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Operazione Leonte. In aiuto al Paese dei Cedri, di Manlio Scopigno

APPROFONDIMENTO Anno 1 - Numero 5 • Maggio 2008

Manlio Scopigno. Colonnello Comandante del 186º Reggimento Paracadutisti Folgore.

Soldati Unifil (Libano) Il 13 agosto 2006, la risoluzione 1701 dell’ONU sanciva la cessazione delle ostilità tra l’esercito israeliano e Hizballa, e il conseguente dispiegamento di una forza d’interposizione dell’ONU che sarebbe andata ad accrescere una missione già in loco dal 1978: UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon). Cinque sono i principali compiti della missione militare: controllare il territorio assegnato (una fascia nel sud del Libano che va dal fiume Litani al confine con Israele) affinché rimanga libero da elementi armati; sostenere e coordinare tutte le attività con le Forze Armate libanesi; bonificare la zona dagli ordigni esplosivi; tenere relazioni con le autorità civili legalmente riconosciute dallo Stato libanese; supportare la popolazione locale con un’intensa attività di cooperazione civile e militare.

Due elementi, quindi, influiscono in modo determinante sulla capacità operativa del contingente militare: il controllo del territorio e la necessità di legittimare le istituzioni libanesi e aiutarle a esercitare la loro sovranità su un territorio che per anni era sfuggito al controllo delle autorità centrali.
In Medio Oriente la galassia dei movimenti e dei partiti può lasciare disorientati, specie quando le alleanze mutano improvvisamente e gli interessi di ogni gruppo trovano congiunture anche tra elementi appartenenti a schieramenti che si oppongono.
E il Libano è il luogo dove tutto ciò converge, come un teatro di prova per interessi di più elevato livello, dove ciascun “attore” prova a recitare la sua parte. Iran, Siria, Israele, Palestinesi, Fondamenta - lismo Wahabita, tutti hanno sempre ritenuto il Libano una pedina strategica da giocare per tutelare i propri equilibri.
Muoversi in questo contesto non è facile. Solo una sperimentata e approfondita professionalità, supportata da una grande sensibilità e conoscenza del contesto umano, può consentire ai militari l’assolvimento del compito.
Queste sono le armi dei nuovi professionisti militari per una corretta applicazione della risoluzione ONU in Libano. Pattuglie diurne e notturne, scorte, attività operative in stretta collaborazione con le Forze Armate libanesi, punti di osservazione statici e mobili, continuano a garantire che il sottile filo della pace non si sia ancora spezzato. E tutto questo sarebbe solo un aspetto parziale della professionalità dei militari italiani se non si menzionassero le attività di supporto alla popolazione locale con interventi di assistenza medica in ambulatori situati in vari villaggi, fornendo il medico militare, i farmaci e le attrezzature.
E attraverso cooperazione e interazione tra lo strumento militare e le organizzazioni governative e non si sono potuti realizzare parchi giochi per bambini, attrezzature scolastiche, interventi medici per casi disperati. E anche progetti “a costo zero”, come l’insegnamento della lingua italiana, realizzato dai militari italiani grazie agli strumenti didattici forniti dall’Università per stranieri di Siena, per cui centinaia di studenti libanesi hanno ricevuto lezioni di italiano da Ufficiali del Reggimento.
E ancora si pensi alla creazione di un “team” di donne militari italiane che ha incontrato le donne del sud del Libano, scambiato con loro eventi culturali, opinioni, amicizie. Un progetto su cui ha puntato anche la Provincia di Siena che ha finanziando una serie di convegni tra una rappresentanza di donne libanesi e le istituzioni senesi, realizzando concretamente una cooperazione decentrata. Una grande lezione umana, insomma.
Certo non è la panacea per risolvere tutti mali del mondo, né per garantire la pace in Medioriente. Tuttavia è un segnale inequivocabile: solo attraverso una collaborazione tra tutti gli “attori” che operano in uno stesso teatro e il favore della popolazione locale si può sperare di riportare pace e stabilità in zone del mondo dove la guerra in passato l’ha fatta da padrona.

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