Riflessioni su Israele e la politica di Kadima, di Anna Momigliano e Antonio Polito.
kadima, riflessioni su israele
audio durata:00.06.43 12 gennaio 2007
KADIMA – SECONDA PUNTATA
Anna Momigliano *: “Salve a tutti. Oggi vorrei soffermarmi un secondo per discutere qualcosa della politica interna israeliana, in un momento così delicato, in cui si discute tanto di "falchi" di "colombe" e in cui alcune espressioni tipiche della politica israeliana - a cominciare dal termine Kadima – stanno passando nel gergo italiano senza che tutti quanti abbiano ben chiaro di cosa si parla. In Italia, si diceva, sui giornali, sulla stampa, in televisione, c'è questa consuetudine a dividere i politici stranieri in falchi e colombe. E tradizionalmente, i falchi sono a destra e le colombe sono a sinistra. Shimon Peres - laburista della prima ora e premio Nobel per la pace - è una "colomba", per esempio, Ariel Sharon - storico volto del Likud e generale - è un "falco". In Israele, però, c'è una strana tradizione in atto. Esiste un proverbio, che spesso si rivela vero, secondo cui la sinistra è brava a fare la guerra e la destra è brava a fare la pace, per una sorta di attrazione degli opposti. La Guerra dei 6 giorni è stata vinta grazie a un governo di sinistra, la pace con l'Egitto grazie a un governo di destra. Poi è venuta una nuova forza, Kadima, un maxipartito composto da fuoriusciti del Labour, dalla destra Likud e indipendenti, che ha fagocitato grosse fette della sinistra e della destra e che ha preso un po' tutti in contropiede. Non solo perché ha fatto piazza pulita di buona parte del panorama politico. Ma anche perché, a differenza di quello che si sente in Italia, è molto variegato al suo interno e, su alcune questioni, è più diviso di quanto non lo sia la coalizione di governo. Per esempio sulla guerra in Libano erano molto scettici il ministro degli esteri Tzipi Livni e il Ministro della Sicurezza Avi Dichter, entrambi di Kadima, mentre c'era un fronte relativamente compatto tra il Primo Ministro Olmert, anch'esso di Kadima, e il Ministro della Difesa Amir Peretz, che appartiene dall'ala di sinistra del partito laburista, e da cui in molti, soprattutto all'estero, si sarebbero aspettati atteggiamenti più pacifisti. A tutt'oggi, nonostante la crisi politica in cui si trova Israele e una impopolarità del premier Olmert, i politici più popolari appartengono sempre a Kadima: per esempio il ministro degli esteri Livni è una delle figure più rispettate in Israele. Approfittando di avere dall'altro lato del telefono il senatore
Antonio Polito, che spero non si offenda se lo chiamo il più "kadimista" dei politici italiani, vorrei chiederli cos'è esattamente che ritrova nel modello di Kadima”.
Antonio Polito *:”Kadima innanzi tutto è stata una grande novità politica per Israele, perché ha portato l’autorevolezza, la credibilità, presso l’opinione pubblica israeliana, di un guerriero come Ariel Sharon, insieme con la disposizione all’arte diplomatica e la tradizione laburista di molti esponenti che sono usciti dal partito laburista, come Shimon Peres. Soprattutto ha dimostrato che c’era un ampio consenso per una forza che affrontasse il tema cruciale della vicenda di Israele, cioè il tema della pace e della sicurezza. In questo Kadima mi piace come esperienza anche con riferimento alla situazione italiana, perché in un paese di fronte ad una grave emergenza nazionale – quella italiana ovviamente è molto meno drammatica, ma non meno epocale, la nostra è più economica ovviamente, più connessa alla vicenda del nostro declino sui mercati internazionali e del nostro impoverimento - quasi naturalmente riempie il vuoto che si crea in politica con una forza politica nuova, con un leader nuovo, che prende di petto questa missione nazionale. Ecco Kadima un po’ interpreta l’idea di una missione nazionale al di là anche delle divisioni tradizionali della politica, infatti ha messo insieme esponenti politici di molte parti. Devo dire che purtroppo ancora senza successo, perché l’esperimento di Kadima dal punto di vista dell’obiettivo della pace e della sicurezza ha incontrato numerosi intoppi e problemi, soprattutto non ha pagato quella scelta di ritiro unilaterale che era stata la chiave dell’azione di Sharon e anche la chiave della sua rottura con il Likud. È verissimo quello che dici sul fatto che la destra è più brava a fare la pace e la sinistra più brava a fare la guerra, nella tradizione della società di Israele. Questo è vero anche negli Stati Uniti, si è sempre detto che la pace con l’Urss la volevano fare soltanto i presidenti di destra, e così è stato con Nixon, Reagan ecc., mentre invece alcune guerre particolarmente dolorose e sanguinose come il Vietnam, sono state avviate dal democratico Kennedy e condotte dal democratico Johnsson. Questo è vero, ma per una ragione molto semplice, io credo che anche in Israele si tende a credere che chi sa fare la guerra, quando è necessario, e anche poi più credibile quando fa la pace. Questo è esattamente quello che è successo a Rabin, anche lui era un generale. Devo dire che mi auguro soltanto che l’esperimento di Kadima prosegua e confermi la sua qualità. Onestamente la guerra in Libano non è stato un successo, è stata condotta da un ministro della difesa socialista, laburista, membro dell’Internazionale Socialista, appunto come tu rilevavi, e non è stata condotta in maniera soddisfacente. Sul terreno non ha ottenuto i risultati che si prefiggeva, adesso Olmert pare mettere in discussione anche l’approccio del ritiro unilaterale, battezzato dal suo predecessore Sharon, a favore di una disposizione alla trattativa con i palestinesi, soprattutto per Gaza. Il vero problema della vicenda israeliana purtroppo è fuori dalla disponibilità della politica israeliana, perché è il problema della divisione dei palestinesi e dell’esistenza di un governo egemonizzato da Hamas a Gaza”.
(*) Trattasi del testo degli interventi audio, fedelmente riportati e non redatti dagli autori.



