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Gerusalemme, il nodo mai sciolto

LA QUESTIONE Anno 1 - Numero 2 Febbraio 2008

Gerusalemme Città santa per le tre religioni monoteiste - terra promessa per gli ebrei, teatro della missione redentrice di Gesù e luogo di ascesa del profeta Maometto verso Allah -, Gerusalemme rappresenta il cuore simbolico del conflitto israelo-palestinese, crocevia delle speranze, ma anche dei lutti e dei tormenti che hanno attraversato la regione per secoli.

Non è un caso se la sovranità di Gerusalemme, assieme alla questione del ritorno dei profughi e ai confini del futuro stato palestinese, sia il principale ostacolo a un accordo di pace tra israeliani e palestinesi. Anche dopo la conferenza di Annapolis, durante la quale il presidente Abu Mazen ha detto a chiare lettere che il futuro Stato dei palestinesi dovrà avere Gerusalemme Est come capitale oppure non sarà.
Ma come esplode la questione di Gerusalemme e perché viene reclamata come capitale da due popoli?
Per capirlo – senza pretendere di risalire all’anno 1.000 a.C., quando David riunificò le dodici tribù d’Israele in un unico regno, fissando la capitale proprio a Gerusalemme - dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di almeno 60 anni, alla vigilia della nascita dello Stato di Israele.
Dopo la seconda guerra mondiale e l’abisso della Shoah, i britannici – allora potenza mandataria in Palestina – deferirono il futuro del loro dominio alle Nazioni Unite, che costituirono a loro volta un Comitato speciale sulla Pale stina (Unscop) per cercare di sbrogliare la matassa. Per Gerusalemme, l’Unscop propose l’internazionalizzazione. La città e i suoi dintorni sarebbero dovuti diventare un corpus separatum dai due Stati, amministrato direttamente dalle Nazioni Unite.
Il 29 novembre 1947 l'Onu approvò la divisione della Palestina, tra le proteste della Lega Araba e l’esultanza dei dirigenti sionisti. Da quel momento, la storia del Medio Oriente cominciò a grondare di sangue. Dopo la prima guerra arabo-israeliana (’48-’49), Gerusalemme fu spaccata in due: la parte occidentale ricadde sotto la sovranità di Israele, la parte orientale - comprensiva della Città Vecchia - sotto la Giordania. La formula dell’internazionalizzazione, sul terreno, era ormai divenuta impraticabile: i luoghi di culto ebraici finiti sotto la giurisdizione giordana furono profanati; dal canto suo, Israele trasferì i ministeri e la Knesset a Gerusalemme, dichiarandola nel 1950 capitale dello stato.
Il 7 giugno 1967, durante la guerra dei Sei Giorni, le truppe israeliane occuparono anche la parte orientale della città, creando di fatto un’unica Geru salemme ebraica. Di fronte alle condanne del Consiglio di sicurezza dell’Onu degli anni successivi, Israele reagì con la promulgazione – nel 1980 - di una legge costituzionale che proclamava Geru salemme indivisa capitale dello Stato.
Fu proprio la questione della sovranità su Gerusalemme Est a far fallire il vertice di Camp David del 2000, quando Clinton riuscì a portare Barak e Arafat vicinissimi a un accordo, che poi sfumò proprio perché il raìs puntò i piedi, bocciando ogni soluzione che non riconoscesse Gerusalemme Est come capitale dello Stato palestinese sotto la sua piena sovranità. Il fallimento spalancò le porte alla Seconda Intifada, esplosa nel settembre del 2000 in seguito alla provocatoria passeggiata del leader del Likud, Ariel Sharon, sulla contesissima Spianata delle moschee. La visita al Monte del Tempio intendeva simboleggiare la sovranità israeliana sul luogo sacro, oggetto di un’interminabile contesa.
L’ultimo tentativo di mediazione di Clinton condusse ai negoziati di Taba del gennaio 2001, che pure fallirono, questa volta sul problema dei rifugiati palestinesi.
Il resto è storia recente. Con la morte di Arafat e l’avvento al potere di Abu Mazen, la dirigenza palestinese ha scelto un approccio più pragmatico al problema di Gerusalemme, malgrado le forti resistenze dei fondamentalisti. Dal canto loro gli israeliani, prima con Sharon e ora con Olmert, sembrano aver capito che la pace in Terra Santa è inscindibile dalla creazione di uno Stato palestinese che abbia in Gerusalemme Est la sua capitale.
Dopo Annapolis, sembra esserci la base per lavorare a un accordo. Anche se qualcuno ha scritto che la ricerca di una soluzione per Gerusalemme è come andare incontro alla linea dell’orizzonte: più ci si avvicina, più lei si allontana.

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