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Il cinema nel dialogo con l’Oriente, di Waafa Awad Ebrahem

CULTURA Anno 1 - Numero 1 Gennaio 2008

Dietro l’immagine di un paese offerta dal cinema si nasconde sempre una rappresentazione più vera, che si svela a quanti la cercano, qualunque sia la lingua in cui “parla” l’opera cinematografica.
E a quanti colgono l’autentico volto di un paese tramite il cinema, quest’arte parla della storia, della cultura, del patrimonio del paese portato sulla scena. Essa rivela l’identità di chi abita quel paese e questa conoscenza si trasmette di generazione in generazione.

Il fervore per la conoscenza dell’altro attraverso il cinema è evidente e profondo. Con il cinema la costruzione del dialogo tra uomini e mondi diversi avviene in modo semplice e naturale, attraverso la creatività, l’inventiva. Il dialogo costruito all’interno di un cinema è lontano da programmi e accordi politici: l’io e l’altro, soli, faccia a faccia, si scambiano qualcosa. Del resto, il dialogo tra civiltà è un dialogo che da sempre ha riguardato i singoli. La cultura è nelle singole persone che la rappresentano, nessuna simile all’altra.
La conoscenza delle diverse realtà identitarie, sociali e culturali, promossa nell’ambito di festival che favoriscono lo scambio di produzioni cinematografiche, è un elemento fondante per garantire la pace e la collaborazione, in particolare tra quei popoli che gravitano nel bacino del Mediterraneo.
L’enorme eco suscitata dal Festival del Cinema di Alessandria si spiega proprio perché esso ha premiato attori provenienti dalle due sponde del Mediterraneo. Eventi culturali di questo tipo appaiono come la miglior via percorribile per favorire la reciproca conoscenza e il mutuo scambio di culture e esperienze tra popoli europei e arabi che si affacciano sul Mediterraneo.
La conoscenza dell’altro attraverso l’arte mira a sradicare ogni pregiudizio, ed è il primo passo per affermare uno spirito di cooperazione e collaborazione. Il messaggio cinematografico arriva a tutti, anche laddove i messaggi della politica e dell’economia falliscono.
Parlando di arte e cinema, è importante fare i conti con la libertà d’espressione del paese in cui il prodotto cinematografico viene realizzato.
Io come donna dell’altra sponda del Mediterraneo e in qualità di membro della commissione giudicatrice dei film partecipanti al Festival Internazionale del Cinema del Cairo, devo ammettere l’esistenza di limiti alla mia attività di selezione. Questi sottraggono l’occasione di conoscere l’altro e di dialogare con lui e ostacolano autori e registi della sponda sud del Mediterraneo che non possono esprimersi liberamente e rappresentare la propria storia e le sue contraddizioni.
Un film che “supera” i limiti del consentito è un film “da festival” e pertanto può trovare spazio solo in eventi culturali che si tengono fuori dal paese di produzione o in trasmissioni di organizzazioni che si occupano di diritti umani.
In questi casi, il cinema indipendente si prospetta come l’unica via percorribile dalla nuova generazione di artisti che ha cominciato a produrre cortometraggi e documentari che raccontano la vita reale della propria società. Una parte di questa produzione è auto- finanziata, il resto è sovvenzionato da organizzazioni internazionali che trasmettono questi film fuori dal paese di produzione per accrescere e rafforzare il dialogo e l’incontro tra i popoli.
Denuncio a malincuore questa mancanza di libertà, anche perché nella storia della mia società ci sono state fondamentali esperienze di dialogo e collaborazione tra civiltà, popoli, culture e religioni diverse, le stesse che probabilmente ispirano questi nuovi artisti insofferenti verso la “burocrazia” del pensiero. Questo ha che fare con le aspirazioni alla democrazia, col rispetto dei diritti umani e col desiderio di dialogare con l’altro in libertà assoluta poiché quanto è nato dall’impegno degli uomini del passato non può morire nello spirito dell’uomo di oggi.
La lotta contro la chiusura in se stessi e l’accettazione dell’altro attraverso la sua arte è la grande sfida che il cinema affronta in qualsiasi società, in special modo nella sponda sud del Mediterraneo

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