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Shirin Ebadi: “Non voterò! Elezioni irregolari”, di Francesco De Leo

CONVERSAZIONI Anno 1 - Numero 2 Febbraio 2008

Voto in Iran TEHRAN – È piena di neve la strada che ospita lo studio dell’avvocato Shirin Ebadi a Tehran. La capitale dell’Iran è tutta bianca, infreddolita da una temperatura che ha toccato i -27°, nel silenzio di giornate dedicate alla commemorazione dell’Ashura, la più importante ricorrenza religiosa degli sciiti.

Deve attenderla un attimo…è al telefono, mi dice la gentile segretaria della prima donna iraniana e musulmana a cui sia stato conferito il Premio Nobel per la Pace. Si accomodi pure qui intanto…contininua, accompagnandomi in una saletta d’attesa in cui fa bella mostra una fotografia dell’Ebadi giovanissima, ritratta negli anni in cui studiava diritto. Studiò giurisprudenza all’Università di Tehran e subito dopo la laurea superò gli esami per diventare magistrato. Shirin Ebadi il suo sogno lo raggiunse, fu giudice per cinque anni, presidente di una sezione del tribunale, ma come tutte le donne giudice, dopo la Rivoluzione Islamica, fu costretta ad abbandonare la magistratura. È nel ’92 che ottenne l’autorizzazione a operare come avvocato riuscendo ad aprire un suo studio. Prego è pronta… può seguirmi… la segretaria mi indica la stanza dell’Ebadi e con un sorriso mi fa cenno di entrare. L’avvocato è seduto alla scrivania, ha la penna in mano, il capo chinato, concentratissima nel suo lavoro. La stanza non è molto illuminata, piccola, ma piena di libri e ricordi alle pareti. In evidenza la pergamena del Nobel per la Pace che riporta a quel 10 dicembre 2003, un grande successo per le donne iraniane e per tutti quei liberali e dissidenti che nella sua carriera ha difeso con grande passione e dedizione. Oggi l’Ebadi è docente presso l’Università di Tehran e sostenitrice attiva dei movimenti per i diritti femminili e dei bambini. Vive a Tehran con il marito e le due figlie. Benvenuto… mi dice sorridendomi mentre, tradendo stanchezza, stropiccia gli occhi con la mano. Tanto lavoro?, le chiedo. Non immagina quanto… c’è sempre tantissimo da fare qui. Guarda l’orologio con l’aria di chi non ha possibilità di impiegare tempo per i convenevoli.
Volevo chiederle qualcosa sul suo Paese, tra un mese andrete a votare per le elezioni parlamentari?
Queste elezioni non sono libere!… perché la gente non può votare chi vuole. Pensi che l’idoneità e la moralità dei candidati dev’essere riconosciuta dal ‘Consiglio dei Guardiani’ e il popolo potrà votare solo chi è passato da questo filtro. È per questo che non le considero libere e mi asterrò dal partecipare a queste votazioni.
Spesso apprendiamo la notizia di una nuova esecuzione capitale in Iran, cosa ne dice?
Mi dispiace veramente che la pena di morte esista in Iran… e purtroppo è molto eseguita. Il peggio è che persino minorenni vengono condannati a morte in questo Paese. Tutti gli sforzi miei e di tutti i difensori dei diritti umani per abolire la pena di morte in Iran non sono serviti a molto.
Quali sono i reati per cui la si applica da voi?
L’assassinio, l’omosessualità, la rapina a mano armata, la lotta armata contro il regime, il grande spaccio di droga… e altri reati.
Mi chiedo quale possa esserne il giudizio della gente iraniana?
La gente non è favorevole a questa legge… non è contenta di questo. Purtroppo c’è una piccola minoranza che crede nella vendetta e con questo avvalla il principio alla base di questa legge. Io sono completamente contraria alla pena di morte e approfitto di ogni occasione per esprimerlo con forza.
Riecco la segretaria, ci offre del tè caldo.
È quel che ci vuole con questo freddo…
La Ebadi sorseggia, ma non riesce a rilassarsi. Con la mente è al suo lavoro. Credo poi soffra tanto a parlar male del suo paese. Dopo la notorietà seguita al Nobel, mi dica, teme ancora per la sua sicurezza?
Sì… non è cambiato nulla. Non dimentichi poi… mi dice con un sorriso sarcastico che il governo iraniano ha cercato di nascondere l’attribuzione di questo premio. Erano convinti di non annunciare questa notizia… poi ventiquattr’ore dopo… a seguito delle tante proteste, hanno dato una breve notizia al telegiornale.
Fuori è freddissimo, ora di andare. Tra un mese questo paese voterà per l’ottavo parlamento dopo la rivoluzione di Khomeini e due settimane dopo entrerà nell’anno 1387. Auguri Iran.

    * In Corrispondenze dal Medio Oriente l'audio dell'intervista a Shirin Ebadi.

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