Domande e risposte sulla democrazia in Medio Oriente, Alessandro Politi
Anno 1 - Numero 5 • Maggio 2008
Alessandro Politi. Analista strategico
Quale potrà essere dopo l’appuntamento di novembre, con le elezioni presidenziali, il ruolo degli Usa in Medio Oriente?
In realtà ci vorranno, dopo l’insediamento del nuovo Presidente, almeno sei mesi di rodaggio dell’Amministrazione. Ci saranno delle differenze piuttosto notevoli fra i tre candidati. McCain cercherà di adattare l’esportazione della democrazia a quella che è l’eredità del suo presidente repubblicano, anche se poi i fatti hanno dimostrato che l’esportazione della democrazia sic et simpliciter, semplicemente, non funziona. Obama cercherà, e questo dipenderà dai consiglieri che sceglierà al momento di formare la vera squadra di governo, di trovare una formula più creativa. Però anche lì dovrà confrontarsi con i fatti e i fatti sono che nel Medio Oriente, in molti paesi, la società civile è molto debole. La persona che avrà le idee più chiare e cercherà di prendere le fila di una tradizione che invece ha avuto successo sarà Hillary Clinton. Il fatto è che mentre nei Balcani determinati tipi di democratizzazione sono stati possibili, in Medio Oriente sono molto più complicati. In realtà quello che cercherà di fare sarà di assecondare le spinte democratiche là dove già esistono, sperando che questo crei un precedente per altri paesi. Un caso del tutto difficile e scarsamente trattabile resterà per i tre candidati il Pakistan, non perché non ci siano state elezioni con risultati netti e tutt’altro che graditi al Presidente in carica, ma perché la democrazia non è fatta soltanto di elezioni, per quanto inaspettate, ma è un processo continuo e qui gli ostacoli a una democratizzazione piena non sono pochi.

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