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Turchia un Paese in crescita economica, di Seyda Canepa

ECONOMIA E MEDIORIENTE Anno 1 - Numero 5 • Maggio 2008

Istanbul L’economia turca sta attraversando un periodo di marcata espansione, che l’ha portata a diventare la quindicesima economia del mondo e la sesta in Europa. Il paese sta vivendo una fase di importante crescita economica, come dimostra il fatto che nell’ultimo anno il tasso di crescita del prodotto interno lordo si è attestato al 7,4%, sostenuto in maniera particolare dagli investimenti esteri. Il reddito procapite è di 9.333 dollari e colloca la Turchia al cinquantaquattresimo posto nell’apposita graduatoria del Fondo Monetario Internazionale, con un PIL di 663 miliardi di dollari raggiunti nel 2007.

Mentre la popolazione europea sta invecchiando e la percentuale di popolazione in età lavorativa è destinata a declinare, la Turchia ha una popolazione giovane, con un trend demografico in salita. La popolazione ha l’età media di 28,5 anni e il 65 per cento è al di sotto di 34 anni. Il tasso di occupazione, specialmente femminile, ha un potenziale di crescita considerevole. L’occupazione femminile nel personale accademico è superiore alla media europea, con il 40%. Il sistema educativo è euro-compatibile, come si vede facilmente dal numero degli ingegneri che lavorano per le ditte internazionali. Grazie al dinamismo del paese l’uso della tecnologia è in costante crescita. Mentre nel 2003 il numero delle persone che utilizzavano internet era di 6 millioni, nel 2007 questo numero è salito a 22 milioni. Ci sono 63 milioni di telefoni cellulari su una popolazione di 72 milioni di persone.
In Turchia negli ultimi anni sono state messe in atto riforme strutturali per favorire lo sviluppo economico nel settore pubblico, finanziario, fiscale e della previdenza sociale, oltre che un incremento del ruolo del settore privato nell’economia. Una serie di provvedimenti per alleggerire la burocrazia per gli investimenti esteri ha facilitato l’ingresso dei capitali soprattutto europei.
L’81% degli investimenti esteri viene dai paesi dell’unione europea, e nel 2007 si sono superati i 20 miliardi di euro.
2 miliardi di questi capitali sono gli investimenti dei cittadini europei per una seconda casa in Turchia.
79 multinazionali hanno l’head office in Turchia, come la Coca Cola, che ha l’head quarter per i mercati europei e asiatici a Istanbul.
Il settore energetico è in costante crescita, a cominciare dal gasdotto Blue Stream e all’oleodotto Baku- Tiflis-Ceyhan. La Turchia negli ultimi anni ha partecipato a una serie di importanti progetti energetici e non solo costituisce un corridoio naturale dell’energia tra le fonti energetiche asiatiche e il mercato di consumo europeo, ma ambisce a diventare un hub dell’energia nel Mediterraneo.
Uno dei settori trainanti dell’economia turca è il turismo, con 23,3 milioni di presenze nell’ultimo anno. Un altro settore di grande importanza è il tessile. La Turchia è il più grande produttore del cotone del mondo e il settimo più grande esportatore di materiale tessile. Nel settore dell’esportazione il tessile rappresenta 37% delle esportazioni totali. Numerose imprese italiane operano nel settore tessile in Turchia.
Nel corso del 2007 le imprese italiane presenti in Turchia sono passate da 350 a 580 con un tasso di crescita superiore al 60%. L’Italia è il terzo partner commerciale della Turchia dopo Germania e Russia.
La Borsa di Istanbul, costituita nel 1985, ha oggi 319 società presenti nel listino, con una capitalizzazione di 201 miliardi di dollari. La media giornaliera degli scambi azionari è pari a 1,2 miliardi di dollari e per le operazioni su obbligazioni etc. è superiore ai 10 miliardi di dollari, collocandosi così le prime cinque Borse al mondo per questo fattore, mentre in assoluto è al 29° posto quanto a valori trattati quotidianamente.
(Fonti: Invest Turkey, Ministero del commercio estero, Ice Istanbul.

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