Atti del seminario “Sguardi sull’Iran alla vigilia delle elezioni presidenziali” • Anno 1 - Numero 10-11 • Ottobre-Novembre 2008
Faezeh Hashemi Bahremani. Figlia dell’ex Presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani
Saluto tutti gli ospiti. Sono onorata di essere presente in un ambiente accademico. La cosa interessante che ho notato da ieri è che molte donne e uomini italiani che ho incontrato conoscono il persiano, e sono molto interessati alle questioni iraniane, oltre che informati. Si capiva che facevano delle domande molto precise e, considerando vari viaggi che ho fatto in questi anni all’estero, posso dire di non aver mai incontrato persone tanto interessate, tanto vicine a noi iraniani e di questo sono fiera. Ho preparato un testo per la mia relazione di oggi, ma il discorso del Professor Parsi e anche la scheda introduttiva mi hanno dato nuove ispirazioni e vorrei dare delle spiegazioni prima di cominciare il mio discorso.
Il filmato è stato interessante, era vero, era reale, però non rappresentava tutta la realtà. Se noi proviamo a osservare la realtà e a studiarla da vari punti di vista, la Comunità Internazionale e i nostri ospiti potranno meglio capire l’Iran. Come ha detto il Professor Parsi, per quanto riguarda l’Iran, ci sono definizioni politiche come “sinistra”, “destra”, “liberali”, “democratici”. Il significato di ognuno di questi termini è diverso da come lo si concepisce in Occidente e tutto quello che si fa in Iran va contestualizzato in quel determinato ambiente, dove il 98% della popolazione è musulmana e tutto deve essere considerato in base a credenze religiose. Per esempio, le persone che sono state intervistate in questo filmato sono persone informate politicamente ma se fosse stato presente anche un solo esponente dell’ala conservatrice avremmo avuto una visione più completa della questione. Volevo dire qualcosa anche in merito a quanto detto dal Professor Parsi in relazione al fatto che l’Iran cerca di avvalersi della tecnologia nucleare. Guardare all’Iran come una minaccia, secondo me, costituisce un atteggiamento pessimistico nei confronti di questo paese. Dopo la rivoluzione, in questi ultimi trent’anni, ma anche prima della rivoluzione, durante l’epoca dello Scia Pahlavi e dei Cagiari, non c’è nessun caso in cui l’Iran abbia attaccato un altro paese, non c’è mai stata una prova che l’Iran abbia minacciato la pace nel mondo, ma si è sempre difeso per le sue ideologie, ha difeso le sue credenze. È stato, piuttosto, anche vittima delle varie invasioni come, per esempio, quando Saddam Husseim ha fatto guerra per otto anni all’Iran. Nella storia iraniana, le grandi potenze del mondo - l’America, l’ex Unione Sovietica, poi la Francia, l’Inghilterra - hanno sempre minacciato l’indipendenza iraniana, e la gente iraniana ha sempre continuato a lottare. Se dobbiamo essere realisti, l’Iran ha ragione di essere sempre preoccupato e di tentare di affermarsi. Tuttavia, tenete conto che non ha mai causato una guerra o attaccato altri paesi e che sono passati trent’anni dalla rivoluzione e ancora siamo minacciati nel mondo. Perché non dobbiamo avere una tecnologia per tenerci in piedi, per stare in piedi e non aver bisogno di altri paesi? Quando Saddam Hussein ha attaccato l’Iran con le bombe chimiche, contro la Convenzione di Ginevra, ha attaccato noi e la nostra gente ancora soffre le conseguenze di queste bombe chimiche, ma noi non abbiamo mai attaccato il popolo iracheno, la gente civile. Molte cose accadono in guerra ma l’Iran si è sempre difeso e ha lottato contro il governo iracheno, il regime, non contro la gente. Molti civili iraniani hanno perso la loro vita in questa guerra di otto anni ma noi non ci siamo mai permessi di attaccare la gente civile irachena. Se noi proviamo a essere un po’ ragionevoli ci accorgiamo che c’è un doppio standard: si dice che la comunità internazionale sia preoccupata per il nostro programma di ricerche nella tecnologia nucleare e perché però non ci si preoccupa di Israele che ogni giorno attacca la Palestina, fa guerra in Palestina, fa stragi e perché non ci si preoccupa delle molte persone che vengono uccise in Iraq? Perché la Comunità Internazionale non si preoccupa di questo e si preoccupa, invece, dell’Iran che negli ultimi duecento anni non ha attaccato nessuno? Occorre evitare queste assurdità. La Comunità Internazionale, secondo me, non è tutto il mondo, noi consideriamo solo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, solo la Russia, la Cina, l’America e la Francia. Questi paesi non sono nemmeno d’accordo tra loro su questo argomento. E per trovare una risoluzione in merito non riescono ad accordarsi. Perché si parla di Comunità Internazionale quando la Comunità Internazionale non è costituita solo da cinque paesi? La Russia è in buoni rapporti con l’Iran. È vero che noi siamo sanzionati da alcuni paesi occidentali e, malgrado tutto, in trent’anni l’Iran è riuscito a sopravvivere. Abbiamo molti problemi come tutti i paesi del mondo. Ci sono molte contraddizioni tra partiti, tra idee a livello del governo, dello Stato, ci sono anche altri problemi per la gente, e ma io credo, considerandomi un’iraniana riformista, ed essendo stata per anni e anni attiva per i diritti umani e per la democrazia e le riforme, che l’Iran non sia in una pessima situazione. Noi crediamo che in Iran ci sia una vita sociale basata sull’uguaglianza e la giustizia. Per esempio, è vero che esiste in Iran il Consiglio dei Guardiani che esamina, considera e studia l’idoneità delle persone che sono candidate alle elezioni, ma tenete conto che anche nei paesi sviluppati occidentali, anche lì, non tutti possono essere candidati. Per esempio, uno che è candidato deve essere comunque scelto da alcuni gruppi, partiti. Non ogni persona che si presenta può essere candidata. Però, ogni paese, ha il suo modo di agire in questo ambito. Una delle cose che si dice sull’Iran è che sostiene Hezbollah o Hamas, in Palestina. Noi sappiamo che Hamas non è un gruppo terroristico ma è un partito politico riconosciuto in Palestina. Tutti i gruppi che lottano in Palestina difendono i palestinesi e il territorio dagli attacchi di Israele. Nella guerra dell’anno scorso, durata trenta giorni, Hezbollah ha difeso il Libano da Israele. Noi non consideriamo Hamas e Hezbollah gruppi nemici dell’Iran. Come è possibile giudicare il fatto che tutta la comunità internazionale va contro Al Qaeda, sono state fatte guerre per questo e Al Qaeda continua, ancora, ad essere viva? Perciò queste sono le duplici, ambigue visioni che ci sono sui diritti umani nel mondo. Alcuni paesi della Comunità Internazionale guardano la cosa dal punto di vista dei loro guadagni e hanno la loro definizione del terrorismo e dei diritti umani e in base a questo attaccano e criticano l’Iran. Ma la Storia non dice questo. Ci sono pochi paesi che, come l’Iran, cercano la pace. L’Iran ha una sua caratteristica: è duro e severo nella ricerca di ottenere i suoi diritti e la sua indipendenza. Le potenze, prima della rivoluzione, erano sempre presenti in Iran, si permettevano di saccheggiare l’Iran e gli Stati e i regimi sostenevano questa cosa, mentre la Repubblica Islamica è molto decisa a rispettare i guadagni di tutte e due le parti. Noi che siamo tutti accademici, la realtà la dobbiamo guardare attraverso un altro punto di vista. Adesso comincio il mio discorso, la mia relazione.
Innanzi tutto ringrazio la Fondazione del Vicino Oriente, il Signor Francesco De Leo, suo presidente, che è tanto impegnato per la conoscenza del mondo orientale. L’avvicinamento della gente con questa regione è molto importante al fine di poter aiutare una pacificazione di tutti i paesi del mondo. Faccio a tutti i miei saluti cordiali. Saluto tutte le persone che sono lontane dall’intolleranza, credono all’umanità. Io sono dell’Oriente, là dove, già nella storia medievale la gente pensava molto liberamente, parlava e scriveva. Io appartengo a quest’area strategica, appartengo all’Iran.
L’Iran è un paese molto antico, di una civiltà antica che dopo l’avvento dell’Islam nella penisola arabica ha deciso di diventare musulmano e di rispettare i concetti islamici. Noi siamo qui per parlare delle riforme in Iran. Considerando il fatto che, oggi, siamo in un mondo omogeneo, che va verso la globalizzazione è ovvio che parlare per poter raggiungere un dialogo è molto importante. La globalizzazione è un fattore importante senza il quale non si può parlare delle riforme. E comunque non è una cosa della quale si può parlare in mezz’ora. Bisogna considerare che le riforme in Iran non sono una cosa astratta rispetto agli altri fenomeni mondiali ma devono essere considerate in relazione alle circostanze mondiali. Nei dizionari iraniani della lingua farsi per le riforme ci sono vari significati : “mettere a posto, sistemare, allontanare il male, e correggere i difetti e la corruzione”. Nel Corano, che è la base fondamentale ideologica per noi iraniani musulmani, con la parola riforma si intende “il togliere la corruzione dall’ambiente sociale e creare pace tra le forze nemiche”. Anche il nostro Profeta spinge, promuove le riforme per poter aiutare la gente a non essere vittima del dispotismo. Come saprete storicamente le riforme in occidente sono considerate un movimento religioso e, anche filosoficamente, sono collegate all’umanesimo, un movimento del ‘500. Ma poi, però, la Chiesa non è riuscita a esaudire questa richiesta. Ma il termine “riforme”, negli ultimi anni, nella terminologia politica iraniana è riferito a un gruppo politico schierato contro i conservatori e non c’entra con quello che si concepisce in occidente come “riforme”, perché né i conservatori tentano di succhiare il sangue alla religione per iniettarlo nel potere né, tantomeno, i riformisti sono contro la rivoluzione. Secondo Maometto, i musulmani non devono avere un giorno uguale all’altro. Significa considerare le circostanze del tempo e del luogo nel seguire i concetti islamici. In Iran le riforme godono di un precedete storico. Per esempio, iniziative di personalità politiche come Abbasmirza Amirkabir Sepahsalar, prima della rivoluzione costituzionale e persino alcune attività di Reza Khan e Mohammad Reza Pahlavi, lo Scià di Persia, sono esempi delle riforme in Iran. E considerando le origini storiche delle riforme in Iran non si può darne una definizione trasparente. Alcuni attribuiscono un significato secondo cui esse sono contro la corruzione e alcuni sostengono siano contro la rivoluzione. Alcuni lo considerano un movimento contro il conservatorismo e lo status quo, altri dicono che le riforme devono venire dal basso, altri ancora dall’alto; alcuni ritengono che debbano essere imposte da fuori, altri dall’interno del paese. Perciò il fenomeno delle riforme ha assunto vari significati nel nostro paese. In genere dobbiamo considerare che la rivoluzione iraniana del 1979, anche se ha avuto forse aspetti un po’ violenti e viene quindi considerata una rivoluzione, partiva dall’idea di poter fare delle riforme profonde, proprio radicali per poter raggiungere l’indipendenza, la libertà, l’uguaglianza e la Repubblica islamica in Iran. Ma purtroppo è stata contrastata da parte dei paesi stranieri, soprattutto occidentali. Per esempio i problemi interni, otto anni di guerra imposta e l’embargo internazionale hanno portato il paese a un periodo di ricostruzione e perciò l’inizio delle riforme è stato la ricostruzione del dopoguerra. Quando è stato eletto Khatami è cominciata una nuova fase delle riforme. Nella letteratura delle riforme, la democrazia è alla base delle riforme. Le riforme hanno come idea principale il rispetto dei diritti civili, il rispetto dell’umanità, la competizione tra i partiti, la riforma delle questioni sociali, le elezioni, il rafforzamento delle istituzioni civili e il rispetto delle idee degli altri. Per questo ci vuole un dialogo che da una parte è quello a cui aspirano tutte le persone liberali moderne, ma che ha anche origine nella rivoluzione costituzionale e nel movimento nazionale della rivoluzione islamica. Bisogna considerare che anche se i riformisti iraniani sono influenzati dalla democrazia nel senso occidentale della parola, ci sono comunque delle differenze: in Occidente la democrazia vuol dire che la gente decide per tutto e non considera Dio, mentre il riformismo islamico iraniano considera la maggioranza, l’idea della gente, però l’idea della maggioranza dev’essere inquadrata dalla religione, dalla Sharia. Una delle cose che può essere considerata studiando il movimento riformistico in Iran è l’aspetto del secolarismo. Il mondo cerca di insistere perché la politica secolare dia un nuovo aspetto alle riforme e crede che indebolendo il ruolo politico e il ruolo sociale della religione si possa rafforzare il secolarismo. Mentre bisogna dire che il riformismo, soprattutto per chi ha più interessi religiosi, cerca di poter attingere alle idee mondiali per poter dare loro un senso interno. I concetti partiti dalla cultura occidentale devono essere nazionalizzati per poter trovare una certa distanza dal secolarismo, perciò non si può arrivare alle riforme senza seguire i regolamenti islamici. Ci sono alcuni concetti come la concordia, la libertà, la giustizia, l’uguaglianza e il consiglio che hanno significati completamente religiosi e che devono essere ricostruiti in base a idee moderne. Per questo i riformisti sono suddivisi in varie categorie: ci sono i riformisti conservatori, gli ultrariformisti, i riformisti di destra ecc…Il riformismo in Iran è un movimento radicato e storico che per essere confermato ha bisogno di più tempo e più esercitazione. Le potenze straniere devono considerare i valori islamici e rispettare i diritti umani e aiutare l’Iran senza considerare i propri profitti, devono aiutarlo ad arrivare alla libertà, all’uguaglianza e a una conciliazione completa. Ho pensato che fosse meglio spiegare cosa si intende per riforme, per poi poter offrire una visione più realistica della situazione. La definizione delle riforme è molto importante per poterne poi parlare. Vi ringrazio, dunque, per la vostra presenza e per aver ascoltato il mio discorso.
Faezeh Hashemi Bahremani
Nata nel 1962 e laureata in Scienze Politiche all’Università Azad Eslami di Tehran e in Amministrazione Commer ciale all’Univer sità Alzahra di Tehran, Faezeh Hashemi Bahremani ha conseguito due master in Diritto Internazio nale all’Università Azad Eslami, e uno in Diritti Umani all’Università Centrale di Londra (UCE). Ex parlamentare del Consiglio Islamico Iraniano dal 1997 al 2000, è stata Vice Presidente del Comitato Nazionale Olimpico Iraniano per 10 anni fino al 2003 e ha fondato la Federazione Sportiva per le Donne dei Paesi Islamici nel 1991, di cui è attualmente presidente. Dal 1998 al 1999 è stata direttrice responsabile della rivista ‘Zan’(Donna). Faezeh Hashemi Bahremani è stata inoltre Segretaria Generale della rete comunicativa tra le ONG femminili per 5 anni, rappresentante dell’Associazione dell’E ducazione Fisica nel Consiglio Culturale e Sociale per le Donne, fondatrice dell’Associazione per i giornalisti e fotografi sportivi, membro dell’Alto Consi glio dello Sport, del Consiglio delle O limpiadi Asiatiche e del Comitato per lo Sport e la Pace.

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