« Shirin Ebadi: “Non voterò! Elezioni irregolari”, di Francesco De Leo | Principale | Israele, misteri siriani e timori per Gaza, di Massimo Bordin »

Alle radici del wahhabismo, di Massimo Campanini

MOVIMENTI ISLAMICI E ISLAMISTI Anno 1 - Numero 2 • Febbraio 2008

Interno moschea Si afferma spesso, con un sottinteso implicito giudizio negativo, che il regime saudita si regge sul wahhabismo e dunque su un sistema di pensiero “medievale” e “fanatico”. Eppure il wahhabismo è stato alle origini un movimento decisamente riformista. La sua prima caratteristica è di essere nato prima dell’impatto della colonizzazione europea sulle terre musulmane.

Fu infatti nel XVIII secolo che un predicatore acceso, Muhammad Ibn ‘Abd al-Wahhab (1703-1792), lanciò nella regione araba del Nejd una campagna di riconversione dei beduini all’Islam – quei beduini che la non frequentazione dei centri urbani della civiltà islamica e le pratiche consuetudinarie avevano allontanato dagli autentici insegnamenti del Profeta. Per realizzare il suo scopo Ibn ‘Abd al-Wahhab cercò e ottenne l’appoggio di una famiglia di emiri, i Sa‘ud: egli forniva la dottrina; i Sa‘ud le spade. I guerrieri tribali wahhabiti partirono dal Nejd ma estesero le loro imprese in tutta la penisola araba, fino ad arrivare a conquistare Mecca e Medina, e si spinsero perfino in Iraq. Ciò preoccupò gli Ottomani che inviarono quale loro emissario in Arabia il pascià d’Egitto Muhammad ‘Ali o, meglio, suo figlio Ibrahim. L’esercito egiziano sconfisse i wahhabiti sauditi nel 1818 e per quasi un secolo il movimento conobbe un declino.
Era il wahhabismo “medievale” e “fanatico”? Certamente Muhammad Ibn ‘Abd al-Wahhab impose una lettura radicale e puritana dell’Islam, per esempio opponendosi alla mistica sufi e delegittimando le pratiche non contemplate dalla shari‘a. Ma appunto egli richiamava a un ritorno rigoroso alle fonti e alla dottrina, al Corano, alla sunna del Profeta e alla Legge islamica. Il richiamo alla Legge era un richiamo di disciplina e ordine, un modo per razionalizzare l’impeto beduino, dargli una direzione e impregnarlo di valori islamici. Si trattava dunque di una proposta innovativa e non banale. Si guardava al passato, certo, all’epoca del Profeta, ma per riformare il presente. Alcuni storici hanno addirittura parlato del wahhabismo come di un movimento protonazionalista arabo rivolto contro la dominazione ottomana. È un eccesso di modernizzazione, ma Ibn ‘Abd al-Wahhab aveva piena consapevolezza del suo obbiettivo di neo-islamizzazione. Lo dimostra anche il libro da lui scritto, il Trattato sull’unicità divina. Porre il monoteismo al centro della concezione musulmana, non è una novità, ma l’insistenza sull’unicità di Dio, il tawhid, aveva una duplice funzione: mobilitare i credenti e offrire loro una chiave semplice d’interpretazione complessiva della realtà in chiave trascendente. Sebbene il Trattato sull’unicità divina si presenti superficialmente come una raccolta di hadith e di tradizioni pie, il contributo originale di Ibn ‘Abd al-Wahhab deriva dall’ordine delle sue citazioni e dal suo costante, spesso imperativo, richiamo a meditare, che si ripete nei riassunti alla fine di ogni capitolo, e che è utile sia a esercitare la memoria, sia come palestra spirituale. Il credente è dunque invitato a esercitare lo sforzo di elaborazione personale sulle fonti della Legge e di non vivere una fede supina all’autorità e spiritualmente passiva. Anche il jihad viene evocato come impegno a lottare contro l’oscurantismo allo scopo di liberare i musulmani dall’adorazione di falsi dèi. In qualche modo, Ibn ‘Abd al-Wahhab riprendeva l’insegnamento del grande dottore Ibn Taymiyya, che aveva ammonito a non lasciare chiusa la porta dell’ijtihad, del ragionamento proprio sulla rivelazione, la scrittura e la sua codificazione.
Che il wahhabismo sia nato prima dello scontro con la colonizzazione europea e in un’area in fondo marginale del mondo islamico significa che era venuto il tempo per l’islam, dopo quattro secoli di stasi, di reinterrogarsi e di trovare in se stesso le energie della propria emendazione.

Updates via email

  • Inserisci il tuo indirizzo email
    per ricevere gli aggiornamenti
    di questo sito:

    Enter your email address

Comitato Scientifico

  • Allam Khaled Fuad (Islamista, Editorialista de La Repubblica), Ansalone Gianluca (Analista strategico), Azami Dawood (Giornalista della BBC World Service), Bar-Yacoov Nomi (Adviser di Politica Estera mediorientale), Brighi Elisabetta (Docente di Relazioni Internazionali all’Università di Oxford), Boccia Francesco (Deputato), Bordin Massimo (Direttore di RadioRadicale), Caldarola Giuseppe (Giornalista), Campanini Massimo (Docente di Storia dell’Islam all’Università Orientale di Napoli), Candito Mimmo (Inviato Speciale de La Stampa), Canepa Seyda (Corrispondente da Dubai per la NTV News Channel – Turchia), Capuozzo Toni (Vice Direttore del TG5), Chiarello Franco (Docente di Sociologia dell’Economia all’Università di Bari), Cox Michael (Docente di Relazioni Internazionali alla London School of Economics di Londra), Cremonesi Lorenzo (Inviato Speciale del Corriere della Sera), Damora Rosita (Docente Lingua e Letteratura turca all'Università del Salento), De Masi Paride (Amministratore Delegato di Italgest), Galardi Annalisa (Docente di Psicologia all’Università Cattolica di Milano), Griffith-Dickson Gwen (Direttrice della Lokahi Foundation), Guolo Renzo (Insegna Sociologia dell’Islam all’Università di Torino), Mantovano Alfredo (Sottosegretario all’Interno), Martini Paolo (Redattore Capo di RadioRadicale), Micalessin Gian (Inviato Speciale de Il Giornale), Pagani Samuela (Ricercatrice Lingua e Letteratura araba all'Università del Salento), Parsi Vittorio Emanuele (Docente di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Milano), Pellegrino Giovanni (Presidente della Provincia di Lecce), Politi Alessandro (Analista strategico), Polito Antonio (Direttore Il Riformista), Polli Stefano (Capo Redattore Centrale - Ansa), Redaelli Riccardo (Docente di Geopolitica all’Università Cattolica di Milano), Ruocco Monica (Docente Lingua e Letteratura araba all'Università di Palermo), Springbord Robert (Direttore del London Middle East Institute at SOAS), Taerpour Fereshteh (Produttrice cinematografica iraniana), Taskin Yasemin (Corrispondente dall’Italia per Sabah e ATV-Turchia), Vernetti Gianni (Sottosegretario agli Affari Esteri).

Progetto grafico

  • Giuseppe Lorusso” Giuseppe Lorusso



    il vicino oriente - mensile di politica cultura e società
    Direttore Responsabile: Francesco De Leo
    Stampa: Editrice Salentina Srl, Via Ippolito De Maria 37, 73013 Galatina (Lecce)
    redazione@ilvicinoriente.it • www.ilvicinoriente.it
    Editore: Fondazione il Vicino Oriente onlus - Via Delle Murge, 59/A - 70124 Bari
    Registrazione testata: Tribunale di Bari n. 12 del 14/03/2005

licenza d'uso

  • Creative Commons License
    Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0