Approfondimenti

Democratici alla Casa Bianca Cambierà poco per l’Iran, di Alessandro Politi

APPROFONDIMENTO / 1 Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Soldato in Iraq Non sappiamo se il 2008 sarà l'anno della pace. Il 2007 è stato l'anno della quasi guerra. Ce n'è una che incombe drammatica. È quella che gli Usa di Bush minacciano o fanno capire di essere pronti a fare se il paese degli ayatollah non smetterà di cercare l'armamento atomico. Siamo di fronte a una situazione abbastanza paradossale. Il governo degli Stati Uniti ha lanciato l'allarme, la Cia diffonde paper rassicuranti, Sarkozy si schiera a fianco degli americani, cosa che per un governo francese è quasi un miracolo, l'Europa nicchia, l’Italia in nome del realismo fiancheggia l'Iran.

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La stabilizzazione dell’Iraq, tra speranza e realtà, di Riccardo Redaelli

APPROFONDIMENTO / 2 Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Soldato in IraqPer alcuni mesi l’Iraq sembrava essere scivolato fuori dai giornali occidentali. Complici le elezioni americane, i problemi politici italiani, le crisi finanziarie e i molti altri problemi quotidiani, tanto i lettori quanto i giornalisti sembravano ansiosi di passare ad altro, dopo le litanie dei mille disastri-errori- orrori durate anni.

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L’Iraq nelle urne Usa L’insofferenza degli americani, di Gianluca Ansalone

APPROFONDIMENTO / 3 Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Al Haswah (Iraq) marzo 2007 La guerra entra nel sesto anno, ma in America rientra soprattutto in campagna elettorale. Il quinto anniversario dell’invasione dell’Iraq ha riportato sotto i riflettori negli Stati Uniti un conflitto che negli ultimi mesi i media americani sembravano trattare come “routine”.

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Gaza, un problema anche per Mubarak, di Massimo Bordin

SGUARDO SU ISRAELE Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Bambini a Gaza Lo spiegamento di forze sulla “Philadelfia road”, la strada che segna il confine meridionale della striscia di Gaza è l’immagine del problema che accomuna Israele ad alcuni paesi arabi, primo fra tutti l’Egitto. A Gaza si succedono i lanci di razzi e missili, finora a corta gittata, contro i paesi israeliani più vicini. Ogni tanto forze speciali israeliane fanno rapide incursioni nella Striscia e colpiscono, inevitabilmente coinvolgendo civili. In sostanza uno stillicidio che continua perché Israele non esclude di ritornare a occupare Gaza per difendersi dai lanci di razzi – recentemente Zipi Livni ha riprospettato pubblicamente questa eventualità – ma esita a farlo per timore di impantanarsi in una situazione militarmente insolubile quanto nociva dal punto di vista dell’immagine.

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Sulle orme del profeta: l’esperienza mahdista in Sudan, di Massimo Campanini

MOVIMENTI ISLAMICI E ISLAMISTI Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

L’affermazione del Mahdi Muhammad Ahmad nel Sudan degli anni 1880 rappresenta una delle più significative espressioni di rinnovamento islamico in età precoloniale, carico di soteriologia e di mito. Il Sudan era allora parte integrante dell’impero egiziano degli eredi di Muhammad ‘Ali. Gli egiziani, o meglio i “turchi” come li chiamavano i sudanesi, avevano importato un sistema amministrativo con la ri scossione sistematica delle tasse, avevano lottato contro la tratta degli schiavi – una delle fonti principali di bilancio dell’economia sudanese dell’epoca –, soprattutto avevano cercato di imporre una forma di Islam istituzionalizzato e centralizzato che non corrispondeva alla tradizione fondamentalmente mistica e organizzata in confraternite dell’Islam sudanese. Queste interferenze “straniere”, tutte insieme, provocarono la risposta del Mahdi.

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Hamas, movimento di resistenza islamica

LA QUESTIONE • Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008

Striscia di Gaza In arabo significa “ardore”, “zelo”, ma è anche l’acronimo di “Movimento di resistenza islamica”.
Hamas è la più grande organizzazione integralista palestinese, fondata da Ahmed Yassin nel 1987 all’inizio della prima Intifada con l’obiettivo di costituire uno Stato islamico in tutta la Palestina storica. Attualmente, è capeggiata da Khaled Meshaal, unico leader storico ancora in vita in esilio a Damasco.

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La politica estera italiana in Medio Oriente

FORUM Anno 1 - Numero 3 • Marzo 2008

Italian patrol kabul, kings tomb La nostra rivista, in collaborazione con RadioRadicale, ha organizzato un forum sulla politica estera italiana in Medio Oriente. Massimo Bordin, Vittorio Emanuele Parsi e Stefano Polli, gli editorialisti de il Vicino Oriente hanno conversato con illustri esponenti della stampa estera in Italia. Ci si è confrontati, alla vigilia delle elezioni politiche italiane, più sulle diverse posizioni di centrosinistra e centrodestra sulle questioni mediorientali, che sui temi di una politica estera nazionale. Contrastanti le opinioni tra i partecipanti, comune l’idea che si sconti l’assenza di una forte e unitaria politica estera europea in grado di rivelarsi protagonista ed incidere sui destini dell’area. Yossi Bar, corrispondente israeliano di Yedioth Ahronot, Jamal Moh’d Jadallah dell’agenzia di stampa palestinese Wafa, Eric Jozsef di Liberation, Yasemin Taskin del quotidiano turco Sabah e della televisione ATV e David Willey della BBC, gli ospiti della tavola rotonda.
All’interno il testo di alcuni interventi al forum, trasmesso in diretta il 20 marzo scorso da RadioRadicale. Sul nostro sito ilvicinoriente.it e su radioradicale.it è possibile ascoltare gli interventi completi.

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È possibile ripartire dalla sconfitta del “luogo comune”, di Alfredo Mantovano

ISLAM Anno 1 - Numero 3 • Marzo 2008

Manifestazione contro gli USA Proibirlo o non proibirlo? La discussione su Fitna, il film anti Islam del regista e deputato di estrema destra olandese Geert Wilters, e l’intenzione manifestata dal governo dei Paesi Bassi di inibirne la diffusione, ripropone una dialettica dejà vu a proposito di Submission, il cortometraggio sulla condizione femminile nelle società musulmane, costato la vita al suo autore, Theo Van Gogh. La ripropone non soltanto in Europa, e non soltanto con riferimento alla voce “libertà di espressione artistica”. È in gioco qualcosa di più: la nostra capacità di occidentali di essere fermi nell’esigere da chi viene da noi il rispetto di regole essenziali, fondate nella na - tura dell’uomo (in primis l’eguale dignità fra uomo e donna), ma al tempo stesso rispettosi dell’altrui fede religiosa e attenti ai diritti umani nei territori degli Stati a maggioranza islamica, che ricevono da noi collaborazione e aiuti per lo sviluppo.

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Auguri a Pacifici, nuovo presidente della Comunità ebraica romana, di Giuseppe Caldarola

ISRAELE Anno 1 - Numero 3 • Marzo 2008

Sinagoga di Roma Riccardo Pacifici è il nuovo presidente della Comunità ebraica romana, la comunità più numerosa d’Italia. Succede a Leone Paserman che per due mandati ha accompagnato la comunità romana. Per tanti aspetti è una scelta di continuità. Pacifici ha collaborato con Paserman ed è stato portavoce della comunità negli anni di Paserman. I due rappresentanti degli ebrei romani hanno accompagnato la comunità nel passaggio fra due rabbinati molto diversi, da quello di Ariel Toaf all’attuale del dr Di Segni. Ma non c’è solo continuità.

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14 marzo 2008. In Iran non cambia nulla, di Francesco De Leo

APPROFONDIMENTO Anno 1 - Numero 3 • Marzo 2008

Donne iraniane al voto TEHRAN - Ho assistito alle elezioni parlamentari del 14 marzo in Iran, sette giorni prima del capodanno 1387. Non mi era mai capitato di ascoltare comizi, vivere le tensioni che precedono il voto, recarmi nei seggi, assistere a tutti i passaggi con i quali si esercita forse il più importante dei diritti, conoscendone già l’esito.

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L’intricata faccenda dei confini di Israele

LA QUESTIONEAnno 1 - Numero 3 Marzo 2008

Confini di IsraeleSullo status giuridico dei confini di Israele non ci sono due esperti al mondo che la pensino allo stesso modo. Israele occupa circa 21.000 Kmq del territorio che le Nazioni Unite nel 1947 cercarono senza successo di dividere tra israeliani e palestinesi, mentre la West Bank (più la Striscia di Gaza) meno di 6.000.

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Un nuovo presidente La sfida di Beirut, di Alessandro Politi

APPROFONDIMENTO / 1 Anno 1 - Numero 2 Febbraio 2008

Supporter di hamas “Il Libano viene usato come mailbox per messaggi tra l’Iran e gli USA”, dichiara Oussama Safa, direttore del Lebanese Center for Policy Studies, il ché è macabramente vero da quando è stato imposto uno stallo alla rivoluzione dei Cedri e viene confermato dall’assassinio del capo terrorista Imad Mughniye.

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Pakistan: dopo Musharraf in cerca di stabilità, di Riccardo Redaelli

APPROFONDIMENTO / 2 Anno 1 - Numero 2 Febbraio 2008

Elezioni Pakistan Sulla base dei dati disponibili, i risultati delle elezioni pakistane hanno confermato la sconfitta del partito legato al presidente Musharraf, la PML-Q (Pakistan Muslim League). Tuttavia, i partiti dell’opposizione non hanno riportato una vittoria così schiacciante come immaginato da alcuni analisti.

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Alle radici del wahhabismo, di Massimo Campanini

MOVIMENTI ISLAMICI E ISLAMISTI Anno 1 - Numero 2 • Febbraio 2008

Interno moschea Si afferma spesso, con un sottinteso implicito giudizio negativo, che il regime saudita si regge sul wahhabismo e dunque su un sistema di pensiero “medievale” e “fanatico”. Eppure il wahhabismo è stato alle origini un movimento decisamente riformista. La sua prima caratteristica è di essere nato prima dell’impatto della colonizzazione europea sulle terre musulmane.

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Gerusalemme, il nodo mai sciolto

LA QUESTIONE Anno 1 - Numero 2 Febbraio 2008

Gerusalemme Città santa per le tre religioni monoteiste - terra promessa per gli ebrei, teatro della missione redentrice di Gesù e luogo di ascesa del profeta Maometto verso Allah -, Gerusalemme rappresenta il cuore simbolico del conflitto israelo-palestinese, crocevia delle speranze, ma anche dei lutti e dei tormenti che hanno attraversato la regione per secoli.

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Dalla quasi guerra alla pace? Di Giuseppe Caldarola

APPROFONDIMENTO / 1 Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Dalla quasi guerra alla pace? Non sappiamo se il 2008 sarà l'anno della pace. Il 2007 è stato l'anno della quasi guerra. Ce n'è una che incombe drammatica. È quella che gli Usa di Bush minacciano o fanno capire di essere pronti a fare se il paese degli ayatollah non smetterà di cercare l'armamento atomico. Siamo di fronte a una situazione abbastanza paradossale. Il governo degli Stati Uniti ha lanciato l'allarme, la Cia diffonde paper rassicuranti, Sarkozy si schiera a fianco degli americani, cosa che per un governo francese è quasi un miracolo, l'Europa nicchia, l’Italia in nome del realismo fiancheggia l'Iran. Tuttavia la questione iraniana non si svolge sul filo della teoria o del diritto di un paese di dotarsi di armamenti. La parte cruciale del dossier iraniano riguarda la minaccia che l'Iran esercita contro Israele. L'idea che l'atomica possa essere lanciata contro Gerusalemme è più che inquietante, è aberrante. Non dovrebbe far dormire la notte i leader europei. È per questo che sono poco comprensibili le furbizie italiane che dando l'idea di voler tenere a bada il "mostro" ignorano le legittime paure di Israele. Il fronte arabo-musulmano ha restituito in questo periodo tutta la drammaticità della situazione afghana. Anche qui l'Occidente, impegnato in una dura missione militare, non riesce a portare a casa il risultato della vittoria sul talebani che appaiono all'offensiva su tutto il territorio.

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2007:un momento di passaggio e incertezze, di Alfredo Mantovano

APPROFONDIMENTO / 2 Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

2007:un momento di passaggio e incertezze A prima vista, il 2007 si conclude con un bilancio di rovine. Guerra civile in Palestina, in particolare nei territori dell’Anp, tra i militanti di quest’ultima e Hamas. Destabilizzazione della Siria nei confronti del Libano, con attentati riconducibili alle rivendicazione di Damasco sul Golan e alla pretesa d’impunità per i mandanti dell’omicidio di Hariri. Perdurante instabilità in Iraq. Sangue e attentati ovunque. Minacce di ricorso all’arma nucleare e di distruzione di Israele da parte di Ahmadinejad e pesante persecuzione interna nei confronti di ogni tipo di opposizione.

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2008 annus mirabilis, di Gianluca Ansalone

APPROFONDIMENTO / 3 Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Per molti versi sarà così: un anno da ricordare per gli Stati Uniti d’America e per il Medio Oriente. Le due storie da sempre si intrecciano ma la vigilia delle elezioni presidenziali americane ha il sapore di una nemesi, di un “punto di svolta”. Almeno questa è la percezione che in larga parte l’opinione pubblica condivide, quasi che attendesse la fine dell’era Bush e l’inizio di una nuova fase politica. Ovviamente gestita dai Democratici alla Casa Bianca e al Congresso.
Ma a ben guardare le premesse di questa campagna, nonché la condotta politica di un Congresso già appannaggio dell’Elefante a stelle e strisce, i soloni del “cambio di rotta” potrebbero essere smentiti.

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Il futuro dell’islamismo moderato, di Massimo Campanini

MOVIMENTI ISLAMICI E ISLAMISTI Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Il futuro dell’islamismo moderato Qual’è la realtà e quale il futuro dei movimenti islamici e islamisti contemporanei? Innanzitutto bisogna distinguere tra islamici e islamisti. Col primo termine intendo i movimenti che nascono ed emergono dalla società civile e che perseguono l’islamizzazione dal basso; con il secondo intendo i movimenti che cercano di imporre un’islamizzazione dall’alto, frequentemente facendo ricorso all’uso della forza. La differenza di strategia implica ovviamente anche una differenza di mezzi utilizzati per raggiungere gli obbiettivi. È vero che movimenti islamici e islamisti perseguono fondamentalmente un unico fine: quello della realizzazione dello stato islamico. Entrambi sono dunque frutto della politicizzazione dell’Islam che si è affermata come una delle caratteristiche salienti di quella ideologia nel Novecento. Ma è altrettanto vero che confonderli o ritenere che siano nati per motivi identici condurrebbe a un grave fraintendimento della situazione.

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Afghanistan, il nuovo incubo pakistano, di Riccardo Redaelli

LA CRISI Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Afghanistan, il nuovo incubo pakistano La recente morte di Benazir Bhutto è solo l’ultima delle tragedie che hanno insanguinato il Pakistan dalla sua nascita, dal 1947 in poi. Uno stato debole, lacerato da tensioni etniche, politiche, religiose e sociali, ove molto spesso il ricambio politico è avvenuto solo attraverso colpi di stato, uccisioni, condanne per corruzione e fughe in esilio dei vari governanti.

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