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Quinta di una serie di riflessioni di Massimo Campanini sul rapporto tra Islam e democrazia.

islam e democrazia, la grande sfida del nuovo secolo

Salva_mp3audio durata:00.02.40 23 febbraio 2007

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Care amiche e cari amici vorrei dedicare la puntata di oggi al tema: ‘dare la voce ai musulmani democratici’. Questo è del resto il titolo di un convegno che la Fondazione del Mediterraneo e l’Università Orientale a cui appartengo hanno organizzato a Napoli il 23 e il 24 febbraio. Chi sono i musulmani democratici? Beh i musulmani democratici sono quei musulmani che, pur rimanendo fedeli alla loro tradizione, vogliono sposare le regole procedurali della democrazia e quei valori universali della pace e del rispetto della vita umana che sono comuni ad ogni tendenza democratica. Certo questi musulmani democratici si riferiscono al Corano e il fatto di riferirsi al Corano per implementare la democrazia potrebbe dare luogo ad elementi di diversità nei confronti dell’approccio occidentale al problema. Ma questo non deve essere né motivo di timore, né motivo di scandalo, l’Occidente ha costruito se stesso, quello che è veramente l’Occidente, sulla critica illuminista alla ragione,  sulla critica al dispotismo e quindi bisogna sempre mettersi in discussione. Questi musulmani democratici si mettono in discussione, cercano di appropriarsi della modernità partendo dalla loro identità. Cito soltanto due partecipanti al convegno, Heba Rauf Ezzat, attivista dei diritti umani e Rashid Ghannoushi , tunisino che vive in esilio a Londra perché è stato accusato di terrorismo. Il suo terrorismo consisteva nella volontà di creare un partito politico, democratico, di rinascita islamica all’interno del quadro politico tunisino. Ecco è importante dar la voce a questi musulmani democratici perché sono in contatto con la società civile e non bisogna mai dimenticarsi che dalla società civile che nasce la democrazia. Bisogna quindi stare molto attenti, come certa stampa in Italia fa forse troppo liberamente, ad attribuire patenti di terrorismo a destra e a manca, perché la riflessione è molto complessa e merita di essere attentamente ponderata.

(*) Trattasi del testo dell’intervento audio, fedelmente riportato e non redatto dall’autore

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