ECONOMIA E MEDIORIENTE • Anno 1 - Numero 6 • Giugno 2008
In Italia siamo ancora ai rumors, annunci di partenza entro il 2010 o il 2012: il sistema di trasmissione WiMax, che consentirebbe di digitalizzare l’intero paese con connessioni senza fili sia per la rete web che per la telefonia mobile, è ancora agli albori, e al massimo si legge qualcosa sui giornali specializzati su esperimenti imminenti in Valtellina piuttosto che in Umbria.
In Libano invece la rete WiMax esiste da alcuni anni, ed è soprattutto l’infrastruttura tecnologica su cui viaggiano le linee telefoniche di Hezbollah, quelle che hanno provocato quasi una guerra civile nel Paese dei Cedri.
La rete di telefonia del Partito di Dio sciita è infatti basata proprio sulla tecnologia che in Italia fatica tanto a imporsi, a riprova del fatto che Hezbollah non è solo preghiera e welfare, e che padroneggia tecnologie all’avanguardia. Prima ancora della crisi del maggio 2008, già nel 2007, il governo Siniora aveva denunciato la rete parallela di Hezbollah. Ma la scoperta del mese scorso è stata la costruzione di un “grande network in fibra ottica” associato alle reti WiMax, da Beirut verso la costa, attraverso Sidone, Tiro, verso Israele, e poi lungo la valle della Bekaa, fino alla Siria. La cell phone war in Libano, come l’ha chiamata Time, sembra però legata non solo alla sicurezza delle reti di comunicazione e ai rapporti con Iran e Siria. Nella vicenda entrerebbe anche una questione di denaro: i proventi della gestione della rete telefonica.
La notizia di questi giorni è infatti che il governo libanese, per volontà del capo dell’equivalente locale dell’autorità per le comunicazioni, Kamal Shehadeh, ha deciso di avviare la liquidazione entro qualche mese dei suoi due network di comunicazioni e di privatizzare il servizio di telefonia mobile. Ma il ministro delle comunicazioni ancora non c’è, e il primo test sarà quello che il governo affermerà di voler fare sul tema delle privatizzazioni.
Intanto a gestire (pare piuttosto male, specie al sud, e a prezzi molto alti) la telefonia mobile libanese sono due consorzi: Mtc Touch e il tedesco-saudita Alfa. La loro licenza è in scadenza.
E sapete chi si oppone alla privatizzazione? Hezbollah e Amal. In particolare quest’ultimo - per bocca del leader e speaker del Parlamento Berri - ha espresso “forti riserve” sul progetto di privatizzazione, mentre entrambi i partiti chiamano in causa gli “interessi nazionali”.
La privatizzazione - spera il premier Siniora - porterebbe nelle casse dello Stato circa 6 miliardi di dollari, e aprirebbe il mercato alla competizione: una terza licenza, un aumento di posti di lavoro, una diminuzione delle tariffe, un aumento degli utenti (che oggi in Libano sono 1 milione). E i 6 miliardi servirebbero per abbattere il debito del paese, che supera i 40 miliardi di dollari. Secondo fonti del quotidiano libanese Daily Star ci sarebbero almeno dieci compagnie telefoniche locali interessate ad acquisire le licenze.
Qual è l’interesse di Hezbollah nel settore? Un recente rapporto di Open House dedicato a una ricostruzione della vicenda libanese dei mesi scorsi affermava che la decisione del governo Siniora di considerare illegali la rete di comunicazione di Hezbollah aveva forse a che fare anche col “potenziale del partito islamista di competere con lo Stato centrale sui proventi dalla telefonia cellulare” oltre che con le più note ragioni politico-militari.
La rete WiMax di Hezbollah infatti può gestire circa 100 mila linee cellulari, nel sud del paese sicuramente più affidabili di quelle statali, e dunque minaccia direttamente i proventi delle casse dello Stato, che - secondo OpenHouse - riceve dalla telefonia 1,3 miliardi di dollari l’anno, circa un terzo dei suoi proventi. Anche in questo dunque Hezbollah si comporterebbe come uno “Stato nello Stato”.
La privatizzazione non è stata approvata dal Parlamento, dicono gli esponenti di Hezbollah e di Amal. E Siniora, che già l’anno scorso aveva tentato di avviare l’asta, sembra destinato a subire il veto anche su questa decisione.

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