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Riflessioni su Israele, Hezbollah e il rapporto con la Siria, di Anna Momigliano e Antonio Polito.

kadima, riflessioni su israele

Salva_mp3audio durata:00.04.46 26 gennaio 2007

Anna Momigliano*: “Salve a tutti, questa è Kadima, rubrica di approfondimento su Israele e io sono Anna Momigliano, giornalista del Riformista. In questa puntata vorrei trattare un argomento un po’ controverso, che riguarda Israele tanto quanto l’Italia. Nello specifico vorrei parlare di Hezbollah e del regime siriano di Bashar Al-Assad, che secondo molti sostiene Hezbollah. Ora, come forse alcuni di voi avranno sentito, un recente scoop di un giornale israeliano ha rivelato che per anni ci sono stati colloqui segreti tra il governo israeliano e il governo siriano, che avrebbero dovuto portare a dei colloqui ufficiali e, si sperava, a degli accordi di pace tra i due paesi, ma che poi si sono arenati a causa della guerra di quest’estate. Il governo israeliano ha smentito tutto, anche se in pochi ci hanno creduto. Il motivo dell’imbarazzo probabilmente è questo: la Siria è considerata lo sponsor principale di Hezbollah. Hezbollah è una milizia sciita che Israele e Stati Uniti considerano un movimento terrorista, a differenza dell’Europa. Ma comunque si voglia chiamarlo, Hezbollah è un’entità violenta, responsabile non solo dei bombardamenti sul Nord di Israele, che sono cominciati molto prima della guerra più o meno ininterrotti dagli anni Novanta a quest’estate, ma anche di molti attentati suicidi sugli autobus israeliani. Inclusi la massiccia campagna di attentati bombaroli sugli autobus di Tek Aviv nel 1996, in piena campagna elettorale, uno dei periodi più sanguinosi della storia di Israele. Insomma, per farla breve, Israele si trova davanti a un dilemma per niente facile: trattare o non trattare con la Siria? Da un lato è vero che, come diceva Rabin, la pace si fa con i nemici, non con gli amici. Dall’altro come si fa a intavolare negoziati con un paese che sostiene tanto apertamente chi è responsabile di orrendi attentati terroristi contro uomini, donne e soprattutto bambini? Ora, quando si tratta di negoziati di pace tra Israele e i suoi vicini arabi, le diplomazie europee, e l’Italia più di altre, hanno sempre giocato un ruolo importante. Approfitto di avere come interlocutore Antonio Polito, segretario della commissione Affari Esteri al Senato e che (se ben ricordo) da giornalista si impegnò molto perché Hezbollah fosse inserito nella lista di organizzazioni terroriste anche in Europa, per chiedergli se ritiene maturi i tempi per dei nuovi negoziati tra Siria e Israele e soprattutto, vista la sua posizione al Senato,  se intende sostenere in qualche modo la mediazione italiana”.

Antonio Polito*: “Anche nei confronti della Siria il governo israeliano dovrebbe comportarsi secondo la vecchia massima, sempre seguita nei momenti migliori della politica di Israele ed espressa da Rabin, e cioè: tratta come se il terrorismo non esistesse, combatti il terrorismo come se la trattativa non esistesse. Hezbollah e Siria sono due entità diverse, una è un movimento politico che fa ricorso al terrorismo, anzi potremmo dire che ha inventato il fenomeno dei terroristi suicidi, combattendo contro la prima occupazione israeliana e vantandosi, nel mondo del radicalismo islamico, di essere stato il solo movimento che è riuscito a battere Israele, costringendolo al ritiro dal Libano, in una prima occasione, e quanto meno a pareggiare l’ultimo scontro militare, che c’è stato l’anno scorso. La Siria invece è uno stato sovrano, che ha un chiaro collegamento e dà sicuri finanziamenti e protezione ad Hezbollah e ad altri movimenti terroristici, per dire il vero, ma che comunque ha degli interessi nazionali da proteggere e da tutelare e con il quale è quindi possibile, forse in certi casi addirittura opportuno, per un vicino come Israele, in cerca di una stabilizzazione di tutta l’area e di una soluzione pacifica al problema della sua sicurezza, discutere e trattare. Il problema è oggi forse chiedersi se il governo israeliano ha la forza politica e l’autorevolezza, in questa fase caratterizzata da una serie di scandali e tensioni che sconvolgono, diciamo così, il mondo politico israeliano, per avviare una trattativa così delicata come quella con la Siria. In ogni caso è chiaro che una riduzione del fenomeno terrorista, che Israele è già riuscita con mezzi propri a realizzare sul proprio territorio, sarebbe necessariamente la pre- condizione per una trattativa del genere”.

(*) Trattasi del testo degli interventi audio, fedelmente riportati e non redatti dagli autori.

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