PERSONAGGI • Anno 1 - Numero 10-11 • Ottobre-Novembre 2008
Nell’ottobre 1973, nelle fasi più convulse della ‘Guerra del Kippur’ in cui Israele cercava di arginare l’avanzata degli eserciti di Siria ed Egitto, il premier laburista Golda Meir fu sul punto di suicidarsi. Dieci anni fa, nel 25° anniversario del conflitto, il quotidiano Yediot Ahronot pubblicò il contenuto di una drammatica conversazione fra la signora Meir e il leader socialista Yaakov Hazan.
"Durante la Guerra del Kippur - disse Golda - fui molto vicina a togliermi la vita. Proseguii nei miei impegni solo per un senso di responsabilità, solo perchè mi chiedevo che effetto avrebbe avuto (un suicidio) su di loro, sui giovani combattenti, su tutto il popolo". "Per loro dovevo continuare a vivere - aggiunse il premier - ma la mia vita reale si concluse allora". Pochi mesi dopo la Meir avrebbe rassegnato le dimissioni e abbandonato la vita politica.
Fu quello il momento più drammatico nella vita di quella che è passata ai libri di storia come la prima donna ad aver guidato il governo di Israele.
Nata in Ucraina nel 1898, Golda Meir arrivò in Palestina solo nel 1921, quando si trasferì nel Kibbutz di Merhavyah con il marito Morris Meyerson. Fu proprio all’interno del Kibbutz che la Meir si formò politicamente e aderì al Mapai, partito dei lavoratori israeliani, che si fonderà, insieme ad altre realtà di ispirazione socialiste, nel partito dei Laburisti.
Dopo la proclamazione dello Stato d’Israele (14 maggio 1948), divenne ambasciatrice a Mosca, successivamente ministro del Lavoro nei governi Ben Gurion e Sharett, e ministro degli Esteri per il periodo 1956-1965, anni in cui si guadagnò fama e prestigio a livello internazionale. Nel 1966, divenne Segretaria Generale del partito Mapai. Nello stesso anno si ammalò di leucemia. Tre anni dopo, nel 1969, dopo la morte di Levi Eshkol le insistenze del suo partito la convinsero ad accettare la carica di primo ministro.
Al governo la Meir strinse ottimi rapporti con gli Stati Uniti, in particolare con il presidente Nixon e incoraggiò fortemente l’immigrazione degli ebrei nella terra d’Israele. Furono due le crisi più gravi che il suo governo dovette affrontare. La prima nel 1972, quando un commando palestinese, il Settembre Nero, prese in ostaggio la delegazione di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, allora Germania Ovest, rivendicando la liberazione di prigionieri politici palestinesi. Il ricatto non ebbe presa con la Meir (“con i terroristi non si tratta”, era stata la sua linea di governo): nell’improvvisato blitz delle teste di cuoio tedesche, tutti gli ostaggi e 5 degli 8 terroristi persero la vita. A seguito di questa tragica vicenda, il Mossad, su ordine della Meir, inizierà una politica repressiva mirata a tutti i nuclei sospettati di essere in contatto con Settembre Nero.
Ma fu l’anno dopo, nel 1973, che qualcosa si ruppe dentro di lei. Israele, attaccata a sorpresa in ottobre da Egitto e Siria (la guerra dello Yom Kippur), subì perdite importanti prima di vincere la guerra. Golda venne riconosciuta esente da qualsiasi responsabilità in un’inchiesta realizzata lo stesso anno dai servizi segreti: se avesse attaccato prima dell’effettiva offensiva araba, Israele avrebbe dovuto infatti rinunciare all’aiuto decisivo degli Stati Uniti. Ma l’esercito, almeno nei primi momenti del conflitto, fu colto impreparato e la stampa e l’opinione pubblica puntò l’indice contro il primo ministro. A 76 anni, stanca e ammalata, la Meir decise di dimettersi e di lasciare la politica. Morì a Gerusalemme l’8 dicembre del 1978, dopo una battaglia durata dodici anni contro la leucemia.
Fu una decisionista. Di lei si ricorda lo straordinario polso verso i suoi compagni di partito, fra cui figuravano personaggi carismatici come Abba Eban e Moshe Dayan. Una battuta, rimasta celebre, voleva proprio che Golda fosse “l’unico componente del governo con gli attributi”. Il suo governo ebbe luci e ombre. Ma, e questo glielo riconobbero anche i suoi avversari interni, aiutò Israele ad affermare in Medio Oriente e nel mondo il suo diritto alla sopravvivenza.

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