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Il velo islamico nell’identità femminile iraniana, di Annalisa Galardi

SOCIETA' Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Il velo islamico nell’identità femminile iraniana Molto spesso oggi si sente parlare del “velo” come elemento distintivo delle donne islamiche. In realtà, bisognerebbe parlare di “veli”, al plurale. Esistono infatti diversi tipi di velo a seconda delle aree geografiche dell’Islam (il burqua afgano, l’abaya e il niquab sauditi, l’ahik algerino, il chador e l’hijab iraniani) e, all’interno della stessa area, sono vari i significati che al velo vengono attribuiti. Ci sono veli con significato religioso, veli con significato politico e veli che traggono il loro senso dalla cultura del paese in cui vengono indossati. Eppure, ai nostri occhi di occidentali, questa molteplicità rimanda sempre a un significato unico, a una connotazione semantica costantemente negativa. Il velo, qualunque esso sia e qualsiasi sia il significato che gli viene attribuito, porta con sé il carattere negativo della minaccia, la diffidenza della separazione e il sospetto dell’estraneità. Il velo è ciò che limita la possibilità di vedere, conoscere e controllare.

La donna iraniana, col suo corpo velato, diviene all’esterno – in Occidente – la materializzazione del confine che separa da un mondo altro che, in quanto tale, è potenzialmente nemico mentre, all’interno - in Iran -, incarna il tentativo dello stato di affermarsi in modo autonomo e alternativo rispetto ai modelli già consolidati che gli sono stati offerti e gli si offrono dall’Est e dall’Ovest.

L’usanza di velarsi affonda le sua radici in una storia molto più lontana di quella islamica: già in un testo assiro-babilonese del XIII sec. A.C. si trova un riferimento alla pratica del velo. Prima ancora di assumere un significato religioso o politico, quindi, il coprirsi il capo è, per una donna iraniana, un atto identitario profondo, messo in pratica per lungo tempo come scelta attiva e non come imposizione. È la politica filo-occidentale dello Scià Mohammad Reza Palhavi che ha bandito il velo dall’abbigliamento femminile perché lo ha inteso come simbolo di un paese arretrato ma, così facendo, ha indirettamente spinto le donne a re-inventarlo in una negoziazione costante tra passato e futuro, alla ricerca di una via “non araba” e “non occidentale” per l’Iran. Proprio le donne, unite in massa ai tempi della Rivoluzione, hanno cercato un equilibrio tra la modernità imposta dallo Scià e l’ideale di modestia delle proprie radici culturali: qualcuna sognava uno stato islamico, qualcuna una democrazia, qualcuna nutriva ambizioni socialiste. Tutte hanno indossato il velo e hanno contribuito alla Rivoluzione, sebbene ognuna col proprio progetto, ma non tutte hanno portato a casa risultati incoraggianti. Soprattutto le donne laiche hanno avvertito la perdita di molte delle libertà di cui avevano goduto, e tra queste anche la libertà di scegliere se velarsi. Dopo la Rivoluzione ogni scelta ha assunto in Iran un significato pubblico e politico: da quel momento il velo è diventato “islamico” e indossarlo ha così perso la carica rivoluzionaria che lo aveva investito quando si trattava di opporsi all’occidentalismo smodato dello scià. Ancora una volta il corpo della donna entra negli ingranaggi del potere: nello stesso artificioso modo, i corpi prima svelati tornano a essere coperti.

Oggi, al di là dell’irrigidimento delle prese di posizione del governo sull’abbigliamento delle donne iraniane, il velo mostra tutta la ricchezza e la complessità di una società civile giovane e in fermento: il velo separa lo spazio pubblico da quello privato (si fa uniforme nel primo caso ed elemento di stile personale nel secondo), individua le donne più religiose che fanno riferimento ai modelli femminili di modestia offerti dal Corano e, nel contempo, consente l’ingresso del colore a coperture di acconciature che, irriverenti, scivolano dinanzi agli occhi dell’osservatore.

Allora forse dovremmo davvero parlare dei veli che coprono le donne iraniane, così da sfuggire a un riduzionismo che le donne iraniane, per prime, rifuggono. Anche se la difficoltà di svelare approfonditamente chi indossa questi diversi veli si fa ancora più impegnativa e faticosa.

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