Iran. Intervista esclusiva di Francesco De Leo al Grand Ayatollah Haj Sheikh Yusef Saanei.
la conversazione, interviste esclusive a il vicino oriente
audio durata:00.32.24 29 dicembre 2006
Segue foto e testo completo della intervista al Grand Ayatollah Haj Sheikh Yusef Saanei
Ecco l’intervista esclusiva al Grand Ayatollah Haj Sheikh Yusef Saanei, realizzata nel suo ufficio di Qom la settimana scorsa.
Il Grand Ayatollah Saanei, nato nel 1927 a Neekabad nella provincia di Isfahan da una famiglia religiosa appartenente al clero sciita, è uno dei soli dieci Grandi Ayatollah presenti in Iran ed una delle maggiori ed influenti autorità religiose della città santa di Qom. Prima della rivoluzione islamica era un protetto dell’Ayatollah Khomeini, che dichiarò una volta di averlo allevato come un figlio e di essere sempre stato colpito dal suo eloquio e dalla sua sapienza. Inizialmente fu membro del Consiglio dei Guardiani e successivamente ricoprì il ruolo di Procuratore Capo della Repubblica Islamica. Le fatwa di Saanei hanno avuto eco in tutto il mondo islamico, in particolare quelle relative all’uguaglianza e ai diritti umani.
Qom (Iran), 29 novembre 2006
Lei è un Grande Ayatollah, vogliamo spiegare cosa significa dal punto di vista religioso e politico, visto che in Iran le due cose coincidono?
“In nome di Dio Clemente e Misericordioso, solo al tempo dell’Imam Khomeini c’è stato il Grande Ayatollah. Lui è stata l’unica figura sia religiosa sia politica; dopo di lui Ayatollah ce ne sono, ma sono dei mojtahed, essenzialmente religiosi”.
Ci dica qualcosa di sé, dopo la rivoluzione è stato capo della magistratura, oggi è conosciuto specialmente per il suo riformismo e per aver giudicato negativamente la svolta conservatrice di Ahmadinejad.
“Come lei ha detto, negli anni della rivoluzione, mentre era ancora in vita l’Imam Khomeini, sono stato a capo della magistratura ed ero seguace dell’Imam Khomeini. Non so se questo potete chiamarlo riformismo o che altro. Io seguivo l’Imam Khomeini. Su Ahmadinejad dovrebbero rispondere le persone che l’hanno votato, sebbene sia passato solo un anno dalla sua presidenza, forse bisognerebbe giudicarlo per quello che farà in futuro. Quello che fa Ahmadinejad è ovvio, bisogna vedere ed osservare, poi giudicare. Bisogna vedere se nella politica interna ed estera è migliorata la situazione o peggiorata. La situazione del lavoro, quella dei ceti più poveri, la questione della droga e - per quanto riguarda la politica estera - le prese di posizione contro Israele. Sono tutti aspetti che alcuni non considerano tanto positivamente, ma spetta comunque a chi vede e osserva giudicare queste cose. Ancora, il problema della sovrappopolazione, per esempio, non è facile da gestire. Il mondo sta cercando come diminuire la popolazione attraverso il controllo delle nascite, lui sta cercando di aumentarla. Non potrà farlo, perché la gente è abbastanza cosciente delle cose”.
Chi comanda in Iran? Da noi si dice che l’occidente sbaglierebbe a scandalizzarsi per le dichiarazioni fuori dalle righe del Presidente Ahmadinejad, perché nei fatti è il clero a comandare.
“No. Sicuramente il clero non è più forte. La Guida Suprema ha senz’altro forza, il clero no”.
Si dice che oggi l’uomo più influente in Iran sia l’Ayatollah Messbah Yazdi, suo avversario. Perché è tanto più influente di lei?
“Non lo so…Se dite che Messbah Yazdi sia così tanto influente, perché il Consiglio dei Guardiani ha escluso tutti i suoi candidati per il Consiglio degli Esperti?”.
Si aspettava la sconfitta di Rafsanjani? Perché ha vinto Ahmadinejad?
“Non parlerei proprio di sconfitta, anche se pensavamo che sicuramente avrebbe vinto lui. Ci sono state di sicuro altre circostanze che non gli hanno permesso di farcela”.
Rafsanjani non potrebbe aiutare economicamente la sua corrente, visto che sembrerebbe che le correnti religiose conservatrici siano più forti?
“No…secondo me non è così potente. Queste sono solo dicerie. Lui ha il giusto necessario per vivere. I soldi sono in mano dei politici potenti, non in mano ai mullah. Per giunta non si può comprare la gente iraniana e la gente è ben cosciente di questo”.
Non intendevo “comprare i voti”, intendevo aiutare correnti religiose, fondazioni, scuole di pensiero o giornali che non possono avere un peso importante perché penalizzate economicamente.
“Ribadisco, primo non ha tanti soldi per farlo, secondo tutto è in mano al potere e nessuno è in grado di finanziare altre correnti, perché tutto è deciso dal potere, dallo Stato, dal Governo. I maggiori titoli dei giornali sono censurati in Iran rispetto ad altri paesi del mondo. Qui i maggiori danni li hanno subiti i giornalisti”.
Mi parli delle elezioni del Consiglio degli Esperti. Che importanza hanno?
“E’ ormai solo una pura formalità…Nel senso che se queste elezioni dovessero essere realizzate secondo la Costituzione, sarebbe perfetto. Però visto che i candidati del Consiglio degli Esperti li scelgono i membri del Consiglio dei Guardiani e i membri del Consiglio dei Guardiani sono controllati dai faqhii, i giudici religiosi della Guida Suprema, e i faqhii a loro volta dovrebbero teoricamente essere controllati dal Consiglio degli Esperti, il tutto…insomma, è diventato senza senso. È tutto letteralmente in mano alla Guida Suprema”.
Dopo la grande astensione alle ultime elezioni presidenziali, quelle del Consiglio degli Esperti potrebbero rappresentare per gli elettori iraniani l’ultima grande possibilità di cambiamento in senso riformista?
“No. Il Consiglio degli Esperti sarà esattamente come è stato sempre, perché nessun candidato riformista è stato ammesso e, anche se lo fosse stato, non avrebbe potuto comunque far nulla. Le persone che sono andate alle urne per le elezioni presidenziali torneranno a votare per il Consiglio degli Esperti e nulla cambierà. Secondo me ormai in tutto il mondo le elezioni non hanno il significato che dovrebbero avere e l’Iran fa parte del mondo”.
Le faccio qualche domanda sulla sua vita politica, chiedendole di commentare alcuni importanti passaggi della sua biografia. È vero che ha raddoppiato la taglia per l’assassinio di Salman Rushdie, portandola a 4 miliardi di vecchie lire, più interessi bancari maturati?
“No, si trattava di mio fratello. Riguardava la fondazione del 15 di Khordad (corrisponde al nostro mese di giugno, n.d.r.), e comunque il potere, non riguardava assolutamente me. Io non ho soldi sufficienti per vivere, figuratevi se posso devolvere soldi per una ricompensa”.
E’ vero che dopo gli attentati del 7 luglio a Londra ha lanciato una fatwa contro i kamikaze?
“No, direi di no. Però ho sempre condannato il terrorismo e persino le opinioni di quelle persone che ritengono di giustificarlo perché causato dai delitti dei potenti. Io ho sempre detto di no, al di là dei fattori scatenanti, l’ho sempre condannato. È ingiusto il terrorismo, sottovalutare i diritti umani, gli arresti senza giustificazione…tutto questo per noi è sempre stato ingiusto. Noi sosteniamo l’uguaglianza dei diritti umani, questa è una delle cose fondamentali a cui pensiamo. Questa bandiera che è qui sul mio tavolino è la bandiera che rappresenta la difesa dei diritti umani. Che Dio non permetta a me, o alla mia società, di poter vedere un solo giorno in cui dò il mio sostegno al terrorismo. Preferisco che mi sia dato fuoco, piuttosto che sostenere il terrorismo”.
E’ vero che ha dichiarato che il prezzo del sangue dell’uomo e della donna deve essere uguale?
“Si questa è una cosa che ho sempre pensato. Il costo del sangue deve essere lo stesso per uomo, donna, musulmano e non musulmano”.
E’ vero che si è pronunciato a favore dell’educazione sessuale?
“Si. Mantenendo un certo pudore, una certa morale, pensavo che questo fosse giusto per prevenire una diffusione dell’Aids. Però il Vice Ministro della Sanità ha tirato fuori altre cose e non se ne è fatto più nulla. Purtroppo le statistiche sull’Aids dicono che la malattia si diffonde sia con i rapporti sessuali, sia per altri fattori”.
Procederei ora con qualche domanda di politica internazionale.
Che giudizio si è fatto sul processo a Saddam Hussein? In Occidente si diffonde sempre di più l’idea che non sia giusto giustiziarlo dopo la condanna. Qual è la sua opinione?
“I signori che in Occidente ritengono che giustiziare Saddam non sia giusto, avrebbero dovuto conoscere il vero Saddam. Nella loro vita e nella storia avrebbero dovuto subire i suoi crimini, avrei poi voluto vedere se avrebbero continuato a proclamare sbagliato giustiziarlo. Per un uomo che ha ucciso tante persone, che ha commesso un bagno di sangue è forse anche giusto accoglierlo e trattarlo bene? Questa logica deriva dai potenti della politica, sono loro i veri colpevoli, non vogliono essere condannati e affermano che Saddam non va condannato. Comunque farei una differenza tra il processo e la condanna, sono due argomenti diversi. Secondo me Saddam va giustiziato, ma il processo sarebbe stato meglio tenerlo in una corte internazionale, in modo da evitare tutti quei problemi, come le stragi, all’interno dell’Iraq. Se le corti che giudicano i diritti umani avessero condannato, oltre a Saddam, anche 4 o 5 di questi potenti, così potenti da essere dei dittatori, forse l’ingiustizia sarebbe diminuita nel mondo. Le persone contrarie alla pena di morte per Saddam, lo sono per le modalità in cui si è svolto il processo, non per la condanna”.
Credo che non sia un problema di condanna, di sentenza negativa intendo. Credo che il problema sia di legittimità o meno della pena di morte.
“No. Su questo devo dire che, secondo noi, quando una persona ha ucciso centinaia o migliaia di persone non si può tenerlo vivo. La migliore condanna è quella della morte. Le persone che sono contrarie alla pena di morte, se dovessero trovare i terroristi di Londra o dell’11 settembre negli Stati Uniti, cosa farebbero? Li lascerebbero vivere o li condannerebbero a morte? Se le persone che hanno compiuto l’attentato alla metropolitana di Londra fossero arrestati sarebbe giusto lasciarli liberi, in pace senza una giusta condanna? È una questione di coscienza. Se questi terroristi che uccidono molte persone vengono arrestati, se i potere non reagisce, la gente non potrebbe rimanere indifferente. Sarebbe la gente a fare una rivolta, diventerebbe un caos. Comunque spetta allo Stato decidere su tutto ciò. La vita delle vittime degli attentati vale meno della vita di un delinquente che le ha procurate?”.
In un primo tempo avete appoggiato l’attacco americano in Iraq. Dove si è sbagliato? Cosa occorre fare oggi?
“Non lo so. Di sicuro c’è che le divergenze settarie e religiose sono un grosso danno per le nazioni. Alcune persone in Iraq desiderano che gli sciiti siano al potere, ma altri, anche tra coloro che sono all’estero, desiderano che lo siano i sunniti. Questo crea dei contrasti. Se si fosse fatta una legge e la si fosse seguita, forse tutti questi contrasti si sarebbero risolti”.
Perché non riconoscete Israele? La soluzione due popoli per due stati non è quella che potrebbe risolvere il problema palestinese?
“Purtroppo non siamo noi e voi che decidiamo. Israele attacca, uccide, allora anche i palestinesi si difendono e fanno le stesse cose. Sono loro che devono risolvere questo problema. A me sembra che la situazione vada migliorando e credo che presto si troverà una soluzione”.
Perché il Libano deve continuare ad essere il palcoscenico di una terribile guerra tra stati stranieri? Il finanziamento dell’Iran ad Hezbollah non rappresenta, in questo senso, una continua intromissione?
“Dovete rivolgere questa domanda a chi finanzia gli Hezbollah del Libano. Nel mio manifesto ho condannato le persone che hanno causato quella guerra, non sono io a decidere per questo. Fondamentalmente io, come molte altre persone della nostra epoca, sono contrario alla guerra. Secondo me bisogna risolvere le cose con il dialogo, con la parola. Se le grandi potenze desiderano fare la guerra possono farla tra loro, perché coinvolgere così la gente innocente? I maggiori delitti e crimini umani si verificano quando coinvolgono i civili nelle loro scelte belliche”.
Cosa sogna per il futuro dell’Iran?
“Desidero che le sante leggi islamiche si realizzino in modo perfetto, che non ci sia nessuna ingiustizia e la gente goda degli stessi diritti nella società. Noi amiamo la giustizia e la pace, non solo l’umanità e la società. Amiamo chi è al servizio del popolo rispettandone i diritti, in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Odiamo i malvagi che opprimono il popolo, appartenenti a qualsiasi ideologia. Chi appartiene al primo gruppo sarà da noi sempre foraggiato ed aiutato, quando necessario. Chi appartiene al secondo sarà sempre nostro avversario. Lo Stato dell’Imam Khomeini aspirava alla pace e al benessere della gente, abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere questo principio. Siamo contrari al terrorismo, siamo nemici dei terroristi e di chi fa male alla gente.
La ringrazio e spero che i miei discorsi possano essere utili per l’umanità. Mi auguro che possa venire più spesso in Iran per conoscere meglio il nostro paese”.
Grazie a lei.
Dopo una grande risata… “Spero non mi chieda più se il signor Rafsanjani è ricco o no. Se lui fosse stato ricco e noi i suoi amici…avrebbe anche pensato un pò a noi!”.
Francesco De Leo, “Il Vicino Oriente”, RadioRadicale









