Il futuro dell’islamismo moderato, di Massimo Campanini
MOVIMENTI ISLAMICI E ISLAMISTI • Anno 1 - Numero 1 • Gennaio 2008
Qual’è la realtà e quale il futuro dei movimenti islamici e islamisti contemporanei? Innanzitutto bisogna distinguere tra islamici e islamisti. Col primo termine intendo i movimenti che nascono ed emergono dalla società civile e che perseguono l’islamizzazione dal basso; con il secondo intendo i movimenti che cercano di imporre un’islamizzazione dall’alto, frequentemente facendo ricorso all’uso della forza. La differenza di strategia implica ovviamente anche una differenza di mezzi utilizzati per raggiungere gli obbiettivi. È vero che movimenti islamici e islamisti perseguono fondamentalmente un unico fine: quello della realizzazione dello stato islamico. Entrambi sono dunque frutto della politicizzazione dell’Islam che si è affermata come una delle caratteristiche salienti di quella ideologia nel Novecento. Ma è altrettanto vero che confonderli o ritenere che siano nati per motivi identici condurrebbe a un grave fraintendimento della situazione.
Olivier Roy ha suggerito un’ulteriore distinzione: quella tra l’Islam nazionale e l’Islam globalizzato. Il primo è l’Islam che si manifesta all’interno del quadro statuale di un paese musulmano (anche in via di più o meno accelerata secolarizzazione) e frequentemente, aggiungiamo noi, è rappresentato da movimenti islamici; il secondo è quello che cerca di scatenare un jihad globale (come al-Qa‘ida) ed è in genere rappresentato, aggiungiamo noi, dai movimenti islamisti. Per quanto possa sembrare contraddittorio, l’Islam globale è più periferico dell’Islam nazionale (per riprendere la definizione di Roy), di cui non si deve in alcun modo sottovalutare il ruolo sociale. È più periferico proprio perché, in linea di massima, non gode di sufficiente radicamento sociale, e inoltre vi aderiscono più individui e piccoli gruppi che solide formazioni organizzate.
Uno dei problemi più importanti risiede nel sapere se l’Islam nazionale e i movimenti islamici, oltre al ruolo sociale, giochino anche un ruolo rappresentativo delle masse. Il problema della rappresentanza è in genere uno dei più gravi nei paesi musulmani contemporanei, e coinvolge direttamente la gestione dello stato. Le élite dirigenti attualmente al potere, infatti, non sembrano in grado di interpretare un ruolo rappresentativo davvero funzionale, e uno iato profondo si è scavato tra dirigenti e diretti. Ciò compromette la legittimità dello stato. L’Islam nazionale dei movimenti islamici rivendica, dunque, una rappresentatività alternativa a quella delle élite dirigenti e degli screditati partiti che esse promuovono, mentre si pone – o ambisce a porsi – in una linea di continuità con la Comunità. Una caratteristica che attiene ai movimenti islamici è che sono assai spesso marginalizzati o addirittura repressi, per cui faticano ad aprirsi uno spazio di rappresentatività. D’altro canto, il loro concetto di politico non sembra sufficientemente articolato per essere convincente, e spesso si basa su parole d’ordine dal contenuto vago, come consultazione (shurà) o giustizia (‘adl). Di fatto, si potrebbe discutere della loro modernità, della loro capacità di affrontare con metodi nuovi le sempre rinnovate sfide del mondo attuale.
Per quanto riguarda il radicalismo periferico e mondializzato – quello dei movimenti islamisti – esso, si ripete, appare di fatto senza radici sociali, a meno che gli errori della politica occidentale non lo radichino in tessuti politici dissestati (Iraq, Palestina, Afghanistan). Esso si pone piuttosto in una linea di frattura con la Comunità, formulando opposizioni nette e manichee tra i veri musulmani (loro stessi) e i falsi musulmani (tutti quelli che non ne condividono idee ed obiettivi), contro i quali sarebbe lecito condurre una lotta senza quartiere.
Lo scopo di questa rubrica è di ricostruire i percorsi dei movimenti islamici e islamisti contemporanei alla luce del loro rapporto con la modernità, per chiedersi quale ruolo hanno avuto nel promuoverla o nel contrastarla, e quale ruolo potranno avere nel respingerla o rielaborarla. Si tratta infatti di realtà mobili, in trasformazione, che sfuggono a definizioni troppo limitative. Inoltre, il loro ruolo e la persuasività delle loro proposte si sono profondamente modificati dal loro primo apparire, addirittura nel diciottesimo secolo, fino a oggi. Non è esercizio inutile domandarsi se, nel quadro della contrapposizione in atto tra mondo musulmano e mondo occidentale, essi sapranno (ri)trovare una via originale.

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