Sfide e opportunità per il Vicino Oriente, di Vittorio Emanuele Parsi
IL PUNTO • Anno 1 - Numero 1 • Gennaio 2008
Il 2008 sarà un anno cruciale per il Vicino Oriente. I segnali positivi e quelli negativi si alternano e si intrecciano e, se rendono difficile una qualunque previsione complessiva, fanno più acuta l’esigenza di mantenere alta l’attenzione verso le dinamiche di questa regione così prossima a noi. Per il prossimo Natale sapremo se le speranze di una pace tra israeliani e palestinesi, che preveda “due stati per due popoli” alimentate ad Annapolis saranno andate deluse per l’ennesima volta. È un’occasione che non deve essere persa e, forse, la debolezza relativa di molti dei suoi protagonisti potrebbe rivelarsi l’inaspettata leva di un cambiamento tanto a lungo, e vanamente, inseguito.
Che ne sarà del Libano nei dodici mesi che verranno? Sprofonderà in una nuova tremenda guerra civile? O gli sforzi congiunti della comunità internazionale riusciranno a imprimere una svolta a una situazione, a tutt’oggi, senza vie d’uscita? Domande come queste sembrano senza tempo, in una situazione come quella del Vicino Oriente, che appare condannato a vivere in un tempo circolare, dove la memoria non riesce a offrire il conforto dell’esperienza affinché non vengano sempre ricommessi i medesimi errori, ma piuttosto si paralizza in un’eternità capace solo di fornire immutabili pretesti per alimentare odii e rancori.
E invece, proprio un tempo che scorra senza inutili, ossessive ripetizioni, è ciò di cui più hanno bisogno i popoli di quell’antica terra. E un po’ di questo tempo, inaspettatamente, ce lo ha regalato la CIA, lo scorso dicembre. Nelle pagine del suo rapporto sull’attività nucleare dell’Iran, ha osservato che dal 2003 non ci sono più prove che il regime degli ayatollah abbia fatto passi avanti nello sviluppo di armi atomiche. La situazione è quindi cambiata. La minaccia di un Iran nucleare non è imminente come si temeva: occorre prenderne atto e adottare politiche conseguenti.
Possiamo permetterci il lusso di allentare la pressione sul regime, di rendere meno agevole ai “falchi” la ipersecurizzazione dell’agenda politica, così da consentire nuovamente alla società civile di quel paese di chiamare la sua classe dirigente a rendere conto, attraverso il processo elettorale e la dialettica politica, delle inefficienze e delle inadempienze fin qui pretestuosamente addebitate alle pressioni internazionali. Nessuna cosa avrebbe oggi meno senso di isolare gli iraniani, attraverso sanzioni ingiustificabili.
Ma il 2008 sarà un anno molto importante anche per gli sviluppi della situazione in Turchia, una grande nazione che sta conducendo un esperimento politico di estremo interesse. Siamo tra i più convinti assertori di un futuro che veda per la Turchia la piena integrazione nell’Unione Europea. Ma se la lezione di coniugare l’Islam politico con le istituzioni e la prassi della democrazia liberale dovesse avere successo, essa fornirà un esempio per molti altri paesi nella regione. Situazione ben più complessa è quella che riguarda i destini, in gran parte intrecciati, di Afghanistan e Pakistan. Il primo è alle prese con una recrudescenza della violenza talebana e qaedista, mentre il sostegno internazionale (politico e militare) appare farsi colpevolmente distratto. Il secondo, dopo l’omicidio di Benazhir Bhutto, è chiamato a lottare per la sua stessa sopravvivenza: proprio l’essere sorto accorpando tra loro popolazioni diverse per cultura e lingua, accomunate solo dalla fede nell’Islam, fa il Pakistan così fragile di fronte all’islamismo radicale.
In quest’anno cruciale, abbiamo voluto essere presenti non solo in rete ma anche sulla carta stampata. È uno sforzo gravoso per noi, ma che compiamo animati dalla volontà di offrire all’opinione pubblica italiana una voce indipendente e dalle tonalità e sfumature plurali: una voce che non ha ricette precostituite o predeterminate, ma che crede fermamente nell’importanza dell’informazione corretta e nel ruolo della conoscenza come premessa per qualunque giudizio equilibrato e per un’azione politica davvero libera.

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