CONVERSAZIONI • Anno 1 - Numero 10-11 • Ottobre-Novembre 2008
Su www.mediterraneanpeaceforum.org il programma ufficiale, i comunicati stampa e le fotografie del 1° Forum per la Pace nel Meditteraneo
Il prof. Giulio Giordano è tra i fondatori del “Mediterranean Peace Forum”, a lui sono state affidate le funzioni di Delegato Generale per l’Europa. Il Vicino Oriente lo ha incontrato nel bellissimo Castello di Acaya, un borgo situato vicino Lecce, dove il M.P.F. ha la sua sede europea.
Cos’è il Mediterranean Peace Forum e cosa sarà questo 1° Forum per la Pace nel Mediterraneo che si svolgerà a Lecce alla fine di novembre?
“Il Mediterranean Peace Forum è un’organizzazione non governativa costituita a Parigi nel 2006 in ambito UNESCO, cioè da personalità che hanno fatto parte in passato dell’UNESCO, come l’ex Direttore Generale Federico Mayor o l’Ambasciatore Omar Massalha, o che ci gravitano attualmente. Nasce con una peculiarità precisa rispetto ai tanti Forum esistenti nel mondo. Nessuno di loro affronta in maniera specifica e complessa il problema della pace nel Mediterraneo. Vi sono state tante iniziative nel passato, tutti ricordiamo, per esempio, la prima Conferenza di Barcellona nel ’95, la seconda Conferenza di Barcellona e, in ultimo, la recente proposta di Sarkozy, l’Unione per il Mediterraneo, lanciata dal Presidente francese agli inizi della sua presidenza della Commissione Europea. Tutte iniziative, per lo più a opera di strutture governative o intergovernative, che hanno dato ad oggi risultati poco soddisfacenti. Non lo hanno fatto per moltissime ragioni che qui non è il caso di approfondire, ma che non hanno dato risposte a tutte le inquietudini e le domande che la società civile si è posta e continua a porsi in rapporto al problema della pace nel Mediterraneo. Questo Forum, questa organizzazione, intende esattamente ribaltare il metodo di analisi del problema, da sempre affrontato con i due canoni tradizionali di una politica internazionale degli stati o di organismi sovranazionali, come l’Unione Europea. Intendo dire che è stata affrontata esclusivamente dal punto di vista delle relazioni internazionali tra i governi, non rispondendo alle aspettative dei popoli, considerando la pace come una condizione iniziale e non come una conquista. Non hanno compreso che la pace si conquista attraverso una lunga attività di cooperazione tra i popoli, di conoscenza reciproca, di analisi delle problematiche, di convergenze e incontro tra i popoli. Il Mediterranean Peace Forum intende procedere esattamente in questa direzione, intende essere un forum della società civile, non un’organizzazione con caratteristiche tipiche di quelle governative. Intende promuovere una serie di riflessioni, ma anche di attività concrete, per arrivare a questo obiettivo, che è la pace nel Mediter raneo, partendo da un concetto semplicissimo. Tutti i popoli del Mediterraneo devono trovare un modus vivendi in base a una considerazione molto semplice: siamo tutti “condannati” a vivere insieme. Lo slogan del Mediterranean Peace Forum è appunto “vivere insieme”. Vorrei precisarle che quando parliamo di Mediterraneo intendiamo riferirci anche a quei popoli che non hanno una riva sul Mediterraneo, ma che sono fortemente legati a un processo di pace nell’area. Un esempio tra tanti è la Giordania, che non ha certo spiagge sul Mediterraneo, ma è intimamente legata alle sorti dell’auspicabile soluzione del conflitto israelo-palestinese. Il 1° Forum per la Pace nel Mediterraneo che si svolgerà a Lecce, a partire dal 27 Novembre prossimo, non intende affrontare in maniera monotematica un argomento, ma proprio perché è il primo, intende fare una panoramica sulla possibile azione successiva attraverso l’analisi di cinque tematiche chiave, in base alla considerazione che il Mediterraneo è uno spazio di dialogo interculturale e di solidarietà. È evidente quanto sia, allo stesso tempo, uno spazio dove esistono profondi conflitti e problemi complessi, ma non dobbiamo dimenticare il suo essere spazio di cooperazione economica e sociale, dove è necessario mettere in piedi un progetto per lo sviluppo sostenibile tra i popoli. In ultimo, il Mediter raneo è anche un’area dove nel recente passato hanno avuto moltissima in fluenza i media, che forse, in alcuni casi, non hanno molto aiutato i popoli alla presa di coscienza di questa ineluttabilità del vivere insieme”.
Chi saranno i partecipanti al Forum per la Pace nel Mediterraneo di Lecce?
“Saranno persone della politica, della cultura, della comunicazione, del mon - do universitario che sono stati invitate dall’Organizzazione a Parigi. Potranno però intervenire anche tutti i cittadini del luogo dove si svolge il Forum. Il 1° Forum per la Pace nel Mediterraneo sarà un’assise aperta: tutti potranno partecipare alle sedute plenarie, tutti potranno partecipare all’analisi che si farà nelle sessioni specializzate e prendere la parola, ovviamente sotto il coordinamento e la regia di un presidente della seduta. L’inaugurazione del Forum è prevista per il 27 Novembre, in mattinata, al Teatro Politeama di Lecce con interventi di Capi di Stato, Ministri degli Esteri o comunque personalità dei ministeri esteri di alcuni paesi, ministri di vari settori, personalità italiane con in testa, ovviamente, gli ospiti della manifestazione che sono le autorità locali della Regione Puglia, della città di Lecce e della città di Vergole, dove, nel Castello di Acaya, è ubicata la sede permanente della Delegazione Generale per l’Europa del Mediterranean Peace Forum. Accanto al ricco programma di lavori, vi è poi una programmazione di iniziative ludiche e culturali. Alcuni personaggi del mondo della musica hanno ritenuto opportuno partecipare per dare il loro significativo contributo. Tra loro presenze che non giungono dall’area mediterranea, a dimostrazione del fatto che, come dice il nome scelto, questo non vuol essere un forum mediterraneo per la pace, ma il primo forum per la pace nel Mediterraneo e avvalersi di presenze internazionali che verranno a testimoniare la loro fiducia per un’azione che deve svolgersi”.
Nella conferenza stampa di presentazione del 1° Forum per la Pace nel Mediterraneo ha parlato di “una riconoscenza di noi stessi attraverso la conoscenza degli altri”. Vogliamo chiarire questo concetto?
“È un concetto che presiede a tutta l’attività svolta in generale dall’UNESCO in questi settori specifici. Per questo dicevo che il Forum nasce in ambito UNESCO, cioè nasce in un humus culturale di questa Agenzia delle Nazioni Unite che ha da sempre privilegiato il dialogo, e non lo ha scoperto solo nel recente passato. L’UNESCO è stata fondata nel 1948 con questa finalità, per portare una testimonianza nel mondo di allora scosso dagli esiti della Seconda Guerra Mondiale, su come, attraverso la scienza, l’educazione e la cultura, si potesse ricucire l’enorme strappo che si era creato con il conflitto mondiale. Da allora l’UNESCO persegue queste attività in favore soprattutto della pace e dei diritti dell’uomo. E da lì nasce, quindi, la considerazione che è alla base di questo nuovo attore che si affaccia sul Mediterraneo e che, appunto, non vuole ripercorrere strade unicamente basate su accordi di vertice presi dagli Stati. Ovviamente gli accordi devono esserci, perché altrimenti non c’è riconoscimento internazionale, ma quello che è più importante per noi è che ci sia tutto un processo di analisi e conoscenza dell’altro. Si ha paura dell’altro quando non lo si conosce e non fa nessuna differenza, in questo, che chi non si conosce sia comunitario o extracomunitario, perché se io non conosco gli usi, i costumi, le abitudini, le strutturazioni mentali di un popolo, ai fini della conoscenza poco importa la sua provenienza. Se imparo a conoscere l’altro e se l’altro impara a conoscere me, si realizza il fondamento di una convivenza civile che, sicuramente, si svolgerà entro i canoni del rispetto reciproco. Ecco perché, alla fine, se non ci riconosciamo nell’altro, non conosciamo neanche noi stessi, perché se conoscessimo noi stessi a fondo, non potremmo non renderci conto che ci sono principi fondamentali che accomunano tutti i popoli indistintamente. Questa è anche la motivazione del perché uno dei temi fondamentali di questo primo Forum è il ruolo dei media nel processo di costruzione della pace nel Mediterraneo. È scopo fondamentale dei media fornire informazioni, fare comunicazione, ma anche approfondimento…cosa oggi un pò trascurata. Per necessità obiettive dei media, legate alla velocità dell’informazione, oggi purtroppo si fa sempre meno approfondimento, un tipo di attività che resta fondamentale”.
Una delle motivazioni dei conflitti tra i popoli del Mediterraneo ha senz’altro una natura di tipo religioso. Anche qui il deficit conoscitivo ha la sua grande rilevanza. Qual è l’aspetto metodologico con cui il Mediterranean Peace Forum intende accostarsi alla questione etica?
“Noi, per quanto riguarda lo specifico problema delle religioni, rifiutiamo assolutamente l’idea che il motivo per cui non si sviluppa un serio processo di pace nel Mediterraneo, sia unicamente quello dei conflitti interreligiosi o intrareligiosi. Le questioni religiose vanno esaminate, a mio avviso, intanto nel rispetto assoluto dei tempi, dei modi e della visione religiosa della vita civile di un popolo. Così come in politica, si addebita all’eurocentrismo l’aver provocato, anche nel recente passato, enormi guasti, mi permetto di dire che anche il considerare la religione cattolica al centro di una costruzione europea, è certamente un modo errato di considerare le cose in questo settore. Il Forum vuole avere, per questo motivo, un approccio “laico” al problema religioso, cioè un approccio che non sia fazioso, che non tenga conto delle situazioni delle singole religioni. Noi molto spesso non capiamo che nel fatto religioso ci sono momenti di elaborazione e di approfondimento del pensiero che, come è stato, per esempio, nella nostra tradizione cattolica, provengono da lacerazioni profonde. Non possiamo meravigliarci che ci siano dei conflitti intrareligiosi all’interno dell’Islam, perché noi stessi, nel mondo cattolico, abbiamo assistito a scontri di natura religiosa per parecchie centinaia di anni. Tra la prima crociata contro gli Albigesi, che tra l’altro non erano extracomunitari, ma cittadini di una nazione europea, fino alle stragi nei confronti dei protestanti, sotto il regno di Luigi XIV, sempre in Francia, intercorrono circa quattrocento anni di storia. Allora non dobbiamo meravigliarci che all’interno della religione islamica vi siano ancora momenti di frizione, momenti di attrito, momenti di lotta, momenti di scontro intrareligioso. Aggiungerei a questo l’auspicio di una visione più attenta e controllata che dev’esserci nel rapporto tra le tre religioni monoteiste e non solo”.
Il Mediterraneo vive questa interazione, che a volte diviene contrapposizione, tra Oriente e Occidente. Cosa, secondo Lei, noi occidentali possiamo imparare dalla ricchezza della cultura orientale, e quanto la nostra tradizione può esser d’aiuto per i Paesi d’Oriente?
“Noi dovremmo cercare più spesso di andare un pò indietro nei secoli per conoscere meglio la storia, ne tireremmo delle conseguenze interessanti anche per la comprensione del nostro vivere quotidiano. Tutti sanno che vi è stato un periodo, che più o meno è coinciso con la riconquista spagnola della Spagna sugli arabi, in cui questa cultura ha vissuto il massimo del suo splendore. La cultura araba è stata uno dei fondamenti e dei pilastri della nostra cultura medievale. Se non vi fosse stata la cultura araba tutta una parte della cultura occidentale non sarebbe mai esistita. Ma la storia ci ha anche abituato ai corsi e ai ricorsi e dopo questo periodo di splendore l’elaborazione del pensiero in ambito occidentale è andata sempre più affinandosi e pian piano, parlo del Secolo dei Lumi, è andata sfociando in una civiltà, di tipo occidentale, che privilegia la scienza dal punto di vista del fare, piuttosto che del pensare, che privilegia concetti di assoluta laicità nel vivere civile di tutti i giorni. A causa di questa evoluzione del pensiero la civiltà araba è rimasta, per un certo tempo, per così dire dormiente e non ha iniziato un processo di riesame, di rielaborazione di se stessa come noi abbiamo fatto attraverso secoli e secoli di storia. In questo momento siamo di fronte a una specie di rinascenza nella cultura araba, che avviene attraverso una rivisitazione, a volte purtroppo in maniera cruenta, di quelli che sono i principi fondamentali dell’Islam. È evidente che questa cultura è in fase di ebollizione, di una nuova interpretazione di se stessa da parte di forze anche opposte al suo interno e che quindi, da parte nostra, bisogna che non venga a mancare quel rispetto per questi momenti storici dei nostri fratelli mediterranei di diversa estrazione culturale e religiosa. Ecco perché parlavo prima di una visione laica, cioè di una visione che, in un certo senso, raffreddi tutta questa emotività che si è creata nella fattispecie mediterranea e che impedisce poi, per alcuni versi, il raggiungimento della pace nel Mediterraneo. Dico per alcuni versi, perché non vorrei nemmeno che ci nascondessimo dietro un dito. I problemi che ostano la pace nel Mediterraneo sono molto spesso, anche se non dichiarati, di natura molto meno nobile di quella religiosa. Ecco perché il Forum, come dicevo all’inizio, non soltanto vuole riflettere, ma vuole operare, cioè vuol realizzare azioni concrete. Una di queste sarà per esempio, nella primavera del 2009, l’organizzazione di un grande Forum dei giovani nel Mediterraneo, proprio partendo dall’assunto che è necessario che i giovani riflettano su queste problematiche. Riuniremo questi giovani per quattro o cinque giorni per discutere, riflettere e dibattere su tutte queste questioni. Più giovani sono meglio è, perché potranno riflettere senza incrostazioni e coinvolgimenti di tipo politico e religioso”.


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