Più politica per sciogliere il nodo iracheno, di Stefano Polli
IL FATTO • Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008
Cinque anni dopo, la guerra irachena è ancora in corso. E ancora si combatte a Baghad e dintorni. Una guerra a bassa intensità combattuta da una guerriglia spesso imprevedibile e capace di mettere in grande difficoltà l’esercito americano.
Partire dal dato militare è inevitabile per provare a dare un giudizio sul conflitto in Iraq, a pochi mesi dal cambio della guardia alla Casa Bianca. La strategia americana – secondo le opinioni di diversi alleati europei – è ancora troppo incentrata proprio sulla componente militare mentre probabilmente andrebbero sviluppati un maggiore dialogo fra le parti e una vera riconciliazione nazionale.
La politica dovrebbe tornare a guidare le azioni e le strategie delle parti impegnate in Iraq. Allo stesso tempo, sarebbe necessario un coinvolgimento maggiore della comunità internazionale, a cominciare dai paesi confinanti. E sarebbe op - portuno un ritorno della grandi istituzioni internazionali e soprattutto delle Nazioni Unite. In attesa del nuovo inquilino della Casa Bianca e, forse, di un diverso atteggiamento da parte di Washington.
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