Iraq

Coinvolgere l’Iran per stabilizzare l’Iraq, di Vittorio Emanuele Parsi

IL PUNTO Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

A cinque anni dalla conclusione ufficiale della guerra contro il regime di Saddam Hussein, la sola cosa certa è che a mettere per davvero la parola fine al conflitto non sarà l’amministrazione che l’ha iniziato. Il presidente George W. Bush ha infatti chiarito che i mesi che lo separano dalla scadenza del suo mandato non vedranno l’avvio del ritiro e neppure una sostanziosa riduzione del contingente militare americano. Lo stesso concetto era stato ribadito dal generale Paetreus, comandante americano in Iraq, nei giorni precedenti, quando aveva esplicitamente chiesto ai candidati alla presidenza di non assumere posizioni aprioristiche circa il ventilato ritiro americano dall’Iraq.

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Più politica per sciogliere il nodo iracheno, di Stefano Polli

IL FATTO Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Al Risalah (Iraq) Cinque anni dopo, la guerra irachena è ancora in corso. E ancora si combatte a Baghad e dintorni. Una guerra a bassa intensità combattuta da una guerriglia spesso imprevedibile e capace di mettere in grande difficoltà l’esercito americano.
Partire dal dato militare è inevitabile per provare a dare un giudizio sul conflitto in Iraq, a pochi mesi dal cambio della guardia alla Casa Bianca. La strategia americana – secondo le opinioni di diversi alleati europei – è ancora troppo incentrata proprio sulla componente militare mentre probabilmente andrebbero sviluppati un maggiore dialogo fra le parti e una vera riconciliazione nazionale.
La politica dovrebbe tornare a guidare le azioni e le strategie delle parti impegnate in Iraq. Allo stesso tempo, sarebbe necessario un coinvolgimento maggiore della comunità internazionale, a cominciare dai paesi confinanti. E sarebbe op - portuno un ritorno della grandi istituzioni internazionali e soprattutto delle Nazioni Unite. In attesa del nuovo inquilino della Casa Bianca e, forse, di un diverso atteggiamento da parte di Washington.

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La stabilizzazione dell’Iraq, tra speranza e realtà, di Riccardo Redaelli

APPROFONDIMENTO / 2 Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Soldato in IraqPer alcuni mesi l’Iraq sembrava essere scivolato fuori dai giornali occidentali. Complici le elezioni americane, i problemi politici italiani, le crisi finanziarie e i molti altri problemi quotidiani, tanto i lettori quanto i giornalisti sembravano ansiosi di passare ad altro, dopo le litanie dei mille disastri-errori- orrori durate anni.

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L’Iraq nelle urne Usa L’insofferenza degli americani, di Gianluca Ansalone

APPROFONDIMENTO / 3 Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Al Haswah (Iraq) marzo 2007 La guerra entra nel sesto anno, ma in America rientra soprattutto in campagna elettorale. Il quinto anniversario dell’invasione dell’Iraq ha riportato sotto i riflettori negli Stati Uniti un conflitto che negli ultimi mesi i media americani sembravano trattare come “routine”.

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Il petrolio di Kirkuk cerca padrone, di Paolo Martini

ECONOMIA E MEDIORIENTE Anno 1 - Numero 3 Marzo 2008

Piattaforma petrolifera Nascerà presto in Turchia un canale televisivo di stato in lingua curda. Questione di pochi mesi, e il canale avrà anche una versione in farsi e una in arabo. Pochi giorni fa il Primo Ministro Erdogan ha annunciato un massiccio piano di investimenti – circa 12 miliardi di dollari – destinato al sud est del paese, quella zona curda nella quale il governo di Ankara vuole migliorare le condizioni di vita, creare posti di lavoro, e soprattutto allontanare i giovani dal percorso verso la militanza armata del PKK. Erdogan ha scelto un’intervista al New York Times per annunciarlo, e la promessa di una tv in lingua è suonata particolarmente significativa, visto che Ankara ha da sempre imposto severe restrizioni ai curdi nell’uso della loro lingua.

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