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gennaio 2008

Audiovideo presentazione della nuova rivista "Il Vicino Oriente"

2008, un anno decisivo per il futuro del Medio Oriente

2008, un anno decisivo per il futuro del Medio Oriente il vicino oriente
mensile di politica cultura e società

Anno 1 - Numero 1 • Gennaio 2008
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Sfide e opportunità per il Vicino Oriente, di Vittorio Emanuele Parsi

IL PUNTO Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Il 2008 sarà un anno cruciale per il Vicino Oriente. I segnali positivi e quelli negativi si alternano e si intrecciano e, se rendono difficile una qualunque previsione complessiva, fanno più acuta l’esigenza di mantenere alta l’attenzione verso le dinamiche di questa regione così prossima a noi. Per il prossimo Natale sapremo se le speranze di una pace tra israeliani e palestinesi, che preveda “due stati per due popoli” alimentate ad Annapolis saranno andate deluse per l’ennesima volta. È un’occasione che non deve essere persa e, forse, la debolezza relativa di molti dei suoi protagonisti potrebbe rivelarsi l’inaspettata leva di un cambiamento tanto a lungo, e vanamente, inseguito.

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La scommessa di Annapolis, di Stefano Polli

IL FATTO Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

La scommessa di Annapolis Il Medio Oriente si trova di fronte a un anno potenzialmente decisivo. Nel 2008 si potrà molto probabilmente fare chiarezza su alcuni dei molti problemi ancora aperti nel conflitto israelo-palestinese. Ma sarà anche l’anno della pace? Tutto gira intorno alla ‘’scommessa’’ di Annapolis, il vertice sul Medio O - riente voluto da George Bush dove Ehud Olmert e Abu Mazen si sono dati proprio la scadenza del 2008 per chiudere i giochi della partita mediorientale. La matassa sembra però ancora parecchio annodata. Sui problemi fondamentali - status finale di Gerusalemme, confini dei due Stati, ritorno dei rifugiati - le posizioni sono ancora lontane. E dodici mesi di tempo potrebbero, alla fine, non bastare per sciogliere tutti i nodi.

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Dalla quasi guerra alla pace? Di Giuseppe Caldarola

APPROFONDIMENTO / 1 Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Dalla quasi guerra alla pace? Non sappiamo se il 2008 sarà l'anno della pace. Il 2007 è stato l'anno della quasi guerra. Ce n'è una che incombe drammatica. È quella che gli Usa di Bush minacciano o fanno capire di essere pronti a fare se il paese degli ayatollah non smetterà di cercare l'armamento atomico. Siamo di fronte a una situazione abbastanza paradossale. Il governo degli Stati Uniti ha lanciato l'allarme, la Cia diffonde paper rassicuranti, Sarkozy si schiera a fianco degli americani, cosa che per un governo francese è quasi un miracolo, l'Europa nicchia, l’Italia in nome del realismo fiancheggia l'Iran. Tuttavia la questione iraniana non si svolge sul filo della teoria o del diritto di un paese di dotarsi di armamenti. La parte cruciale del dossier iraniano riguarda la minaccia che l'Iran esercita contro Israele. L'idea che l'atomica possa essere lanciata contro Gerusalemme è più che inquietante, è aberrante. Non dovrebbe far dormire la notte i leader europei. È per questo che sono poco comprensibili le furbizie italiane che dando l'idea di voler tenere a bada il "mostro" ignorano le legittime paure di Israele. Il fronte arabo-musulmano ha restituito in questo periodo tutta la drammaticità della situazione afghana. Anche qui l'Occidente, impegnato in una dura missione militare, non riesce a portare a casa il risultato della vittoria sul talebani che appaiono all'offensiva su tutto il territorio.

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2007:un momento di passaggio e incertezze, di Alfredo Mantovano

APPROFONDIMENTO / 2 Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

2007:un momento di passaggio e incertezze A prima vista, il 2007 si conclude con un bilancio di rovine. Guerra civile in Palestina, in particolare nei territori dell’Anp, tra i militanti di quest’ultima e Hamas. Destabilizzazione della Siria nei confronti del Libano, con attentati riconducibili alle rivendicazione di Damasco sul Golan e alla pretesa d’impunità per i mandanti dell’omicidio di Hariri. Perdurante instabilità in Iraq. Sangue e attentati ovunque. Minacce di ricorso all’arma nucleare e di distruzione di Israele da parte di Ahmadinejad e pesante persecuzione interna nei confronti di ogni tipo di opposizione.

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2008 annus mirabilis, di Gianluca Ansalone

APPROFONDIMENTO / 3 Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Per molti versi sarà così: un anno da ricordare per gli Stati Uniti d’America e per il Medio Oriente. Le due storie da sempre si intrecciano ma la vigilia delle elezioni presidenziali americane ha il sapore di una nemesi, di un “punto di svolta”. Almeno questa è la percezione che in larga parte l’opinione pubblica condivide, quasi che attendesse la fine dell’era Bush e l’inizio di una nuova fase politica. Ovviamente gestita dai Democratici alla Casa Bianca e al Congresso.
Ma a ben guardare le premesse di questa campagna, nonché la condotta politica di un Congresso già appannaggio dell’Elefante a stelle e strisce, i soloni del “cambio di rotta” potrebbero essere smentiti.

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Un anno rischioso per l’esistenza di Israele, di Massimo Bordin

SGUARDO SU ISRAELE Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Un anno rischioso per l’esistenza di Israele Si è chiuso per lo Stato di Israele un anno particolarmente difficile caratterizzato dall’elaborazione del concetto di rischio della sua stessa esistenza, un incubo che, dalla guerra dei sei giorni, sembrava definitivamente accantonato.
La guerra dell’estate 2006 ai confini libanesi con Hezbollah e la contemporanea offensiva di Hamas sul fronte opposto avevano messo in evidenza i limiti strategici dell’esercito e quelli politici del governo. Il senso d’incertezza e di accerchiamento si è acuito per la politica apertamente ostile dell’Iran di Ahmadinejad, retroterra - insieme alla Siria - dell’offensiva su due fronti e impegnato, a tappe che Israele teme sempre più accelerate, nel piano nucleare. Questi due temi hanno caratterizzato l’inizio del 2007 a Gerusalemme.

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Il futuro dell’islamismo moderato, di Massimo Campanini

MOVIMENTI ISLAMICI E ISLAMISTI Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Il futuro dell’islamismo moderato Qual’è la realtà e quale il futuro dei movimenti islamici e islamisti contemporanei? Innanzitutto bisogna distinguere tra islamici e islamisti. Col primo termine intendo i movimenti che nascono ed emergono dalla società civile e che perseguono l’islamizzazione dal basso; con il secondo intendo i movimenti che cercano di imporre un’islamizzazione dall’alto, frequentemente facendo ricorso all’uso della forza. La differenza di strategia implica ovviamente anche una differenza di mezzi utilizzati per raggiungere gli obbiettivi. È vero che movimenti islamici e islamisti perseguono fondamentalmente un unico fine: quello della realizzazione dello stato islamico. Entrambi sono dunque frutto della politicizzazione dell’Islam che si è affermata come una delle caratteristiche salienti di quella ideologia nel Novecento. Ma è altrettanto vero che confonderli o ritenere che siano nati per motivi identici condurrebbe a un grave fraintendimento della situazione.

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Parla Usamah Hamdan, leader di Hamas in Libano, di Francesco De Leo

CONVERSAZIONI Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Parla Usamah Hamdan, leader di Hamas in Libano BEIRUT - Più di un mese fa. Beirut, periferia sud della capitale libanese. In un taxi, sto per raggiungere Usamah Hamdan, rappresentante in Libano del Movimento di Resistenza islamica, meglio conosciuto come Hamas. Usamah Hamdan è considerato il numero due dell’organizzazione, vive a Beirut cambiando in continuazione residenza perché ai primi posti nella lista nera del Mossad, il temuto servizio segreto di Israele che aspetta solo di farlo fuori. Non abbiamo un appuntamento preciso, dobbiamo recarci in un posto, ritelefonare e aspettare. Arrivano delle moto, sono militanti di Hezbollah che curano la sicurezza di tutta l’area. Saliamo su un’altra macchina, scendiamo dopo seicento, settecento metri.

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La storia della Holy Land Foundation, di Paolo Martini

ECONOMIA E MEDIORIENTE Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Si dice “mistrial” quel “procedimento giudiziario che non giunge a conclusione per errori procedurali o per incapacità della giuria di raggiungere un verdetto”, recita il dizionario d'inglese. E' il modo in cui è finito a Dallas, poche settimane fa, il processo contro la Holy Land Foundation for Relief and Development
La Fondazione raccoglieva decine di milioni di dollari all'anno, destinati secondo lo statuto a opere di bene nei territori arabi (soprattutto quelli palestinesi) e secondo le accuse a finanziare il terrorismo. Si aggiunga che è presente dal 2005 – in compagnia delle Farc colombiane o delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, solo per fare due nomi – nella lista di organizzazioni che l'Europa considera terroriste o vicine al terrorismo. Da anni l'Amministra - zione Usa tenta di dimostrare per via giudiziaria (dopo averne sospeso l'attività) il sostegno concreto della Holy Land Foundation ad Hamas, la cui attività è considerata terroristica dagli Usa. E il fatto che il sostegno al terrorismo in Medio Oriente venisse da un’organizzazione basata negli Stati Uniti (nata in California, spostata poi a Dallas, nel Texas di Bush) non l'ha aiutata. Il Presidente in persona, dal Rose Garden, fece il nome della Fondazione nel dicembre 2001, accusandola di finanziare il terrorismo suicida..

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Sharia e flussi monetari Regole e divieti, di Antonello Lupo

FINANZA E DIRITTO Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Sharia e flussi monetari Regole e divieti La crescente attenzione che i media italiani dedicano al tema della finanza islamica testimonia che tale fenomeno inizia a essere percepito anche nel nostro paese.
Con qualche anno di ritardo rispetto ad altri paesi europei, ci si è accorti di un fenomeno ormai macroscopico e cioè l’ingente accumulazione di ricchezze finanziarie da parte dei paesi del Golfo (le cosiddette “Petromonarchie”) dovute al commercio del petrolio.
Questo comporta la necessità di trovare strumenti e forme di investimento che rispondano ai principi della religione islamica (Sharia).

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Il velo islamico nell’identità femminile iraniana, di Annalisa Galardi

SOCIETA' Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Il velo islamico nell’identità femminile iraniana Molto spesso oggi si sente parlare del “velo” come elemento distintivo delle donne islamiche. In realtà, bisognerebbe parlare di “veli”, al plurale. Esistono infatti diversi tipi di velo a seconda delle aree geografiche dell’Islam (il burqua afgano, l’abaya e il niquab sauditi, l’ahik algerino, il chador e l’hijab iraniani) e, all’interno della stessa area, sono vari i significati che al velo vengono attribuiti. Ci sono veli con significato religioso, veli con significato politico e veli che traggono il loro senso dalla cultura del paese in cui vengono indossati. Eppure, ai nostri occhi di occidentali, questa molteplicità rimanda sempre a un significato unico, a una connotazione semantica costantemente negativa. Il velo, qualunque esso sia e qualsiasi sia il significato che gli viene attribuito, porta con sé il carattere negativo della minaccia, la diffidenza della separazione e il sospetto dell’estraneità. Il velo è ciò che limita la possibilità di vedere, conoscere e controllare.

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Il cinema nel dialogo con l’Oriente, di Waafa Awad Ebrahem

CULTURA Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Dietro l’immagine di un paese offerta dal cinema si nasconde sempre una rappresentazione più vera, che si svela a quanti la cercano, qualunque sia la lingua in cui “parla” l’opera cinematografica.
E a quanti colgono l’autentico volto di un paese tramite il cinema, quest’arte parla della storia, della cultura, del patrimonio del paese portato sulla scena. Essa rivela l’identità di chi abita quel paese e questa conoscenza si trasmette di generazione in generazione.

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Afghanistan, il nuovo incubo pakistano, di Riccardo Redaelli

LA CRISI Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Afghanistan, il nuovo incubo pakistano La recente morte di Benazir Bhutto è solo l’ultima delle tragedie che hanno insanguinato il Pakistan dalla sua nascita, dal 1947 in poi. Uno stato debole, lacerato da tensioni etniche, politiche, religiose e sociali, ove molto spesso il ricambio politico è avvenuto solo attraverso colpi di stato, uccisioni, condanne per corruzione e fughe in esilio dei vari governanti.

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Cosa e' accaduto nel 2007

Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

• Febbraio. Il generale Claudio Grazianoassume il comando del contingente Onu“Unifil 2” dispiegato in Libano in sostituzionedel francese Alain Pellegrini.
• Marzo. Il 14 nasce il primo governo diunità nazionale palestinese tra Fatah eHamas. Premier incaricato è IsmailHaniyeh. Ma l’esecutivo avrà vita breve.
• Giugno. Dopo le lotte intestine tra palestinesie l’occupazione militare di Gaza daparte di Hamas, il presidente Abu Mazenvara il nuovo governo palestinese diemergenza guidato dall’economista indipendenteSalam Fayyad. Ue e Usa plaudonoe revocano l’embargo applicato dopoil trionfo elettorale di Hamas nel 2006.
• Giugno. L’ex premier britannico TonyBlair diventa inviato del Quartetto (Usa-Ue-Onu-Russia) per il Medio Oriente.Hamas ne respinge la nomina.
• Luglio. Il premier israeliano EhudOlmert libera 250 detenuti di al-Fatah perrafforzare l’immagine di Abu Mazen agliocchi del suo popolo rispetto ai fondamentalistidi Hamas.
• Novembre. Si svolge negli Usa, adAnnapolis, la conferenza sul MedioOriente fortemente voluta da George W.Bush. I partecipanti sono una cinquantina,tra stati e organizzazioni internazionali.Spicca la presenza della Siria, manca invecel’Iran. Israeliani e palestinesi approvanouna dichiarazione congiunta e si impegnano“entro il 2008” a siglare un accordodi pace con l’obiettivo di “due Stati sovraniche vivano in pace l’uno accanto all’altro”.

Cosa accadra' nel 2008

Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

• Gennaio. Israele e la Cisgiordania saranno le due tappe principali del viaggio in Medio Oriente che George W. Bush compirà dall’8 al 16 gennaio. Previste soste anche in Kuwait, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Egitto.
• Gennaio. Dopo Annapolis, la Russia si can­dida a ospitare all’inizio del 2008 una conferen­za dedicata al versante siro-israeliano del con­tenzioso mediorientale, ovvero la restituzione delle Alture del Golan occupate da Israele nel 1967.
• Gennaio. Ennesima sessione dell'assemblea legislativa libanese per eleggere il nuovo Capo dello Stato. In tre mesi ci sono stati undici rinvii: la carica di Presidente della Repubblica è vacante dal 24 novembre, data di scadenza del mandato del filo-siriano Emile Lahud.
• Febbraio. Sono state fissate per il giorno 18 le elezioni legislative e provinciali in Pakistan. Dopo l’assassinio di Benazir Bhutto, il presi­dente Pervez Musharraf promette consultazio­ni “libere ed eque”.
• Marzo. Il 14, elezioni legislative in Iran. Da molti sono considerate un banco di prova per capire quanto il presidente Ahmadinejad goda dell'appoggio della gente.
• Incognita Teheran. Malgrado l’ultimo rap­porto dell’intelligence americana ridimensioni la minaccia nucleare iraniana, la Casa Bianca continua a non escludere “l’opzione militare” contro il regime degli ayatollah.
• Novembre. Elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

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    Registrazione testata: Tribunale di Bari n. 12 del 14/03/2005

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