La superiorità del governo democratico, di Vittorio Emanuele Parsi
IL PUNTO • Anno 1 - Numero 5 • Maggio 2008
A oltre cinque anni dall’inizio dell’invasione dell’Iraq, e a quasi sette dalla presa di Kabul, la sfida della diffusione della democrazia nel Medio Oriente resta cruciale e ben lungi dall’essere vinta. Si dirà, e con ragione, che la forza delle armi non può essere lo strumento decisivo grazie al quale esportare la democrazia, e che, in ultima analisi, i costumi e la cultura democratica, ancor più che le istituzioni, non possono essere imposte e forse neppure proposte dagli “stranieri”. Paradossalmente, poi, è difficile non considerare che, pur tra mille difficoltà e a costo di indicibili tragedie in termini economici e umani, l’Iraq e l’Afghanistan sono le due uniche realtà politiche in cui forme di governo diverse da quelle fondate sul terrore e sulla sopraffazione stanno lentamente avanzando.
Ben diversa la situazione nei Territori Palestinesi o in Libano, dove la guerra civile si fa spettro incombente, mentre nell’Iran di Ahmadinejad, le elezioni assumono sempre più le sembianze di regolamenti di conti interni al regime, ampiamente disertate dal “popolo sovrano”. Altri paesi che pur hanno dimostrato una solidità maggiore di quanto venisse comunemente stimato, dall’Arabia Saudita all’Egitto, alla Siria, si sono ben guardati dal liberalizzare la loro vita politica o hanno di fatto svuotato le piccole riforme che avevano promosso dopo l’11 settembre 2001.
Eppure, nonostante tutti gli errori commessi dall’amministrazione Bush, resta valida e importante l’intuizione che la sicurezza del Medio Oriente non possa venire più garantita a scapito della democrazia, ma che anzi solo l’affermazione di questo regime sia in grado di mettere la regione al sicuro dalla diffusione dalle proposte politiche più radicali e violente. La fede nella superiorità del governo democratico su qualunque altro assetto istituzionale e nell’universalità dei diritti umani e di libertà è un’acquisizione che vorremmo restasse condivisa, sia pur nel rispetto delle diverse tradizioni storiche e delle peculiari culture dei popoli che vivono nel mediterraneo. I tre temi in cui si articola il convegno di Otranto-Lecce, che anche quest’anno la fondazione “Il Vicino Oriente” organizza, sono tutti riconducibili alla questione della democrazia. Risorsa benedetta in termini economici, l’eccezionale concentrazione di idrocarburi che caratterizza diversi tra i paesi dell’area è considerata dagli analisti come vera e propria iattura politica, ovvero una causa non secondaria della difficoltà che incontra il radicamento di governi responsabili verso i propri cittadini. Sono ormai numerosi, infatti, gli studi che attestano una correlazione negativa tra rendita petrolifera (o da gas naturale) e regime politico liberale. La presenza militare internazionale, a sua volta, è un fattore che negli ultimi anni ha visto crescere la propria frequenza: dall’Afghanistan all’Iraq, al Libano. Nei primi due casi essa è stata all’origine del cosiddetto regime change e cerca ora di assicurare il consolidamento delle nuove istituzioni e la fuoriuscita dalla fase conflittuale. In Libano, invece, siamo di fronte a una peace support operation dai connotati più tradizionali, il cui obiettivo politico va però oltre la garanzia di una tregua duratura tra israeliani e libanesi, ovvero ambisce a scongiurare il collasso del fragile quanto complesso equilibrio istituzionale del paese dei cedri. In un quadro regionale oggettivamente poco incoraggiante rispetto alla diffusione della democrazia, infine, l’esperimento turco di coniugare in maniera nuova le istituzioni democratiche con una proposta politica che si ispiri ai valori e alla tradizione dell’islam appare perciò di estremo interesse, e degno di essere osservato con partecipe attenzione. Nel gennaio scorso, nel primo editoriale de “Il Vicino Oriente”, affermavamo la nostra volontà di suscitare un dibattito libero e di essere “una voce che non ha ricette precostitutite o predetermiante”. Speriamo di esserci riusciti, e il Convegno di Otranto-Lecce è un altro passo in questa direzione.

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