USA

Più politica per sciogliere il nodo iracheno, di Stefano Polli

IL FATTO Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Al Risalah (Iraq) Cinque anni dopo, la guerra irachena è ancora in corso. E ancora si combatte a Baghad e dintorni. Una guerra a bassa intensità combattuta da una guerriglia spesso imprevedibile e capace di mettere in grande difficoltà l’esercito americano.
Partire dal dato militare è inevitabile per provare a dare un giudizio sul conflitto in Iraq, a pochi mesi dal cambio della guardia alla Casa Bianca. La strategia americana – secondo le opinioni di diversi alleati europei – è ancora troppo incentrata proprio sulla componente militare mentre probabilmente andrebbero sviluppati un maggiore dialogo fra le parti e una vera riconciliazione nazionale.
La politica dovrebbe tornare a guidare le azioni e le strategie delle parti impegnate in Iraq. Allo stesso tempo, sarebbe necessario un coinvolgimento maggiore della comunità internazionale, a cominciare dai paesi confinanti. E sarebbe op - portuno un ritorno della grandi istituzioni internazionali e soprattutto delle Nazioni Unite. In attesa del nuovo inquilino della Casa Bianca e, forse, di un diverso atteggiamento da parte di Washington.

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Democratici alla Casa Bianca Cambierà poco per l’Iran, di Alessandro Politi

APPROFONDIMENTO / 1 Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Soldato in Iraq Non sappiamo se il 2008 sarà l'anno della pace. Il 2007 è stato l'anno della quasi guerra. Ce n'è una che incombe drammatica. È quella che gli Usa di Bush minacciano o fanno capire di essere pronti a fare se il paese degli ayatollah non smetterà di cercare l'armamento atomico. Siamo di fronte a una situazione abbastanza paradossale. Il governo degli Stati Uniti ha lanciato l'allarme, la Cia diffonde paper rassicuranti, Sarkozy si schiera a fianco degli americani, cosa che per un governo francese è quasi un miracolo, l'Europa nicchia, l’Italia in nome del realismo fiancheggia l'Iran.

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La stabilizzazione dell’Iraq, tra speranza e realtà, di Riccardo Redaelli

APPROFONDIMENTO / 2 Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Soldato in IraqPer alcuni mesi l’Iraq sembrava essere scivolato fuori dai giornali occidentali. Complici le elezioni americane, i problemi politici italiani, le crisi finanziarie e i molti altri problemi quotidiani, tanto i lettori quanto i giornalisti sembravano ansiosi di passare ad altro, dopo le litanie dei mille disastri-errori- orrori durate anni.

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L’Iraq nelle urne Usa L’insofferenza degli americani, di Gianluca Ansalone

APPROFONDIMENTO / 3 Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Al Haswah (Iraq) marzo 2007 La guerra entra nel sesto anno, ma in America rientra soprattutto in campagna elettorale. Il quinto anniversario dell’invasione dell’Iraq ha riportato sotto i riflettori negli Stati Uniti un conflitto che negli ultimi mesi i media americani sembravano trattare come “routine”.

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La scommessa di Annapolis, di Stefano Polli

IL FATTO Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

La scommessa di Annapolis Il Medio Oriente si trova di fronte a un anno potenzialmente decisivo. Nel 2008 si potrà molto probabilmente fare chiarezza su alcuni dei molti problemi ancora aperti nel conflitto israelo-palestinese. Ma sarà anche l’anno della pace? Tutto gira intorno alla ‘’scommessa’’ di Annapolis, il vertice sul Medio O - riente voluto da George Bush dove Ehud Olmert e Abu Mazen si sono dati proprio la scadenza del 2008 per chiudere i giochi della partita mediorientale. La matassa sembra però ancora parecchio annodata. Sui problemi fondamentali - status finale di Gerusalemme, confini dei due Stati, ritorno dei rifugiati - le posizioni sono ancora lontane. E dodici mesi di tempo potrebbero, alla fine, non bastare per sciogliere tutti i nodi.

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2008 annus mirabilis, di Gianluca Ansalone

APPROFONDIMENTO / 3 Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Per molti versi sarà così: un anno da ricordare per gli Stati Uniti d’America e per il Medio Oriente. Le due storie da sempre si intrecciano ma la vigilia delle elezioni presidenziali americane ha il sapore di una nemesi, di un “punto di svolta”. Almeno questa è la percezione che in larga parte l’opinione pubblica condivide, quasi che attendesse la fine dell’era Bush e l’inizio di una nuova fase politica. Ovviamente gestita dai Democratici alla Casa Bianca e al Congresso.
Ma a ben guardare le premesse di questa campagna, nonché la condotta politica di un Congresso già appannaggio dell’Elefante a stelle e strisce, i soloni del “cambio di rotta” potrebbero essere smentiti.

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