CULTURA /2 • Anno 1 - Numero 7-8 • Luglio-Agosto 2008
Allora Abu Sir se ne andò al palazzo reale e disse al re: "Sono uno straniero, di mestiere bagnino. Quando sono entrato nella tua città, ho voluto andare al hammam. Ma non ne ho visto neanche uno! Com’è possibile che in una città bella come la vostra non ci sia un hammam, che è una delle migliori delizie di questo mondo?" "Che cos’è un hammam?", chiese il re. Abu Sir si mise a descriverglielo e alla fine gli disse: “La tua sarà una città perfetta solo quando ci sarà un hammam” (Le Mille e una notte, Storia di Abu Qir e Abu Sir).
Nella letteratura araba, non c’è forse un’esaltazione più efficace e convinta del hammam di quella che si trova nella famosa novella di Abu Qir e Abu Sir. In questo testo, il hammam è celebrato non tanto per la sua utilità, quanto perché rappresenta quel “qualcosa in più” – il piacere e l’amore per la bellezza – che rende “perfetta” una civiltà.
In effetti, nella città musulmana medievale, il hammam non è solo il luogo in cui si compie l’abluzione rituale, preliminare necessario all’adempimento della preghiera canonica, e dove in generale si cura la salute del corpo, ma anche e soprattutto un luogo d’interazione sociale e di cultura. Come spazio letterario, per certi aspetti paragonabile alla taverna e più tardi al caffé, il hammam ha ispirato un genere particolare di poesia occasionale e amorosa. Le pareti degli hammam medievali conservano d’altra parte alcune fra le più importanti testimonianze della pittura figurativa prodotta nel medioevo islamico, evitata di regola negli edifici religiosi.
Il hammam è così allo stesso tempo un luogo caratteristico della civiltà islamica e uno spazio profano che ha accolto costumi mal visti dai fautori di un islam puritano. Per chi vuole preservare l’islam da ogni contaminazione con le altre tradizioni religiose, il hammam costituisce in effetti una sfida temibile. Nei suoi vapori, i confini diventano incerti: sincronicamente, perché è un luogo di incontro fra confessioni diverse, diacronicamente, per la sua continuità con le terme greco-romane, già filtrate dal loro adattamento bizantino alla morale cristiana.
Il hammam è insomma uno degli aspetti più tangibili dell’intimità culturale fra l’islam e le civiltà in mezzo alle quali si è formato.
Coloro che inizialmente hanno messo in guardia da questa intimità (“State alla larga dal bagno pubblico” – ammonisce un detto attribuito a Muhammad - “perché è una delle case degli infedeli”) sono rimasti una minoranza. Questo atteggiamento difensivo era in effetti incompatibile con l’ideologia dominante negli imperi musulmani sorti in seguito alle conquiste arabe. Per questa ideologia, infatti, i califfi erano gli eredi legittimi del progetto di Alessandro Magno, celebrato nel Corano come il sovrano universale che ha congiunto l’Oriente e l’Occidente, proprio per la loro capacità d’integrazione delle diversità culturali.
L’immaginario collegato al hammam ha subito profonde mutazioni nel periodo moderno. A partire dal ’700, quando l’Europa ha cominciato a costruire la propria identità anche sulla differenza dall’oriente islamico, i viaggiatori hanno visto nella versione islamica delle terme, ormai nota come “bagno turco”, un luogo deputato dell’esotismo.
Ma nel seno stesso delle società musulmane, con il processo di modernizzazione avviato nell’’800, il hammam ha perso terreno insieme ad altri aspetti della cultura tradizionale. Così, quello che nella novella di Abu Sir e Abu Qir è definito un “paradiso in terra” è oggi, per molti aspetti, un paradiso perduto.
Per orientarsi tra le continue metamorfosi del significato culturale del hammam, è indispensabile studiarne la storia in una prospettiva pluridisciplinare. È quanto ha cercato di fare il Convegno internazionale Hammam. Le terme nell’Islam, che si è tenuto a Santa Cesarea gli scorsi 15 e 16 maggio. L’iniziativa è nata dalla collaborazione fra diverse istituzioni: il Centro Internazionale di Studi Storico-Letterari sulle Terme, il Dipartimento di Filologia, Linguistica e Letteratura dell’Università del Salento, l’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce e le Terme di Santa Cesarea. Il convegno ha affrontato la storia dei bagni collettivi nel Vicino Oriente in un ampio quadro cronologico, dal periodo ellenistico ai nostri giorni, rendendo possibile un fecondo incontro fra archeologi e storici dell’arte del Vicino Oriente tardo antico e islamico e storici e filologi specializzati nello studio di fonti arabe, turco-ottomane, ed europee, dall’umanesimo latino alla letteratura di viaggio del periodo moderno.

IL PUNTO
IL FATTO
SGUARDO SU ISRAELE
APPROFONDIMENTI
CONVERSAZIONI
ECONOMIA E MEDIORIENTE
FINANZA E DIRITTO
SOCIETA'
CULTURA
COSA E' ACCADUTO




