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Tv e Internet nel mondo arabo, di Karima Moual

SOCIETA' Anno 1 - Numero 2 Febbraio 2008

MTV araba Il mondo arabo guarda? Il mondo arabo guarda eccome! Guarda, osserva, studia, imita e rimodella a suo piacimento quello che lo affascina di più, che lo rapisce, quello a cui non riesce a resistere nel bene e nel male, attraverso il mezzo di comunicazione per eccellenza: la televisione. Il mondo arabo è anche molto più curioso dell’Occidente, può essere pigro in alcuni ambiti ma nel curiosare altrove no, basti pensare alle zone più disagiate delle grandi metropoli arabe, dove l’occhio di un turista non può non cadere sull’immagine metropolitana delle baracche distrutte, sporche, ma con una parabola sul tetto, migliaia e migliaia di parabole su baracche sparse qua e là, che completano la complessità delle grandi metropoli arabe.

A soddisfare poi ulteriormente la curiosità degli uomini è arrivata anche la rete internet un lusso ben presto venuto meno grazie dell’aumento degli internet point, accessibili a tutti, poveri o ricchi, perché per accedere all’altro mondo bastano pochi dirham, che tutti sono disposti a spendere anche se solo per un ora al giorno.
Tutto questo non vuol dire che il mondo arabo non ha una televisione propria. Anzi, in Medio Oriente si è espansa sempre più rapidamente l’industria dei media e il fenomeno sta avendo uno sviluppo forse inaspettato, sono almeno 400 i canali satellitari arabi, diversissimi tra di loro, molti dei quali di grande qualità e quasi superiori a quelli occidentali. Basti pensare all’ormai celebre emittente del Qatar Al Jazzera, alla quale ha fatto seguito Al Arabiya, quale catalizzatore dell’attenzione sull’obbiettivo rosa. Questi canali rappresentano delle pillole quotidiane di all news, ossia tv di sola informazione, tanto da sembrare i gemelli arabi delle americane Fox News e Cnn o forse sono già gli audaci concorrenti. Ci sono poi canali dedicati ad altri temi precisi, si passa quindi da canali religiosi come Iqra, famosa per la presenza dei continui interventi di autorevoli Shuyukh (da Sheikh) provenienti dalle diverse scuole islamiche, che all’interno dei programmi fanno sermoni e danno consigli sui comportamenti di vita da condurre per essere dei buoni musulmani.
Ma da questi canali si passa poi ad altri ancora, come quelli musicali, dove invece si susseguono i numerosi videoclip, da quelli delle danzatrici del ventre che si esibiscono davanti alle telecamere munite solo di qualche velo che copre le parti intime lasciando scoperte le parti più provocanti, quelle coperte invece dalle donne musulmane più osservanti, per poi vedere i diversi cantanti arabi, più simili a modelle e attori che veri cantanti. Ammiccano con sorrisi provocanti, i vestiti non sono poi da meno, come le scene d’amore che non hanno mancato di creare una vera e propria polemica sui metodi usati, per girare i videoclip e sul rispetto per la serietà verso invece coloro che sono considerati dei veri talenti.
Tutto questo, viene conosciuto e carpito attraverso la televisione, in qualche modo lo specchio della società dove si vive e dimostra che il mondo arabo è pieno di complessità, è variegato, diversamente da come erroneamente viene rappresentato in Occidente.
L’immagine simbolo, però, di come l’Occidente negli ultimi anni ha rappresentato e rappresenta il mondo arabo sui suoi schermi televisivi è stata ed è una soltanto - Osama Bin Laden e i suoi compagni - con un unico messaggio - un messaggio di intolleranza, odio e violenza. Un messaggio corto, quasi sbrigativo, dettato forse dalla pigrizia (e lo dico in buona fede), una malattia che ha colpito negli ultimi anni i giornalisti che dovevano affrontare questo tema? La pigrizia non può colpire chi fa informazione, data la responsabilità che ne consegue nel creare muri difficili oggi da abbattere per conoscersi e dialogare senza pregiudizi.
Cosa ci è arrivato dal mondo arabo è un fatto oramai chiaro a tutto l’Occidente, ma è interessante vedere cosa arriva veramente dell’Occidente sugli schermi arabi? Quale Occidente passa via satellite dentro le case arabe?
La ricerca della risposta a queste domande continuerà nel prossimo numero.
(1-continua)

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