Auguri a Pacifici, nuovo presidente della Comunità ebraica romana, di Giuseppe Caldarola
ISRAELE • Anno 1 - Numero 3 • Marzo 2008
Riccardo Pacifici è il nuovo presidente della Comunità ebraica romana, la comunità più numerosa d’Italia. Succede a Leone Paserman che per due mandati ha accompagnato la comunità romana. Per tanti aspetti è una scelta di continuità. Pacifici ha collaborato con Paserman ed è stato portavoce della comunità negli anni di Paserman. I due rappresentanti degli ebrei romani hanno accompagnato la comunità nel passaggio fra due rabbinati molto diversi, da quello di Ariel Toaf all’attuale del dr Di Segni. Ma non c’è solo continuità.
Pacifici ha quasi due decenni meno di Paserman ed è, a differenza del suo predecessore, uomo schivo e silenzioso, un esuberante protagonista della vita pubblica non solo romana. Non si poteva scegliere meglio. La coppia Paserman-Pacifici, e oggi il solo Pacifici, hanno interpretato un modo di essere dell’ebraismo romano assolutamente nuovo. Sono stati due interventisti, per così dire. Negli anni più duri per l’ebraismo romano, quando la città era percorsa da cortei dell’ultrasinistra, spesso non tanto ultra, che frequentemente bruciavano le bandiere israeliane e regolarmente insultavano Israele ei suoi leader e inneggiavano a tutti, proprio tutti, i leader palestinesi, Paserman e Pacifici hanno rappresentato la reazione orgogliosa rompendo uno schema. Lo schema che si rompeva era quello di una tale naturale alleanza fra sinistra e ebraismo per cui poteva capitare che fosse quest’ultimo a doversi giustificare per l’appoggio a Israele e non la sinistra per la vena antiisraeliana che ne percorreva i filoni principali. Paserman e Pacifici, con Pacifici indubbiamente protagonista, hanno rappresentato la rottura di questo schema, tenendo anche conto degli umori che cominciavano prevalere nella comunità romana, non intenzionata a chinare la testa. Hanno aperto alla Destra disponibile al dialogo, non si sono tirati indietro rispetto ai ripensamenti storici, come quello di Fini, hanno messo in tensione la sinistra che ha dovuto capire che avrebbe dovuto lavorate molto per ricostruire il rapporto con la Comunità. Pacifici è stato protagonista di questa stagione. È stato severo contro l’antisemitismo, anche quello più subdolo e strisciante, ma non ha mai mancato di apprezzare i segni di amicizia dovunque si manifestassero. Poco per volta Pacifici è stato protagonista della politica romana e quindi nazionale dando alla Comunità, che gli ha dato ieri e oggi tanti voti, una rappresentanza di livello e vigorosa. La politica italiana sa che deve immaginarsi in modo nuovo il rapporto con la Comunità romana e con quella milanese che rappresenteranno in modo schietto ma non sottomesso la volontà di apertura dell’ebraismo italiano. Non va neppure sottovalutato, infatti, che gli stessi leader della Comunità romana siano stati protagonisti dei tanti tentativi di dialogo interreligioso a cui sono affidante così tante speranze. Ecco perché l’elezione di Pacifici è una buona notizia.

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