Il costruttore di ponti, Alessandra Rizzo Paladini
Anno 1 - Numero 5 • Maggio 2008
Il Maresciallo Capo Daniele Paladini è morto nel novembre dello scorso anno nella Valle di Pagman, in Afghanistan, a causa di un attentato dinamitardo. Era lì con altri soldati italiani per la cerimonia d’inaugurazione di un ponte appena costruito.
Sua moglie ha donato queste parole alla Fondazione il Vicino Oriente, in occasione del 2° Convegno Internazionale di Otranto “Democrazia e Medio Oriente”.
Se dovessi parlare a mia figlia del suo papà direi “Aveva i capelli neri e gli occhi verdi. Era un soldato e aveva la divisa scura, gli scarponi duri, lo zaino pesante. Un giorno andò in un paese lontano ma non per combattere bensì per ricostruire. Il nostro soldato con gli occhi verdi costruiva ponti.” Qui il racconto che sto immaginando richiede una riflessione: i ponti uniscono. Il soldato – per definizione – esercita il mestiere delle armi. Come spiegare a una bimba di sei anni di un soldato che usava ferro, viti, bulloni tenuti insieme con l’ingegno e il saper fare delle mani? Di un soldato costruttore di ponti? “Il nostro soldato con gli occhi verdi era un costruttore di pace.” Continuerei prima di inanellare i ricordi della nostra vita condivisa. Oggi, a Voi tutti qui, proprio qui ad Otranto, dove il ricordo delle antiche armi non è ancora dimenticato, permettetemi di porgere l’augurio di usare al meglio la Vostra cassetta degli attrezzi affinché le parole siano ferro, viti e bulloni e si facciano dialogo. Affinché il dialogo diventi ponte. Ponte per unire.

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