Domande e risposte sulla democrazia in Medio Oriente, David Maria Jaeger
Anno 1 - Numero 5 • Maggio 2008
David Maria Jaeger. Teologo
C’è un rapporto diretto tra la religione e la crescita democratica di uno Stato?
È una domanda che non ammette risposta, perché non esiste “la religione” in senso generico. Anche le religioni specifiche, che possono essere individuate, sono in effetti un nome collettivo per un numero, talvolta non indifferente, di correnti e variazioni. Per cui una risposta così generica non è possibile.
In linea di principio una religione teocratica per definizione non è compatibile con la crescita democratica, perché esclude la democrazia come ipotesi, e invece potrebbe contribuire alla crescita democratica una religione che afferma la sana laicità dello Stato e alimenta una cultura di rispetto reciproco tra gli aderenti a convinzioni religiose (e non) diverse tra di loro. A mio avviso è inutile considerare la questione della crescita della democrazia dal punto di vista delle religioni. Le religioni non hanno colpa, neanche quelle incompatibili con la democrazia. I riflettori devono essere puntati sullo Stato, non sulla religione. I confessori di una religione, che si professa teocratica, hanno il pieno diritto di tenersi questa convinzione religiosa. Non sono loro coloro che hanno il compito di preservare la democrazia, non sono loro i responsabili. È lo Stato colpevole qualora ceda o faccia propria la religione teocratica. È lo Stato che deve assicurare la democrazia, non le religioni.

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