Sviluppo a misura d’uomo La difficile scommessa per il Golfo, di Antonello Lupo
FINANZA E DIRITTO • Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008
Il numero impressionante di nuovi progetti nell’area del Golfo sta producendo un effetto singolare e cioè che abbiamo smesso di impressionarci di quanto sta accadendo nel settore immobiliare in questa regione.
Sembra, infatti, che una sorta di assuefazione sia subentrata all’iniziale stupore che accompagnava le notizie relative a quanto di grandioso e imponente veniva realizzato nell’area del Golfo e specialmente negli Emirati Arabi Uniti.
L’albergo più lussuoso e più incredibile del mondo (Burj al Arab), una serie di isole artificiali che disegnano un insediamento quasi fiabesco a forma di palma (Jumeirah): tutto ciò appare oggi come quasi normale.
L’assuefazione è ancora più spiegabile se letta in controluce rispetto allo straordinario rigoglio della finanza dei paesi del Golfo dovuta alla crescita vertiginosa dei prezzi del petrolio (per quanto dicano gli analisti, questa sì che continua ancora a sorprenderci).
Ma facciamo una brevissima ricostruzione delle origini di questo fenomeno dalla quale emerge come la situazione sia cambiata solo negli ultimi anni.
Verso la fine degli anni ‘90, il petrolio era arrivato a quotazioni che oggi ci appaiono quasi inconcepibili (in alcuni momenti si era arrivati anche a 10 dollari il barile).
Un prezzo così basso rappresentava un ostacolo fortissimo alle attività di ricerca e sviluppo (che non riuscivano a finanziarsi con il ricavato della vendita del petrolio stesso) e non avevano ancora iniziato a fare crescere esponenzialmente le disponibilità economiche delle cosiddette “petromonarchie” ai ritmi cui stiamo assistendo da qualche anno a questa parte.
Dal 2001 il quadro complessivo è radicalmente cambiato.
Da un lato, infatti, si è diffusa una maggiore riluttanza negli investimenti immobiliari in occidente (specialmente negli Stati Uniti); dall’altro, la crescita del prezzo del petrolio ha creato ricchezze enormi che portano con sé la necessità di trovare forme di investimento.
Come detto, specialmente il caso degli Emirati è emblematico.
In quest’area, infatti, la vertiginosa crescita immobiliare si accompagna con la grandiosità dei progetti realizzati.
Accennavamo prima al progetto The palm; iniziato nel 2001, tale progetto rappresenta il maggiore insediamento mondiale realizzato su isole artificiali e non molti sanno che al primo progetto se ne sono poi aggiunti altri due.
Anche il progetto per la realizzazione del waterfront di Dubai si caratterizza per grandiosità e spettacolarità dell’opera che comunque impallidisce rispetto al progetto denominato Dubailand che rappresenta il più grosso progetto immobiliare mai realizzato (costo complessivo stimato è di circa 104 miliardi di dollari; ultimazione entro il 2020).
A fronte della magnificenza di tali realizzazioni, non possono tuttavia non sorgere alcune domande in tema di costi umani e ambientali legati a un tale impetuoso sviluppo.
Sui costi umani, una notizia recentemente apparsa su alcuni blog riporterebbe di un caso di maltrattamenti di lavoratori stranieri alle dipendenze di una società di costruzioni del Kuwait (moltissimi dei lavoratori stranieri nell’area del Golfo proviene dal subcontinente indiano e generalmente è di sposta ad accettare condizioni di lavoro e stremamente dure poiché, se paragonate a quelle dei paesi di origine, si tratta comunque di un relativo miglioramento).
Sull’altro tema, ci si interroga sull’impatto ambientale di un tale sviluppo immobiliare.
Forse proprio in ragione di un’aumentata sensibilità verso i temi ambientali, si segnala l’ennesimo mega-progetto in fase di realizzazione a Dubai che stavolta si caratterizza oltre che per il costo (si parla di 54 miliardi di dollari), anche per il suo alto livello di eco-compatibilità.
Il progetto, infatti, che sarà realizzato dalla società Dubai Properties (parte del gruppo pubblico Dubai Holding), prevederà spazi verdi, parchi, e altre amenità varie.
Sempre in questo senso si inquadra il progetto ideato nel 2006 per la creazione ad Abu Dhabi del primo insediamento urbano totalmente alimentato da fonti di energia rinnovabili (Masdar) e progettato dal noto architetto inglese Norman Foster.
Anche se forse queste ultime rappresentano delle eccezioni, c’è comunque da sperare che in questa regione si possa affermare uno sviluppo sostenibile e a misura d’uomo; tuttavia la strada da fare, qui come altrove, è ancora lunga e disagevole.

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