APPROFONDIMENTO / 1 • Anno 1 - Numero 9 • Settembre 2008
L’innegabile interrelazione tra le politiche di Washington e Teheran assume particolare importanza alla luce delle elezioni presidenziali che si terranno a breve in entrambi i paesi. Se il fattore Iran ha un’influenza diretta sulle imminenti presidenziali americane, l’esito di queste e la politica intrapresa dall’amministrazione che andrà alla Casa Bianca nei confronti dell’Iran, avranno implicazioni dirette sulle presidenziali iraniane del 12 giugno 2009.
Lo scontro elettorale tra McCain e Obama rappresenta quindi molto di più di una mera questione nazionale, soprattutto data la diversità delle dichiarazioni dei due candidati riguardo all’Iran. Mentre infatti il senatore democratico ha più volte affermato di voler incontrare il presidente iraniano per avviare un processo di distensione simile a quello intrapreso con l’Unione Sovietica negli ultimi anni della Guerra Fredda, McCain ritiene che la minaccia posta dalla potenza iraniana renda inconcepibile ogni forma di dialogo con essa. Il dialogo sarebbe infatti considerato simbolo di debolezza nei confronti di un paese che, a parer suo, sponsorizza il terrorismo internazionale, supporta l’estremismo in Iraq, auspica la cancellazione di Israele e persegue l’arricchimento dell’uranio.
Ammesso che le posizioni assunte in campagna elettorale corrispondano effettivamente alla politica che il futuro presidente americano intraprenderà nei confronti di Teheran, è fuori questione che essa determinerà non solo la scelta dell’elettorato iraniano, ma anche la futura politica estera del paese, in un gioco reiterato ormai per quasi un trentennio.
Come emerso nelle presidenziali iraniane del 2005, infatti, tanto più gli Stati Uniti attueranno la politica del bastone nei confronti dell’Iran, tanto più probabile sarà l’affermazione dei conservatori radicali, rappresentati da Ahmadinejad stesso nel nome della sicurezza, sovranità e incolumità della Repubblica Islamica. La tenue distensione degli ultimi mesi tra Stati Uniti e Iran, se perpetuata, potrebbe al contrario avere degli effetti benefici in previsione delle prossime elezioni.
La vittoria del candidato ultraconservatore nelle presidenziali del 2005 è stata di certo influenzata dalla politica dell’amministrazione Bush dopo l’11 settembre, quando con lo State of the Union Speech, il “dialogo di civiltà” del predecessore Khatami fallì miseramente, dando spazio a una politica aggressiva e isolazionalista nei confronti del paese dell’“Asse del male”. Nel giugno 2005 l’elettorato di un Iran da sempre desideroso di ottenere il pieno riconoscimento della comunità internazionale e un ruolo cruciale nel Medio Oriente è stato dunque artefice dell’elezione di Ahmadinejad alla carica presidenziale e del conseguente disfacimento del fronte riformista, al potere per due mandati consecutivi.
La politica estera intrapresa dal nuovo presidente iraniano, principalmente contraddistinta dall’escalation con il Grande Satana (gli Stati Uniti) sul programma nucleare e dall’attacco verbale nei confronti del Piccolo Satana (Israele), è stata lo strumento per realizzare l’egemonia regionale e internazionale dell’Iran, negatale dall’amministrazione Bush. E la crescita del peso della Repubblica Islamica durante il mandato di Ahmadinejad è stata indiscutibile, tanto che persino l’imperscrutabile Leader Supermo Khamenei si è officiosamente schierato a favore della sua rielezione. Sebbene la carica presidenziale sia solo uno degli elementi che compongono il complesso processo decisionale della politica estera iraniana, il fatto che tale figura abbia assunto un ruolo chiave nel rappresentare internazionalmente la Repubblica Islamica a livello diplomatico e mediatico, fa sì che mai come ora le elezioni di questa carica vengano ritenute il punto cardine della futura politica estera del paese. Si potrebbe quindi semplicisticamente affermare che l’esito delle presidenziali iraniane dipenderà dalle elezioni americane del 4 novembre, ma non sono da sottovalutare, oltre ai molteplici aspetti di politica interna, la politica israeliana e la questione irachena, entrambe fondamentali per decretare quale sarà il ruolo geopolitico dell’Iran nella regione.

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