Domande e risposte sulla democrazia in Medio Oriente, Riccardo Redaelli
Anno 1 - Numero 5 • Maggio 2008
Riccardo Redaelli. Docente di Geopolitica - Università Cattolica di Milano
La società iraniana è tra le più sviluppate in Medio Oriente. Si può parlare di Democrazia compiuta?
Ancora molto lontani purtroppo. È senz’altro vero che la società iraniana è molto più matura e attenta rispetto alla maggior parte delle altre realtà statuali regionali, e che i meccanismi istituzionali della repubblica islamica abbiano favorito una partecipazione di massa di uomini, donne e giovani (in Iran si vota dai 16 anni) alla vita politica del paese. Tuttavia, questa crescita verso forme compiute di rappresentanza democratica è stata interrotta nei primi anni di governo del presidente riformista Mohammad Khatami (1997-2005). Egli era stato eletto proprio dai cittadini, e in particolare dalle donne e dai giovani, per liberalizzare lo stato iraniano. Ma il gruppo di potere anti-riformista annidato nei centri politici non elettivi (quindi non scelti dai cittadini) hanno sistematicamente boicottato l’azione del suo governo. Con l’attuale presidente ultra-radicale, Mahmud Ahmadinejad, le stesse elezioni parlamentari sono state svuotate di significato, con la messa al bando di migliaia di candidati riformisti.
Il cammino verso una democrazia compiuta da parte dell’Iran assomiglia quindi al “cammino del gambero”. Tuttavia, va sottolineato come questi anni abbiamo comunque rafforzato l’evoluzione del dibattito politico presso la società civile iraniana, e come i semi di un mutamento siano ben radicati, in attesa solo di un nuovo spiraglio politico o di una divisione fra i compositi blocchi di potere che finora si sono opposti alla liberalizzazione della repubblica islamica. È sintomatico, ad esempio, che molti importanti conservatori tradizionali e perfino ex capi pasdaran abbiano adottato linee politiche molto più moderate e liberaleggianti come effetto degli eccessi degli ultra-radicali.

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