere quale approccio vincerà nella società islamica nel decennio che verrà. La natura degli stati mediorientali dipenderà in gran parte dall’esito di questo dibattito sul ruolo della legge religiosa nel mondo moderno.

Death penalty

English The execution of Saddam Hussein and his henchmen has put a spotlight on the question of the death penalty. Just as it remains a question for secular state law, it is also a controversial topic for those religions who sustain a body of law as part of their religious requirement. High-profile cases and human rights abuses by Middle Eastern states have ensured that Islam has attracted more attention on this issue than either Christianity or Judaism. Islamic scholar Tariq Ramadan, my colleague at the Lokahi Foundation, has recently initiated an international debate about the place of the death penalty in Islam. Controversially, he has called for a moratorium on the death penalty while the subject is reviewed and debated by scholars; making clear that he hopes that this will be the first step to the abolition of the death penalty. It is often forgotten that Jewish Law prescribes the death penalty also. The fact that it is not put into practice does not mean that it has been abrogated from Jewish Law. Orthodox Judaism does not revise and alter the demands of divine law. It has had a more interesting way of avoiding putting into practice punishments that can be found morally difficult. One example is the way that Rabbis have handled one biblical injunction, that parents can bring a disobedient son before a court and have him put to death. The Bible says, literally, that if the mother and father ‘speak with one voice’ in calling for his execution, it is done. Over the centuries Rabbis seized upon this metaphorical phrase, and with a casuistic irony took it literally. If father and mother must speak with one voice, the boy can only be executed if a man must speak with a woman’s voice, and simultaneously a woman with a man’s voice. As this is impossible, the penalty can never be implemented. These two different responses to morally challenging religious laws illustrate the difficulties for those who maintain an ancient tradition that is embodied in a written text. On the one hand, the text has an authoritative claim; on the other hand, times, contexts, and cultural values change. Western religions tend to have three different strategies for coping with this challenge. One can insist that the authority of the text is absolute. The Divine Word, the Law is eternal and unchanging. Even if some laws or punishments are against the dominant spirit of the times, they must be implemented exactly as the text specifies. The second approach is the liberal tendency is to maintain that the demands of the text can be relativised by its historical context. Divine revelation is conditioned by time but also transcends time. So we must re-interpret divine revelation for our own age, our own needs. A third position is frequently perceived as ‘orthodox’; but one that finds traditional ways of coping with uncomfortable demands. One finds plausible reasons for making implementation of a hard law difficult or impossible; or a theological rationale for why we can’t implement it now under the present conditions. The example of the boy not being put to death is a good example of this tendency. Christianity often takes the ‘liberal’ route. This is not least because of its relation to Old Testament law from its very beginning. The religious innovations of Jesus and Paul set aside the detailed prescriptions of the Torah and reinterpreted the essence of divine law as love. The division of Reform and Orthodox Judaism largely represents a difference in which two strategies one takes on the implementation of Jewish Law: the liberal or the orthodox accommodation. Islam is currently pulled in three different directions. There are those, like Tariq Ramadan, who call for new scholarly interpretations of the law and the world that is its context. There are also those who want to implement absolute and un-nuanced readings of the legal texts. And the majority probably consists of those who want to seek a comfortable accommodation with modern life without challenging the texts too explicitly or compromising their authority. It will be interesting to see which approach will win out in Islamic society in the coming decade. The nature of Middle Eastern states will depend in a large part on the outcome of this debate on the place of religious law in the modern world.

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