Il Mattino 7 ottobre 2008
ALBERTO ZANCONATO Teheran. «È la fine del capitalismo»: così, nel giorno che vede le Borse sprofondare, il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha commentato ieri la crisi finanziaria che ha investito le economie più sviluppate. Ma da Teheran arrivano anche segnali di preoccupazione: sia per la discesa dei prezzi del petrolio, su cui ha lanciato l’allarme il ministro Gholam Hossein Nozari, sia per gli ingenti capitali iraniani depositati presso banche straniere, anche quelle europee.
Ahmadinejad ha detto di avere previsto tutto in anticipo: «Avevo avvertito i leader di alcuni Paesi a proposito della crisi economica del mondo che persegue il dominio, perché il loro sistema di investimenti non è basato sulla giustizia. Il suo fallimento è insito nella sua stessa natura». Toni uguali erano stati usati venerdì scorso durante il sermone alla preghiera collettiva di Teheran dall’ayatollah Ahmad Jannati, segretario del Consiglio dei Guardiani, la corte costituzionale iraniana, che aveva parlato di «punizione divina» per gli occidentali. E parole identiche sono state impiegate in un video di Al Qaeda, in cui Adam Gadahn, originario della California, afferma che la crisi è il risultato del fatto che gli Usa «hanno voltato le spalle alle leggi rivelate di Dio». Ahmadinejad ha ammesso che la crisi potrà minacciare anche l’Iran, ma esperti finanziari e manager bancari devono «trasformare la minaccia in opportunità». Mohsen Rezai, segretario del Consiglio per la determinazione delle scelte (un organo di arbitrato fra le varie istituzioni) ha esortato le massime autorità a riunirsi per decidere le necessarie contromisure. L’Iran potrebbe essere colpita non solo come quarto produttore mondiale di greggio (una crisi economica globale ridurrebbe drasticamente la domanda), ma anche come proprietaria di ingenti capitali depositati in banche europee. A fine marzo scorso le rendite iraniane da petrolio e gas sono state pari a 81,7 miliardi di dollari, con un aumento del 31% sull’anno precedente. A giugno erano stated stimato in 75 miliardi di dollari le riserve valutarie presso banche estere, senza specificare quanti su quelle europee. L’inflazione nell’ultimo anno ufficilamente ha toccato il 27%. Secondo molti esperti per le politiche di spesa del governo di Ahmadinejad dopo il forte aumento delle entrate petrolifere. Ieri di Iran si è discusso a un seminario nell'Università Luiss di Roma, dove Massimo D’Alema ha sottolineato gli errori di Teheran ma anche sostenuto la necessità di dialogo e non di sole sanzioni: la comunità internazionale dovrebbe «offrire a Teheran un tavolo di negoziato in cui si possa discutere oltre la questione del nucleare».







