Gli architetti italiani e il sud Mediterraneo, di Ezio Godoli
CULTURA • Anno 1 - Numero 4 • Aprile 2008
Nei paesi della riva meridionale del Mediterraneo si è manifestato nell’ultimo decennio un atteggiamento di attenta considerazione per il patrimonio dell’architettura definita con l’attributo “coloniale”, riferito talvolta impropriamente all’opera di architetti e imprenditori edili europei che non avevano la nazionalità delle potenze colonizzatrici, come i numerosi italiani attivi in Egitto, in Tunisia o in Marocco.
La revisione storiografica non è stata incoraggiata dall’accresciuta distanza temporale, che pure ha consentito una riflessione più pacata, ma da un più complesso intreccio di fattori culturali. Innanzitutto l’interesse a sottolineare i tratti di una comune identità mediterranea e la presa di distanza dalle interpretazioni che hanno teso a ridurre a un processo di acculturazione a senso unico la dialettica culturale tra le due rive del Mediterraneo (quella settentrionale e quella meridionale). Solidi argomenti a sostegno di questo ripensamento sono stati forniti proprio dall’analisi della produzione architettonica europea, caratterizzata da un’attenzione per il contesto, per l’adattamento alle sue condizioni climatiche e alla sua cultura materiale, per le tradizioni tipologiche e costruttive locali, per le industrie d’arte del paese, che non è venuta meno neppure nei decenni successivi alla decolonizzazione. Alla nozione di “architettura coloniale”, sulla quale si erano nel tempo stratificati molteplici pregiudizi ideologici, è subentrata quella di “patrimonio condiviso” in quanto prodotto dell’incontro e degli scambi tra diverse culture costruttive. Parallelamente ha cominciato a diffondersi la consapevolezza che questo patrimonio (in particolare le realizzazioni del periodo 1848-1950) è una componente fondamentale, decisamente prevaricante in termini quantitativi sui resti archeologici e sulle testimonianze dell’architettura islamica, dell’immagine storica della città e che, nel suo complesso, l’opera degli urbanisti e degli architetti europei ha realizzato nel secolo scorso ambienti urbani la cui qualità di vita è esaltata dal confronto con la realtà più recente dell’urbanistica definita “spontanea” o “informale”, con eufemismi che indicano un’espansione a macchia d’olio nella quale la saturazione dei suoli edificabili convive con una incontrollata crescita in altezza.
Nell’attitudine al confronto con le tradizioni, con le risorse materiali, con le modalità di lavoro delle maestranze locali, nella capacità di interpretare i bisogni e le identità culturali dei paesi in cui hanno operato, si sono particolarmente distinti gli architetti italiani, che hanno considerato con critico distacco l’esportazione dei modelli dell’"International Style". Per primi hanno sollevato interrogativi sulla loro sostenibilità nel lungo periodo per i costi di manutenzione, per i consumi energetici, per le difficoltà di contrastare l’obsolescenza degli impianti, anche quando, nell’euforia del boom edilizio che ha investito le capitali mediorientali e nordafricane, essi sembravano appagare l’ansia di una modernizzazione, intesa come emulazione dell’Occidente, delle nuove classi dirigenti degli stati che avevano conquistato la piena indipendenza nazionale.
Solo all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso la storiografia italiana ha compreso l’importanza dell’architettura d’Oltremare, e si è impegnata nei primi studi sull’opera degli architetti italiani nei paesi soggetti all’impero ottomano. Nonostante le molteplici difficoltà, costituite principalmente dalla dispersione delle fonti documentarie e dall’impossibilità di accedere ad alcuni archivi, questa attività d’indagine è proseguita, traendo beneficio nell’ultimo quinquennio dalle occasioni di confronto e di scambio di informazioni offerte da progetti di ricerca finanziati dalla Comunità europea e dal Ministero italiano dell’Università e della Ricerca. Tra le iniziative più recenti va segnalata la mostra Architetti italiani per la Siria e il Libano, promossa e organizzata dalla Direzione generale per la promozione e la cooperazione internazionale del Mini - stero degli Affari Esteri, prima di una serie di eventi espositivi dedicati all’opera degli architetti italiani nei paesi della sponda meridionale del Mediterraneo.
• La mostra Arhitectes italiens dans les pays de la rive méridionale de la Méditerranée avrà luogo presso l’Université Saint-Esprit di Kaslik da lunedì 21 aprile a venerdì 2 maggio.

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