Burgan, il secondo più grande giacimento del mondo, è definitivamente in declino produttivo, di Debora Billi.
petrolio, geopolitica dell'energia
audio durata:00.02.40 29 dicembre 2006
Una delle principali fonti di informazione finanziaria per il medio oriente, AMEinfo, ha riportato a metà novembre una notizia che ha scosso il mondo del petrolio. Il presidente della compagnia petrolifera Kuwaitiana, Farouk Al Zanki, ha ufficialmente dichiarato che Burgan, il secondo più grande giacimento del mondo, è definitivamente in declino produttivo. A quanto pare, i tecnici hanno disperatamente cercato di mantenere l'output di 1,9 milioni di barili al giorno, ma non sono riusciti a ottenerne più di 1 milione e 7. Burgan pompa petrolio da oltre 60 anni, e rappresenta da solo la metà delle riserve kuwaitiane.
Ma cosa implica tale notizia? L'Agenzia Internazionale per l'Energia ha appena sostenuto, in un report, che Burgan sarà capace di produrre ben 1 milione e mezzo di barili nel 2030. E' uno scenario credibile, dopo le ultime rivelazioni?
I giacimenti giganti, come Burgan, producono da soli il 50% del petrolio mondiale. E' notizia recente che anche il terzo in classifica, il giacimento offshore di Cantarell in Messico, è oramai in declino irreversibile, con un calo di produzione del 14% a partire dal 2007.
E anche l'"elefante di tutti gli elefanti", come è familiarmente chiamato dagli addetti ai lavori, il giacimento più grande di tutti, Ghawar in Arabia Saudita, è oggetto a sua volta di moltissimi rumors. Dalla scoperta nel lontano 1948 ha prodotto 55 miliardi di barili di petrolio da 3400 pozzi, e il suo output giornaliero arriva a 5 milioni di barili... praticamente, copre da solo l'intero fabbisogno della Cina. Le voci su Ghawar corrono però incontrollate già da tempo: qualcuno, tre anni fa, ha parlato di un water cut del 30%, e nel 2004 addirittura del 55%. Si vocifera di 7 milioni di barili d'acqua al giorno pompati dentro Ghawar per mantenere la pressione.
Se tutto ciò fosse vero, non solo l'Arabia Saudita ma tutto il mondo sarebbero in guai grossi. Purtroppo, però, non è possibile saperlo con matematica certezza: i dati sul petrolio arabo sono segreto di Stato.
Non è possibile sapere nulla di certo sulle riserve saudite e sull'andamento dei loro giacimenti, che sono guardati a vista e proibiti a chiunque non appartenga all'Aramco, la compagnia petrolifera nazionale che si comporta in modo molto meno chiaro della sua controparte kuwaitiana. Il mondo deve quindi affidarsi esclusivamente alle rassicurazioni ufficiali del governo saudita, che naturalmente afferma che non c'è nulla di cui preoccuparsi e che Ghawar elargirà i suoi doni per molti anni ancora.
Debora Billi



