Conversazione con Colin Thubron, autore di "Ombre sulla via della seta", Ponte alle Grazie.
in libreria, recensioni ed interviste
audio durata:00.05.34 12 gennaio 2007
<Cento motivi reclamano la partenza, si parte per entrare in contatto con altre identità umane, per riempire una mappa vuota, si ha la sensazione che quello sia il cuore del mondo>.
Sono le parole di Colin Thubron autore di molti classici della letteratura di viaggio, autore di “Ombre sulla via della seta”, uscito per i tipi di Ponte alle Grazie, alla fine dello scorso anno. Thubron quando non è in viaggio vive a Londra, si legge sulla copertina del libro. Abbiamo conversato telefonicamente con lui, chiedendogli qualcosa dei paesi del Medio Oriente che ha visitato nel suo viaggio.
Non ritiene la mancanza di conoscenza di quei paesi la causa maggiore delle tensioni che vive in questo momento quell’area?
“Sono assolutamente d’accordo. Credo non ci sia scusa per questo visto che negli ultimi trent’anni si è sempre avuta la possibilità di viaggiare in questi paesi. È diventato molto più facile attraversarli”.
Cosa ritiene ci sia nella cultura e nelle tradizioni mediorientali che possa servire anche a noi qui in Occidente?
“È una domanda che richiederebbe una risposta molto, molto lunga. Diciamo che la cosa più interessante è che conoscendo queste cultura riusciamo a comprendere di più della nostra cultura, possiamo distinguere meglio le due culture. Ad esempio il Cristianesimo è una religione basata sull’amore, invece l’Islam è una religione basata sulla giustizia. Questo ci fa ripensare a qual è la natura della nostra civiltà occidentale”.
Mi ha molto colpito la frase in cui definisce l’Imam Khomeini ‘un uomo che si è confuso con la divinità’. Incontrerò a giorni a Tehran sua figlia, mi piacerebbe chiederle che impressione le fa quest’affermazione.
“Probabilmente la figlia non sarà molto contenta di questa frase. In effetti quello che volevo dire è che quando parla di poteri, parla di poteri che sarebbe difficile acquisire in un islam sannita”.
Negli ultimi anni la storia dell’Afghanistan non può dirsi quella di uno stato con una precisa identità, piuttosto una terra all’interno dei cui confini, russi, americani e talebani, per citarne solo alcuni, si sono affrontati. Cosa è l’identità afghana?
“Sicuramente è un paese e un’identità difficile da definire in quanto è permeata da diverse culture nazionali. Se dovessi proprio citare in un paio di parole, direi che quello che caratterizza gli afgani è l’orgoglio e il senso dell’indipendenza. Ma è una definizione riduttiva, ci sarebbe altro da dire, è molto difficile da definire”.
Cosa non funziona nell’adattamento del concetto di democrazia al Medio Oriente?
“Non funziona sicuramente in Iraq, perché l’Iraq non è un paese, bensì un invenzione del colonialismo britannico, infatti è composto dagli sciiti, dai sunniti e dai curdi che però insieme non formano un paese unitario. Per questo imporre la democrazia a questa sorta di paese fittizio è un idea folle, lo stesso si dica anche dell’Afghanistan, in quanto non è il sistema della democrazia che non funziona, bensì sono questi confini fittizi e inesistenti che non funzionano”.



