SGUARDO SU ISRAELE • Anno 1 - Numero 7-8 • Luglio-Agosto 2008
La foto di Sarkozy che affascia in un unico abbraccio Ehud Olmert e Bashar Assad ha fatto subito il giro del mondo. Il “ClubMed” messo su dal presidente francese avrà probabilmente inizi travagliati e un seguito tutt’altro che certo, ma l´inquilino dell’Eliseo ha innegabilmente messo a segno un notevole colpo mediatico d´immagine. Lo stesso discorso vale ancor più per il premier israeliano che arrivava a Parigi inseguito dalla eco della pericolosa evoluzione dell´indagine per corruzione che lo riguarda. Olmert ha un disperato bisogno di rendere centrale la sua figura e si muove in un vortice di trattative su più fronti per strappare risultati, sia pure semplici tregue, con i vicini ostili di Israele. Per tentare di capire la situazione israeliana bisogna partire dalla sua complicata politica interna.
Nell’ultima settimana di giugno è tramontata l´ipotesi di scioglimento anticipato della Knesset, mettendo in mostra le superiori capacità manovriere di Olmert rispetto al suo antagonista all’interno del governo, il laburista ministro della difesa Ehud Barak. Per rafforzarsi ulteriormente Olmert ha lavorato per la tregua sul fronte sud con Hamas, riuscendo a mantenerla malgrado violazioni palestinesi, dovute peraltro al gruppo “Jihad islamica” e non ad Hamas.
Sul fronte nord, tramite gli egiziani, il governo israeliano ha riaperto la trattativa con Hezbollah per avere almeno i corpi dei due suoi soldati catturati dalla milizia sciita all´inizio della guerra del 2006. Israele si è mostrata disponibile a liberare in cambio diversi terroristi. Malgrado alcuni di essi si siano macchiati di delitti particolarmente efferati, l´opinione pubblica ha accolto favorevolmente la possibilità dello scambio. Sia detto di passata, questo fa riflettere sulle polemiche a proposito della “fermezza” che ciclicamente squassano il nostro paese. Olmert ha saputo navigare con abilità su tutti questi tavoli, una volta conquistata la disponibilità del ministro della difesa a rinviare lo show-down elettorale.
Difficoltà politiche gli sono venute piuttosto dal suo delfino Shaul Mofaz, che come tutti i delfini aspira a succedergli, e dal ministro degli esteri Zipi Livni, attualmente la figura più popolare nel governo e dunque la più tentata dalle elezioni anticipate. In ogni caso, all’inizio di luglio i sondaggi vedevano il premier risalire alla vigilia di un importante interrogatorio a proposito dell’inchiesta che lo vede imputato. Purtroppo per lui le indiscrezioni della stampa hanno scritto di un esito particolarmente sfavorevole della prova giudiziaria e i sondaggi sono di nuovo precipitati. In partenza per Parigi, Olmert ha potuto leggere che il 79% degli israeliani auspica le sue dimissioni. Quanto al suo partito, Kadima, nei sondaggi sulle primarie Olmert è solo terzo con il 18%, sopravanzato da Mofaz al 22%, mentre Livni trionferebbe col 37%. In queste condizioni l´incontro “storico” con Bashar Assad è stato, per il primo ministro israeliano, una possibile scialuppa di salvataggio almeno d´immagine.
Se cadrà, come molti ritengono probabile, potrà almeno vantare la riapertura di una trattativa col vicino più ostile dello Stato di Israele. È evidente l´interesse israeliano a supportare il tentativo congiunto di americani e sauditi volto a sganciare la Siria dall’alleanza con l’Iran, un tentativo già iniziato alla conferenza di Annapolis e perseguito in particolare da Condoleeza Rice. Bashar Assad, da parte sua, ha nei mesi scorsi dato un segnale di disponibilità esiliando in una sorta di arresti domiciliari il suo inquietante cognato Assef Chawcat, capo del servizio di sicurezza e fra i maggiori indiziati dell’omicidio del premier libanese Rafik Hariri. Ma sul rais siriano e le sue intenzioni restano comunque molte ombre e l´ipotesi di un raid aereo contro le installazioni nucleari iraniane non è affatto accantonata dai vertici politicomilitari israeliani, e i segnali e le inquietudini anticipati nel numero scorso de “Il Vicino Oriente” sono stati confermati e si sono notevolmente infittiti.

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