Il Punto

Coinvolgere l’Iran per stabilizzare l’Iraq, di Vittorio Emanuele Parsi

IL PUNTO Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

A cinque anni dalla conclusione ufficiale della guerra contro il regime di Saddam Hussein, la sola cosa certa è che a mettere per davvero la parola fine al conflitto non sarà l’amministrazione che l’ha iniziato. Il presidente George W. Bush ha infatti chiarito che i mesi che lo separano dalla scadenza del suo mandato non vedranno l’avvio del ritiro e neppure una sostanziosa riduzione del contingente militare americano. Lo stesso concetto era stato ribadito dal generale Paetreus, comandante americano in Iraq, nei giorni precedenti, quando aveva esplicitamente chiesto ai candidati alla presidenza di non assumere posizioni aprioristiche circa il ventilato ritiro americano dall’Iraq.

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La forza degli eventi e la coerenza della politica estera, di Vittorio Emanuele Parsi

IL PUNTO Anno 1 - Numero 3 • Marzo 2008

Dopo l’11 settembre, il Medio Oriente ha rappresentato la regione nella quale la politica estera italiana ha mostrato un incremento assoluto di impegno e di assunzione di responsabilità condiviso dagli ultimi due esecutivi: Iraq, Afghanistan e Libano hanno visto o vedono la presenza di contingenti italiani numerosi e attivi all’interno di missioni volte al ripristino di condizioni di pace in paesi sconvolti da guerre civili o conflitti internazionali. A seguito delle inattese considerazioni dell’ex ministro della Difesa Martino, proprio il destino dei contingenti militari e dei caveat a cui devono sottostare hanno almeno per un attimo spostato i riflettori della campagna elettorale sulla politica estera.

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Elezioni e Medio Oriente, legittimità e consenso, di Vittorio Emanuele Parsi

IL PUNTO Anno 1 - Numero 2 • Febbraio 2008

Elezioni e Medio Oriente Non è un rapporto felice quello del Medio Oriente con le procedure elettorali. Non che la cosa stupisca eccessivamente, se solo si considera che, con l’eccezione di Israele e della Turchia, non esistono democrazie competitive nella regione. Paradossalmente, le uniche elezioni che negli ultimi anni hanno svolto un ruolo incisivo nel processo politico si sono avute in paesi sconvolti o minacciati dalla guerra civile, come l’Afghanistan, l’Iraq o il Libano. Per cercare di capire come mai questo si verifichi, occorre ricordare le due funzioni fondamentali assolte dalle elezioni. La prima è quella di consentire la selezione della classe politica, di permettere la competizione tra élite politiche alternative, per il governo del paese. Grazie al voto, i cittadini giudicano l’operato di un governo, lo censurano o esprimono la loro approvazione: in primo luogo, quindi, le elezioni misurano il consenso sociale verso l’azione del governo. La seconda funzione delle elezioni è quella di raccordare le istituzioni politiche con la società, di confermare il loro buon diritto a rappresentare il popolo, cioè il detentore ultimo della sovranità. In questo senso, le elezioni ribadiscono la legittimità del regime politico.

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Sfide e opportunità per il Vicino Oriente, di Vittorio Emanuele Parsi

IL PUNTO Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Il 2008 sarà un anno cruciale per il Vicino Oriente. I segnali positivi e quelli negativi si alternano e si intrecciano e, se rendono difficile una qualunque previsione complessiva, fanno più acuta l’esigenza di mantenere alta l’attenzione verso le dinamiche di questa regione così prossima a noi. Per il prossimo Natale sapremo se le speranze di una pace tra israeliani e palestinesi, che preveda “due stati per due popoli” alimentate ad Annapolis saranno andate deluse per l’ennesima volta. È un’occasione che non deve essere persa e, forse, la debolezza relativa di molti dei suoi protagonisti potrebbe rivelarsi l’inaspettata leva di un cambiamento tanto a lungo, e vanamente, inseguito.

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