Hamas, movimento di resistenza islamica
LA QUESTIONE • Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008
In arabo significa “ardore”, “zelo”, ma è anche l’acronimo di “Movimento di resistenza islamica”.
Hamas è la più grande organizzazione integralista palestinese, fondata da Ahmed Yassin nel 1987 all’inizio della prima Intifada con l’obiettivo di costituire uno Stato islamico in tutta la Palestina storica. Attualmente, è capeggiata da Khaled Meshaal, unico leader storico ancora in vita in esilio a Damasco.
Fortemente radicata fra la popolazione dei Territori, porta avanti una doppia funzione: da un lato svolge un’attività sociale (scuole, ospedali, forme di welfare); dall’altro possiede un’ala militare (formata principalmente dalle Brigate Ezzedin al-Qassam) che porta avanti la cosiddetta “resistenza armata” con organizzazione di attentati e rappresaglie.
Ha vinto inaspettatamente le elezioni nel 2006, ma il suo governo è durato poco. Con il sanguinoso “golpe” dell’estate del 2007, ha spaccato i Territori: ora controlla la Striscia di Gaza, mentre Fatah, il partito del presidente Abu Mazen, governa in Cisgiordania.
Nel programma di Hamas figura l’obiettivo di distruggere lo Stato di Israele. Tuttavia, Ismail Haniyeh (capo del movimento nella Striscia) ha ipotizzato una tregua a lungo termine condizionata dal ritiro dai territori occupati nel 1967.
Considerata un’organizzazione terroristica da Israele e dai paesi occidentali, Hamas non riceve più fondi dall’Autorità nazionale palestinese. Ma può contare su un’ampia schiera di fedelissimi e su decine di migliaia di simpatizzanti e aiutanti. Riceve soldi da esuli palestinesi, dall’Iran, da “benefattori” privati in Arabia Saudita e da diversi altri Stati arabi. Raccolte di fondi e campagne di propaganda pro- Hamas esistono anche in Europa e in America.
Il 18 agosto 1988 Hamas pubblica la propria Carta fondamentale, un “manifesto” in cui viene invocata una jihad (guerra santa) senza compromessi contro l’esistenza di Israele. Hamas si considera parte del più generale movimento della Fratellanza Islamica. Dal fanatismo islamista scaturisce la “dichiarazione” su Hamas contenuta nell’art. 9 della Carta: “Allah è il suo obiettivo, il profeta il suo modello, il Corano la sua costituzione, la jihad il suo cammino e la morte in nome di Allah il più dolce dei suoi desideri”.
Guarda alle organizzazioni non-islamiche come forze sinistre che cospirano con i sionisti contro l’islam e contro l’umanità (art. 17, 22, 28). Si considera la punta di lancia di un movimento di massa in lotta contro gli “ebrei guerrafondai” e il “sionismo mondiale” (art. 32). Ricorrendo ai temi classici dell’antisemitismo usati, fra gli altri, dai nazisti e citando “I Protocolli dei Savi di Sion”, noto falso dell’inizio del secolo, la Carta di Hamas sostiene che questi “nemici” stanno dietro a ogni male e sono i veri antagonisti di tutto il genere umano (art. 17, 22, 28, 32). “Israele esiste e continuerà ad esistere finché l’Islam non lo cancellerà, proprio come ha cancellato altri prima di esso”. Con questi termini, Hamas dichiara le proprie intenzioni in una delle frasi d’apertura della Carta. Rifiuta tutte le “iniziative e le cosiddette soluzioni di pace e le conferenze internazionali [...]. Non c’è soluzione alla questione palestinese che non sia attraverso la jihad. Iniziative, proposte e conferenze internazionali sono tutte perdite di tempo e sforzi vani” (art. 13). La jihad, secondo la Carta, è un dovere per ogni musulmano.
Pertanto la visione di Hamas dei regimi e dei popoli arabi e del mondo islamico nel suo complesso è determinata dal loro grado di devozione all’islam e dalla loro dedizione alla lotta eterna contro il sionismo (art. 32, 33). In questo spirito, invoca azioni che portino le masse ad accettare la propria partecipazione alla jihad contro il sionismo come un dovere e a rafforzare la loro adesione all’islam (art. 15, 29, 30) e mette in guardia dalla tendenza propugnata dalle “forze imperialiste” le quali, viene detto, stanno di fatto collaborando con il sionismo allo scopo di far uscire uno per uno gli stati arabi dalla lotta contro il sionismo. Ritirarsi da questa lotta è alto tradimento, tradimento dell’islam “e possa essere maledetto chi lo commette”
(art. 32, 33).

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