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La promessa del presidente Ahmadinejad portare il petrolio sulla tavola degli iraniani, di Francesco De Leo

ECONOMIA E MEDIORIENTE Anno 1 - Numero 5 • Maggio 2008

Piattaforma petrolifera TEHRAN – Quasi il 70% delle attuali riserve mondiali di petrolio si trova in Medio Oriente. L’Iran è il quarto paese al mondo per produzione di oro nero, il secondo per riserve possedute.
Attraversare i corridoi quasi deserti della sede centrale del Ministero del Petrolio e dell’Energia a Tehran, fa un certo effetto. Qui è nata 106 anni fa la Grande Società Nazionale del Petrolio, oggi ministero, ed è qui che ci aspetta Ghanimi Fard, direttore esecutivo per gli Affari Esteri, per conversare con il Vicino Oriente.

La sua stanza è piena di ricordi. Targhe e pergamene si perdono tra fotografie ingiallite e souvenir di ogni parte del mondo, rappresentato da un antico mappamondo di legno e una grande cartina geografica alle pareti. “Non le chiederò ovviamente se l’arricchimento dell’uranio servirà per costruire la bomba”, gli dico rompendo il ghiaccio e sorseggiando una tazza di tè profumato. “Ma vorrei mi spiegasse perché investire nel nucleare prima di sviluppare le tecniche di raffinazione del petrolio”. Dopo un largo sorriso, mi dice: Come lei non mi ha fatto una domanda banale, anch’io vorrei risponderle in modo non banale. Chi oggi nel mondo non sa che il petrolio e il gas non valgono solo come combustibili, ma possono anche essere utilizzati economicamente per il loro valore aggiunto. Si guardi attorno, prosegue Ghanimi Fard con fare accademico, pensi ai vestiti, alle automobili, a tutti gli oggetti che possediamo nelle nostre case. Per produrre tutto ciò sono necessari gas e petrolio. Sarebbe troppo ingenuo ritenerli soltanto un combustibile o un elemento di produzione di elettricità. E poi, versandosi del tè, sono certo che i lettori italiani condivideranno quanto possa essere as surdo il rimanere arretrati, il produrre pe trolio greggio e continuare a importare i prodotti raffinati da altri. Sono convinto che prima o poi dovremmo cominciare a invertire la rotta. Ma una domanda deve lasciarla fare a me, sorride sornione Fard. Perché gli Stati Uniti negli anni ’73 e ’74, quando la produzione di petrolio in Iran era molto più alta, se paragonata all’attuale, e la popolazione iraniana meno numerosa di oggi, stipulò con noi contratti per la costruzione di otto centrali nucleari? Perché l’Occidente non si domandò a cosa sarebbero servite? Attento, mi dice pe sando bene le parole, l’Iran è un paese che gode di una civiltà millenaria, come il vostro del resto. Non siamo come altri stati mediorientali, nati da poco, che per affermarsi ed essere riconosciuti hanno bisogno di possedere armi di distruzione di massa. Non abbiamo bisogno di uccidere e fare guerre per continuare a esistere. In un’area in cui la ricerca in campo energetico è all’ordine del giorno, gli E mirati hanno siglato con i francesi un ac cordo di cooperazione per il nucleare del valore di 100 milioni, l’Iran arranca un po’. Chiedo a Ghanimi Fard che ne è delle promesse elettorali di Ahmadinejad: “porterò il petrolio sulla tavola degli iraniani”. Il Presidente assicurava che dai ricavi della vendita del petrolio si sarebbe arricchita quella popolazione iraniana oggi alle prese con inflazione e disoccupazione. Devo dirle che negli ultimi due anni la situazione non è del tutto negativa, risponde il dirigente iraniano al Vicino Oriente. L’inflazione, causata dall’aumento del prezzo del petrolio, non è solo un fenomeno iraniano, ma di tutti i paesi del Golfo Persico. In Arabia Saudita ha per la prima volta raggiunto il 7%, in Qatar nell’ultima parte del 2007 il 14% e il fenomeno ha toccato anche gli Emirati Arabi. Ma a parte questo, i dati economici dicono altro e spero abbiate cura di sottolinearli. Nel settore della petrolchimica, per esempio, siamo riusciti a raggiungere 32 milioni di tonnellate di produzione e questa capacità produttiva deriva dai piani di sviluppo portati avanti negli ultimi due anni e mezzo. È vero che il prezzo di quanto importato è aumentato maggiormente rispetto al prezzo del petrolio, ma malgrado questo la crescita del Gross Domestic Product, negli ultimi due anni e mezzo, ha raggiunto dati accettabili, così da coprire il problema dell’inflazione e della disoccupazione. I cittadini iraniani combattono, come non bastasse, anche con il razionamento della benzina. Per quanto ancora gli iraniani dovranno su - birlo? Sappia che l’Iran da questa scelta ha risparmiato nell’ultimo anno tre miliardi di dollari nell’importazione della benzina. La ragione principale del provvedimento è nell’uso superfluo del carburante e nel prezzo molto basso. Immagini che lo importiamo al costo di 70 centesimi di eu ro al litro e lo rivendiamo ai consumatori a 11 centesimi. Il razionamento, prosegue Fard, continuerà almeno ancora per un anno. Entra la segretaria, incombe un’importante riunione, è ora di andare. Mi saluti l’Italia e… mi raccomando, mi dice Fard stringendomi la mano, scriva quello che ha visto dell’Iran… non quello che si usa dire.

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